mercoledì 25 marzo 2015

Cinema e moralità, il Codice Hays.



Il cinema nel suo parere e non essere, nel suo ingannare con
lucida disinvoltura, nel suo docile piegarsi a tutte le occorrenze,
è veramente simbolo della mentalità e della vita moderna.
Thovez, L’arte di celluloide. 1908.

Nascita e vincoli censori. Il Codice Hays fu utilizzato, negli anni 1930-1960 circa, per regolamentare i contenuti cinematografici a seguito di diversi scandali che avevano coinvolto Hollywood, come le accuse a Fatty Arbuckle, il presunto suicidio di Olive Thomas (sorella di Mary Pickford), l'omicidio irrisolto del direttore della Paramount William Desmond Taylor e la morte per abuso di morfina dell'attore Wallace Reid . Si trattava di un indice moderno degli argomenti e delle tematiche da evitare nella trama di una pellicola, la sua storia di censore è legata agli anni dell’introduzione del sonoro nel cinema e attraversa la grande depressione americana (ben rappresentata nei gangster movies) sino alle turbolenze degli anni sessanta. L’applicazione del Codice fu possibile grazie alla creazione del sistema dello studio system americano.
Le regole di Hays miravano a mantenere elevati gli standard morali degli spettatori senza esaltare ai loro occhi, attraverso le immagini della celluloide, aspetti negativi dell’esistenza come  il crimine, la disonestà, il male o altri peccati. Era necessario rappresentare come vincenti solo gli standard di vita onesti, le deroghe erano concesse solo per fini drammatici o di intrattenimento. Le leggi naturali, divine o umane, non dovevano mai essere messe in pericolo per non incitare lo spettatore a romperne gli schemi.

Precetti del Production Code:


  • Non sarà prodotto nessun film che abbassi gli standard morali degli spettatori. Per questo motivo la simpatia del pubblico non dovrà mai essere indirizzata verso il crimine, i comportamenti devianti, il male o il peccato.

  • Saranno presentati solo standard di vita corretti, con le sole limitazioni necessarie al dramma e all’intrattenimento.

  • La legge, naturale, divina o umana, non sarà mai messa in ridicolo, né sarà mai sollecitata la simpatia dello spettatore per la sua violazione.

Alcune applicazioni concrete (da Wikipedia): il nudo e le danze lascive furono proibiti assieme alla ridicolizzazione della religione, la rappresentazione dell’uso di droghe fu vietata, come pure il consumo di alcolici se non richiesto dalla trama o per un’adeguata caratterizzazione,  i metodi di esecuzione di delitti non potevano essere presentati in modo esplicito per evitare imitazioni nella vita reale, le allusioni alle perversioni sessuali (es. l’omosessualità) e alle malattie veneree furono proibite assieme alla rappresentazione del parto e le rappresentazioni di relazioni fra persone di etnie diverse, l’adulterio e il sesso illegale non potevano essere espliciti o giustificati e non dovevano essere presentati come un’opzione attraente.

Il Codice non fu mai imposto dal governo americano, anche se adottato nella pratica per oltre trent’anni, gli studios preferirono autoregolamentarsi pur di evitare l’intervento della politica. Il padre dell’idea (1929) fu il cattolico  Martin Quigley, fondatore del periodico Motion Picture Herald, assieme al sacerdote gesuita Daniel A. Signore, preoccupato dai possibili effetti del sonoro sull’educazione dei bambini. Il primo film a ricevere il sigillo di approvazione del MPPDA (Motion Picture Producers and Distributors of America) fu il dramma Il mondo va avanti di John Ford (1934) proprio quando correva l’anno dell’elezione a capo della Production Code Administration di Joseph L. Breen (carica durata sino al 1954). Breen aveva il potere di modificare gli script e le scene togliendo spazio e libertà creativa ai produttori, agli sceneggiatori e ai registi. Si oppose a ogni riferimento esplicito, durante la lavorazione del film Casablanca, all’amore adultero tra Rick e Ilsa determinando il finale con la celebre rinuncia di Rick. Nel 1954 Breen vinse il Premio Oscar alla carriera per la sua consapevole, aperta e nobile gestione del Motion Picture Production Code.

Hollywood città del peccato.

