lunedì 23 febbraio 2015

Un Lungo Cammino



Un Lungo Cammino è un racconto a fumetti scritto da Samuel Daveti e disegnato da Lorenzo Palloni e Francesco Rossi. I tre autori fanno parte dell'Associazione Culturale Mammaiuto, un collettivo di artisti indipendenti a cui certo non manca talento e inventiva, e che da alcuni anni sono una presenza fissa anche al Lucca Comics&Games.

Un Lungo Cammino è la storia di un viaggio ambientato in un ipotetico mondo futuro, quel tipo di futuro che è come un evento visto al telegiornale: sembra lontanissimo solo finché non giri l'angolo.

Il mondo qui è unito, finalmente e pacificamente unito. Le città sono ordinate, pulite, il tenore di vita è alto e molte delle preoccupazioni di oggi sono lontane. Ma solo in città. Per arrivare a questo risultato i governi hanno deciso di escludere tutto ciò che era brutto e che non si poteva recuperare. Lo spazio che si trova tra i centri urbani fatto di campagne, boschi, montagne e piccole comunità è terra di nessuno, a cui nessuno pensa. Il mondo civile sembra aver fatto un calcolo di civile pragmatismo: tenendo presente che le risorse sono un tot, per garantire un certo benessere devo fare in modo di dividerle tra meno persone possibile.

In questo ambiente di floride città e oscure campagne, due persone si incontrano. Uno è Alec, un ragazzino che stava volando a bordo di un aereo che dalla sua casa di Parigi l'avrebbe portato da sua nonna, a Roma. L'aereo ha un incidente, effettua un atterraggio di fortuna e diventa preda di un attacco di briganti. Alec si salva perché in quel momento compare Ivan. Ivan è un uomo fatto, vive in una comunità autogestita e fa il cacciatore. Non ha figli, non ha molta fiducia nel prossimo, è abituato a fare quel che è necessario per tirare avanti e a non coltivare illusioni. Ivan, spinto inizialmente da un semplice sentimento di civiltà e responsabilità, accetta di accompagnare Alec alla prima città stato per restituirlo al mondo urbano in cui è nato e dove, teoricamente, troverà chi può occuparsi di lui.

Un Lungo Cammino utilizza come base l'incontro tra l'uomo solitario e il bambino sperduto ma riesce a farne qualcosa di più. Come ogni buona storia il viaggio si svolge su piani paralleli, principalmente tre. Il primo è quello letterale, fatto dai chilometri percorsi dai due protagonisti, dagli ambienti che affrontano e dalle difficoltà quotidiane. Spesso questo piano è usato solo per proporre scenografie affascinanti e catturare l'attenzione. Qui no, non solo. C'è un contrasto netto, quasi violento, tra la campagna e la città. Fuori, nelle terre di nessuno, tutto è difficile, pericoloso, brutale ma chiaro. In città invece tutto ha un proprio posto e ogni luogo è pieno. Non ci sono spazi in cui perdersi e questo sembra alludere all'assenza di spazi mentali in cui poter riflettere.

Il secondo piano è quello letterario, intimista. Ivan ha paura ma anche desiderio di coltivare nuove speranze. Il viaggio che sta affrontando per riportare Alec a casa diventa presto una questione di principio, un modo per contribuire a rendere il mondo un po' più simile a come lui vorrebbe che fosse, per fare la propria parte. Alec dal canto suo è troppo giovane per essere succube delle stesse paure e dei pregiudizi che imperversano in città. Lui ha sempre voluto visitare le campagne, lui ha sempre detto che ama il pericolo. Eppure quelle sono le frasi che solo chi vive in un'invisibile e discreta bambagia può permettersi di pronunciare. Il viaggio lo porta a scontrarsi con una realtà che altrimenti, probabilmente, gli sarebbe per sempre stata celata.

Terzo livello del viaggio è quello sociale. Alec e Ivan rappresentano ognuno l'occhio ideale della società di cui fanno parte. Alec è ingenuo, entusiasta e sensibile quanto Ivan è duro, determinato e schietto. Il mondo delle montagne e delle terre aperte è pieno di mostruosità che vivono in piena vista. Mercanti di cadaveri, briganti, assassini. Persone che è facile accusare, su cui il dito può essere puntato in tutta sicurezza. Non è difficile restare sbigottiti di fronte alla violenza di uno sparo e del sangue. In città invece le regole e l'ordine fanno da paravento. Nessuno uccide, nessuno ruba. Eppure dietro quei paraventi le ombre si accumulano e si prendono decisioni inumane solo per preservare uno stile di vita, per "non avere problemi". Ma è molto più difficile puntare il dito dove non c'è nulla da indicare fuorché una persona ben vestita, magari un padre di famiglia, che seduto sul divano non fa altro che tacere. Non è detto però che quel silenzio non porti a conseguenze meno gravi della violenza, che non degradi l'essere umano più di tutto ciò che viene fatto fuori dalle mura con fucili e pugni.

Qualche tempo fa mi fu detto da persone che, in teoria, lavoravano nel mondo dell'editoria che certi tipi di narrativa erano finiti. Che immaginare futuri distopici, organizzare ambientazioni fantapolitiche per ambientarci storie umane, intimiste, che raccontassero di uomini e di relazioni senza mettere nel mezzo grandi colpi di scena, non erano consigliabili. Non credo che sia vero. E per fortuna sembrano non crederlo autori come Daveti, Palloni e Rossi la cui voglia di raccontare ha messo al mondo Un Lungo Cammino. Una storia che, probabilmente, in molti non non avrebbero mai pensato che mente italiana potesse partorire. Di tutti i generi quello della fantascienza prossima, che soprattutto in ambito televisivo viene definite "di anticipazione", è quello che tiene sulle spalle una delle responsabilità più grandi. Perché guardare al futuro, ma ad un futuro che non disti troppo da qui è un modo per fare dei test, per stressare le regole, per immaginare quale potrebbe essere il risultato di un eccesso qualsiasi, tecnologico, sociale, culturale.

Un Lungo Cammino non è solo un'ottima storia, è un onesto e lucido sguardo in avanti, è una provocazione che non giudica, una serie di domande sospese. Cosa significa fare la propria parte? Quando preservare l'ordine non coincide più con preservare la propria umanità, che direzione è opportuno prendere?
Ovviamente la mia è solo una visione, una possibile lettura. Un Lungo Cammino merita di essere letto per molto altro. Per la qualità dei disegno, per la caratterizzazione impietosa dei personaggi che ricorda quella di un film dei Coen, per la naturalezza dei dialoghi che diventano voci proprie dei personaggi nei momenti più tragici così come negli attimi di quiete.

Nel corso di Un Lungo Cammino può accadere di tutto ma alla fine saranno i piccoli gesti quelli che rimarranno dentro, quelli che avranno davvero segnato un passo avanti nell'unica direzione che è sensato seguire, quella che avvicina le persone e i loro mondi.

Un Lungo Cammino, per chi fosse interessato, è disponibile qui. Non è l'unica produzione interessante dei Mammaiuto e anzi, consiglio di dare un'occhiata a tutti gli altri titoli.

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