sabato 7 febbraio 2015

Birdman - L'imprevedibile virtù dell'ignoranza



Ci sono casi in cui vedere un film e capire di cosa parla è abbastanza semplice e altri in cui la lettura si fa complessa. Alejandro González Iñárritu è un regista dalla poetica complessa, appassionato di temi intimi e umani. Birdman è un film che oscilla volutamente tra il linguaggio teatrale e quello cinematografico per parlare di ego, del bisogno dell'uomo di essere riconosciuto e amato, e di quanto indecifrabile la traduzione pratica di questo bisogno sia anche per la mente di chi lo prova.
La recensione che segue contiene qualche spoiler... avvertiti!

Riggan Thomson è una ex stella del cinema d'azione. Negli anni '90 vestiva i panni di Birdman, un supereroe capace di volare, dotato di grandi poteri con cui salvava il mondo. Una trilogia, nella migliore delle tradizioni, dopo la quale l'attore si rifiutò di girare il quarto film per ritirarsi dalle scene. Adesso Riggan vuole portare in scena l'adattamento di un testo di CarverWhat we talk about when we talk about love (di cosa parliamo quando parliamo d'amore). Riggan ha curato l'adattamento ed è anche regista, produttore e principale interprete dell'opera. Intorno a lui si muove il cast dello spettacolo, il suo avvocato e migliore amico, la figlia con cui non ha un vero e proprio rapporto, l'ex moglie e soprattutto Birdman.

Già dalle prime scene vediamo Riggan alle prese con una voce roca e tenebrosa, degna di Batman, lamentarsi della vita attuale del regista, offenderlo e spingerlo a osare. La sente quando si trova nel suo camerino, quando è solo con se stesso. Per buona parte del film resta lecito chiedersi se quella voce non esista realmente o se sia solo una fantasia dell'attore. Certo è che rappresenta non solo lo spettro della gloria passata ma anche la tentazione, nel presente, della via facile per il successo e l'affermazione. Tutti quanti stanno aspettando il ritorno del Birdman, tutti vorrebbero finanziare un nuovo film del vecchio eroe e tutti correrebbero al cinema per vederlo.

Riggan però è insoddisfatto. Non è quello il riconoscimento che vuole, non è quello il tipo di amore di cui ha sete. Ma di cosa parliamo quando parliamo d'amore? E' la frase che continua a ripetere il personaggio che lui stesso interpreta sul palco del teatro nel il corso delle prove. Per trattare questo tema il film prende una strada tortuosa ma affascinante, senza concedere troppo allo spettatore ma senza mai diventare troppo oscuro.

Il protagonista (non a caso interpretato da Micheal Keaton, celebre per il suo Batman) un tempo lavorava nel cinema, che per lui rappresenta la finzione: il cinema ti permette di essere amato dal pubblico in quanto Birdman, personaggio, ma non come persona. Il teatro, al contrario, lo vede come uno strumento per mettere a nudo l'anima, per mostrare qualcosa di profondo al pubblico che quindi lo amerà per chi è veramente. Come a creare una risonanza con questa ricerca da parte del protagonista di una verità da mostrare al mondo, il film stesso è girato da Iñárritu in una serie di piani sequenza uniti da un montaggio quasi invisibile, per cui sembra di assistere a una ripresa ininterrotta di scene.

Riggan quindi cerca di portare in scena la sua verità personale e nel farlo si scontra con quella di tutti gli altri. Ognuno sta cercando di guadagnarsi l'amore di cui sente la necessità e nessuno di loro, come testimonia la presenza invisibile di Carver, sa di cosa stia parlando. Una delle attrici, ad esempio, è al suo esordio e vuole essere riconosciuta e amata come artista. Dopo aver calcato la scena ed essersi presa gli applausi tuttavia si ritrova disperata in camerino: pensava di avercela fatta, di aver fatto felice la bambina che sognava di essere attrice, e invece continua a sentirsi solo una bambina. L'attore coprotagonista, interpretato da un notevole Edward Norton, è l'antitesi di Riggan: è un attore teatrale consumato e capriccioso che ammette candidamente di mentire sempre quando è fuori dalla scena e di sentirsi autentico solo nelle emozioni che recita, filtrate dai personaggi che interpreta. Si sente al sicuro dietro delle maschere quindi, esattamente come tanti anni prima faceva Riggan con Birdman.

Quando finalmente l'opera sarà pronta ad andare in scena, dopo che Riggan ha investito tutto sia finanziariamente che personalmente, arriva la batosta. La più grande critica teatrale di Broadway, l'unica opinione che davvero conta e che è in grado di far chiudere o meno uno spettacolo, lo stroncherà. Lei glielo dice brutalmente, prima ancora di aver visto lo spettacolo o di aver letto il copione. Lo stroncherà per distruggere quello che Riggan per lei rappresenta, una celebrità che si è messa in testa di fare teatro, non per fare arte ma per soddisfare un capriccio, il suo ego personale. A niente valgono le spiegazioni e gli insulti accorati del regista, la donna si fa alfiere di tutta quella schiera di poveri ma talentuosi artisti di teatro che si vedono superati da celebrità di plastica e gli giura che lo farà chiudere.

