martedì 27 gennaio 2015

Il Viaggio nel Tempo delle Storie



Mi è capitato, talvolta, un viaggio nel tempo.

O meglio, capita di risvegliarsi all'improvviso da una serie di pensieri dopo aver viaggiato da un punto A a un punto B, e di avere l'impressione di aver coperto una buona ora di guida in pochi istanti. Capita di guardare l'orologio dopo ore e ore e ore di lezione o di attesa alle poste e di scoprire che sono passati solo pochi minuti. Amo pensare di aver viaggiato nel tempo, in quelle occasioni. Giusto per dare una svolta alla giornata.

Il tempo è il grande demone della vita umana, questo non è che lo dica io. E' stato un tema trattato molte volte, Proust nel suo Alla ricerca del tempo perduto parla proprio di cosa sia il tempo per un uomo, cosa implichi doversi confrontare con esso ogni volta, con le occasioni che durano un attimo e che richiedono forza sia per essere prese che ricordate. Per essere chiaro, le ragioni per cui il tempo è importantissimo ma ci resta comunque un po' sul gozzo le conosciamo tutti. Anche per questo è diventato uno strumento narrativo, in particolare quando si parla di viaggiare nel tempo.

Scientificamente, per quanto poco io possa capirne, mi pare di aver inteso che il viaggio nel tempo non è escluso, come possibilità. Non lo è dalla teoria di Einstein, dalla concezione di spazio-tempo, da tante questioni di cui la maggior parte degli esseri umani (me incluso) conosce pochissimo e male, spesso solo per averla sentita nominare in qualche film da qualche attore che a sua volta non aveva idea di quello che stava dicendo. Alcuni film, più che i libri e i racconti, sfruttano l'aspetto spettacolare del viaggio nel tempo concentrandosi sul modo in cui avviene. Il principale iniziatore di questa corrente è stato H.G. Wells, con il suo romanzo La macchina del tempo, di cui molti conoscono probabilmente l'ultimo remake cinematografico, The Time Machine, peraltro diretto da un discendente dello stesso Wells, Simon Wells.

Ma la narrativa, come si ripete spesso, non comunica con la scienza attraverso il realismo ma attraverso i temi, gli argomenti e i concetti che possono trovare uno specchio adatto in un viaggio nel tempo. Vorrei provare con un breve percorso che secondo me riassume i tre aspetti principali del viaggio nel tempo.

Il viaggio nel tempo spettacolare

E' il filone più noto e commerciale. La trilogia di Ritorno al Futuro non ha bisogno di presentazioni così come la sconfinata serie di film d'azione e di viaggio nel tempo. Qui ci si concentra sul fascino visivo del viaggio: come avviene? Con quale strumento? E il tema è quasi sempre la ricerca del coraggio di prendere una certa decisione o di riuscire a riparare a qualche errore. Per lo più il protagonista, come avviene appunto in Ritorno al Futuro, cambia se stesso nel momento in cui trova il modo e la forza di rattoppare il tempo e migliorare il proprio futuro. Il viaggio nel futuro è una prova del fuoco, un esame per dimostrare di essere in grado di cogliere le opportunità. Questa categoria, è bene precisarlo, è gremita anche di titoli che non fanno grande uso del tempo come tema. C'è un modo per viaggiare tra le epoche e quindi, beh, finalmente la costumista potrà usare tutti quegli inutili mantelli che stanno a prendere tarme in magazzino. Un esempio interessante secondo me è anche Timeline, più il romanzo di Micheal Crichton che il film derivato, in cui si fa un uso molto misurato del realismo, curando particolari che raramente si sono visti altrove; ad esempio la difficoltà di un viaggiatore del tempo che debba mimetizzarsi nell'epoca in cui arriva, la conoscenza storica, la diversa quantità di ossigeno nell'atmosfera e l'enorme diversità nella visione del mondo.