La mattina dopo la voce di Birdman sveglia un Riggan ubriaco e malconcio. Lo accompagna lungo la strada ricordandogli i fasti del passato, spiegandogli come la celebrità non sia negativa ma un mezzo per regalare esaltazione al pubblico, per sollevarlo dal grigiore della sua vita e dargli nemici, eroi e battaglie. E da tutto questo arrivano ricchezza, fama e riconoscimento. Mentre il Birdman lo seduce la strada si trasforma in un film: un enorme volatile meccanico si posa su un palazzo, elicotteri da combattimento solcano il cielo e i palazzi esplodono. Riggan si lascia sedurre, si solleva da terra e vola, lasciandosi ammirare dai passanti increduli. Tutto questo ovviamente non avviene davvero, Iñárritu non manca di inserire con delicatezza e ironia alcuni elementi che, senza rovinare l'illusione del piano sequenza, rivelano come le scene oniriche siano una proiezione del pensiero del protagonista. Riggan recupera, metaforicamente, le vesti da Birdman e cede al suo personale lato oscuro. Sfrutta alcuni incidenti che lo hanno reso popolare sul web e la sua celebrità per far decollare lo spettacolo che registra il tutto esaurito ma che non è più la verità che Riggan aveva in mente di mostrare.

Per questo, dopo aver detto all'ex moglie la verità su un fatto accaduto molto tempo fa e aver rimpianto di non essere stato un buon padre, sale sul palco con una pistola vera e si spara, senza uccidersi ma portandosi via il naso. Il giorno dopo perfino la temuta critica teatrale scrive una grandiosa recensione intitolata "L'imprevedibile virtù dell'ignoranza", in cui magnifica il gesto di Riggan e lo acclama quale inventore di un nuovo genere teatrale iper-realista che ha portato, letteralmente, nuovo sangue nel teatro americano da tempo spento e fiacco. Ma quello di Riggan era un gesto che aveva poco a che fare con la verità. La pistola era puntata alla testa di Birdman, al cuore di quella popolarità che lo aveva incastrato in una veste che gli apparteneva più. Dopo aver provato a lungo a disfarsi di quella maschera inseguendo propositi di verità ecco che la soluzione vincente è mettere in scena qualcosa di ancora più eclatante di qualsiasi capitolo mai uscito su Birdman. Una vera pistola e vero sangue sul palco e sul pubblico. Adesso nessuno ricorda più Birdman, adesso lui è Riggan Thomas, l'uomo del sangue in teatro, quello che ha inventato un nuovo genere e che tutti vogliono intervistare e acclamare.

Sottile, discreto e ironico filo rosso della vicenda è il rapporto di Riggan con sua figlia Sam. Sam si sentiva trascurata dal padre e per questo ha preso cattive strade che l'hanno poi condotta in un centro di riabilitazione. Nel corso del film la vediamo lavorare in teatro come assistente tuttofare. Parlano poco, saltuariamente e per dirsi niente di davvero importante. Eppure è con lei che il coprotagonista smette di fingere e si confida, ed è lei la grande prova di Riggan. Perché di fatto è l'unico pubblico di cui lui abbia bisogno per trovare quell'amore che neanche lui sa cosa sia esattamente.

In Birdman, Iñárritu delizia con una regia che batte a tempo con la storia. L'enorme piano sequenza è falso, ovviamente, dotato di un suo montaggio che è solo molto ben mimetizzato. Il regista sembra suggerire attraverso questa scelta la sua visione sul teatro stesso che è, nonostante il contatto con il pubblico e la sua unicità, costruzione e illusione. Per questo è impossibile delegare al cinema quanto al teatro la verità di una persona: perché un palco non sarà comunque mai abbastanza grande e il rapporto con il pubblico mai abbastanza profondo. Palco e pubblico di ogni persona è altrove, circondato da amici e familiari anche se spesso, così come accade a Riggan, l'importanza di questi legami risulta sminuita dal fatto che non sono stati conquistati ma esistono a prescindere. Riggan non "vede" davvero sua figlia fino alla fine del film, dopo che finalmente è riuscito a riconciliarsi con Birdman e ad accettarlo come una parte, comunque vera, di se stesso. Nonostante i piani sequenza e la visione interna del mondo dello showbusiness siano più da accostare ad autori come Altman, la vivacità con cui Iñárritu entra ed esce dal mondo interiore dei personaggi traducendo in immagini il loro immaginario ricorda più lo stile di Michel Gondry.

Birdman è un film che concerta in modo estremamente armonico scrittura e regia, e che si avvale di interpreti bravissimi e ispirati. Le espressioni e i gesti valgono quanto i dialoghi e, per tutto il corso del film, sono moltissimi i riferimenti visivi e gli episodi che anche da soli permettono a una tematica di evolversi e ai personaggi di tratteggiarsi sempre di più di fronte agli spettatori. Birdman nel suo complesso, si potrebbe dire, è l'opera che Riggan stava cercando, il racconto di un uomo attraverso i vari conflitti che lo portano a comprendere cosa sia, per lui, quella cosa di cui parla quando parla di amore.

1 commento:

  1. Ho letto sul blog Le Parole e le Cose (http://www.leparoleelecose.it/?p=17764) che l'uso del piano-sequenza qui (come altrove) è per dare il naturale-tempo della vita, vedi Bazin. Allora questo film sarebbe il requiem per la scomparsa del campo/controcampo. Il piano-sequenza rende tutto in campo, visibile, come questo tempo che viviamo dove non ci sono più zone inesplorate e buie, ma tutto è visibile. Chissà... Segnalo che già Coppola nel magnifico disastro canterino di "Un sogno lungo un giorno" se la prendeva con le luci di Las Vegas e diceva - pressappoco: "Il problema degli Stati Uniti sono queste luci: tutti gli angoli di questa città sono perfettamente illuminati. Abbiamo ucciso i segreti".

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