Il viaggio nel tempo emotivo

Per me ormai si associa immediatamente a Questione di tempo (About Time). In questo tipo di film la meccanica con cui avviene il viaggio in sé è ininfluente, spesso minimalista e addirittura comica. In About Time il protagonista appartiene a una famiglia i cui membri maschi possono tornare in qualsiasi momento della loro vita se si infilano al buio in uno spazio angusto, chiudono gli occhi e stringono i pugni. Potrei citare anche La ragazza che saltava nel tempo, un bel film d'animazione in cui la protagonista, ottiene la possibilità di effettuare un viaggio nel tempo saltando. Letteralmente. In queste storie il viaggio nel tempo in sé si priva della componente spettacolare per dare spazio a quella allegorica. Il tema diventa la scelta, la comprensione di cosa davvero si vuole nella vita e soprattutto dell'assunzione delle responsabilità. Qui il tempo smette di essere un mezzo per far confrontare il protagonista con realtà diverse dalla sua e diventa un modo per metterlo di fronte a sé stesso. A differenza delle categoria precedente qui raramente si parla di paradossi temporali, di questioni che potrebbero "influenzare il continuum", o di salvare il mondo. Il protagonista spesso non vuole o semplicemente non ha la facoltà di usare quel potere per fare grandi gesti.

A cavallo tra queste due categorie ci sono esempi come Primer. Una coppia di scienziati si rende conto di aver inventato una macchina del tempo che è in grado di riportati sempre al momento in cui è stata accesa. Il film è complesso, e anche se è stato realizzato con un budget piuttosto basso riesce sia a offrire una certa fascinazione visiva sia a concentrarsi sui personaggi e su come la tentazione di modificare il loro stesso passato sia più forte della consapevolezza del rischio.

Il "non" viaggio nel tempo

Che, mi rendo conto, di fatto non significa nulla. Mi riferisco a quelle storie (libri o film che siano) spesso di dubbia efficacia in cui il personaggio viaggia nel tempo ma in realtà è un sogno, o in cui seguiamo simultaneamente più linee temporali. Esistono tuttavia eccezioni preziose, soprattutto in campo letterario. Prima tra tutte il racconto di Ray Bradbury intitolato Il Convettore di Toynbee. [inizio spoiler] In questo breve racconto si narra di un giornalista che va a intervistare l'unico uomo che abbia mai viaggiato nel tempo. Quest'uomo, ormai anziano, gli rivela che non c'è mai stato un viaggio nel tempo. La sua è stata una truffa a fin di bene per dare al mondo qualcosa su cui poter sognare e recuperare le speranze. Il viaggiatore confesserà al giornalista che da giovane viveva in un mondo che aveva perso la volontà di andare avanti. Lui ha falsificato filmati e foto e ha raccontato a tutti di aver visto un certo futuro nella speranza che il mondo ci credesse e iniziasse a muoversi di conseguenza [fine spoiler]. Qui il viaggio nel tempo è un elemento di placida, disarmante riflessione senza che nessuno debba neanche intraprenderlo.
Altro e conclusivo esempio per me è La voce del fuoco, di Alan Moore. Qui il racconto rompe ogni schema narrativo. E' la storia di un luogo, lo stesso luogo, e le vicende che vi hanno luogo a partire dalla preistoria fino al mondo contemporaneo. Il viaggio nel tempo non è di nessuno dei personaggi del libro, ma del lettore. Ogni capitolo è scritto dal punto di vista del personaggio di turno, con un registro che cerca di avvicinarsi agli schemi e alla mentalità dell'epoca. Il primo capitolo ad esempio, ambientato nella preistoria, è sgrammaticato, articolato per concetti semplici e il protagonista mostra di non sapere il nome di molte delle cose che lo circondano semplicemente perché quelle cose ancora un nome non ce l'hanno. Ogni volta che si supera un capitolo il luogo di cui si parla assume sempre più valore, quasi una sua sacralità. L'ultima parte del libro è scritta in prima persona dall'autore che spiega, in una breve prefazione, come non veda come altro possa procedere se non assumendo lui stesso il ruolo di narratore di quell'ultimo atto che conclude un cerchio iniziato nel 4000 A.C.

Per chi scrive il tempo è una materia difficile e delicata ma anche ricolma di possibilità. Se si va ad analizzare nel dettaglio i movimenti dei personaggi e delle vicende è quasi certo che nessuna storia che includa lo spostarsi nel tempo sia perfetta. Esiste sempre da qualche parte un piccolo paradosso, un errore logico, una soluzione che non è quella ideale. Certe volte questi piccoli errori rovinano la magia, soprattutto se il film o il romanzo fanno della meccanica generale il loro punto di forza (come molti thriller). Ultimamente Interstellar ha fatto molto parlare di sé (io stesso l'ho trattato sul blog bottadiclasse) dividendo il pubblico tra i puristi del realismo e coloro che hanno apprezzato o odiato il film per altri motivi. Non c'è una visione migliore dell'altra, alla fine dipende da quale ragione ti abbia portato al cinema. O, in altri casi, ad aprire un libro.

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