Il mito di Rodolfo Valentino si affermò in soli cinque anni, dalla pellicola “I quattro cavalieri dell’apocalisse” del 1921 sino alla morte per un attacco di peritonite nel 1926. Grazie alla sua cometa l’industria del cinema creò un nuovo prodotto, le star. Ingaggi milionari, lussi, e uno stile di vita fuori dalle regole, un vero oltraggio per la morale borghese perbenista dell’epoca.

"Rodolfo Valentino non faceva altro che salire in lussuose automobili o scenderne o carezzare il collo dei bei cavalli. Dovunque andasse le sirene dei poliziotti in motocicletta lo precedevano stridendo. Divampavano i lampi del magnesio. Le vie erano ingombre di visi isterici, mani dimenanti, occhi folli, gli tendevano gli album di autografi, gli strappavano i bottoni, gli tagliavano una coda del suo ammirevole vestito da sera, gli rubavano il cappello e davano strattoni alla cravatta, i suoi domestici gli scacciavano le donne da sotto il letto, tutta la notte nei circoli e nei ritrovi notturni attrici in libidine di prime parti gli facevano gli occhi languidi sotto le ciglia truccate.". Tratto da Un mucchio di quattrini di J. Dos Passos, 1936.

Gli scandali.

Roscoe “Fatty” Arbuckle, attore comico, regista e produttore. Venne ingaggiato dalla Paramount per un cachet di 1.000.000 di dollari all’anno. Nel 1921 fu accusato dello stupro di Virginia Rappe, secondo dei testimoni avvenuto durante una festa in un hotel di San Francisco. William Desmond Taylor, attore e regista. Il 2 febbraio 1922  venne trovato assassinato nel suo bungalow, presso gli Alvarado Court Apartments nel lussuoso quartiere di Westlake Park a Los Angeles. Le indagini portarono alla ribalta gli scheletri nell’armadio di Taylor, una ricca moglie e una figlia piccola abbandonate, senza una lettera o parola, per intraprendere la sua carriera nel mondo dello spettacolo.  Mary Miles Minter, amante di Taylor e sua collega, sarà la principale accusata di questo omicidio. Completamente scagionata dagli inquirenti, in seguito, non poté più riprendere la carriera di attrice. L’omicidio di Taylor è ancora irrisolto. Ci fu però una confessione: a settant'anni, prima di morire per un attacco di cuore sul pavimento della sua cucina, Margaret Gibson ammetterà, di fronte a un testimone, di esser la colpevole dell’omicidio Taylor. Il motivo? Sembra essersi trattato di un tentativo di estorsione, finito in pessimo modo, legato al caso Fatty Arbuckle. Margaret all’epoca dei fatti lavorava come attrice in una delle commedie di Taylor. Olive Thomas, a soli vent’anni, morì accidentalmente per ingestione involontaria di veleno nella sua camera d’albergo a Parigi (1920). La stampa fece circolare delle voci su un probabile suicidio di Olivia dovuto a un litigio con il marito, Jack Pickford, accusato di infedeltà. Scrissero anche di abusi di eroina da parte della coppia e di frequentazioni nei circoli della malavita legati alla droga e un giornale promosse la tesi di un illecito del marito per intascarsi i soldi di un’assicurazione.

Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell’oca.” Hedy Lamarr

Il primo nudo integrale del cinema

Il film Ecstasy (1933) di Gustav Machatý.  E’ la storia del matrimonio fra una giovane donna (Hedy Lamarr) e un uomo anziano incapace di consumare il rapporto coniugale. Il Vaticano condannò il film e la dogana americana ne proibì l’importazione. Le pellicole straniere, tra l’altro rivali di mercato, non erano soggette alla regolamentazione del Production Code e l’unico mezzo a disposizione delle major di Hollywood consisteva nel cercare d’impedirne la distribuzione o di effettuare dei tagli sul girato. Ladri di Biciclette (1950) di De Sica rischio’ di essere tagliato prima della distribuzione sul territorio americano: volevano cancellare la scena dove il protagonista parla ad alcune prostitute (tra l’altro non vi è alcuna allusione sessuale in quel colloquio).

"Se noi, gente di cinema, aspiriamo ancora al titolo di artista, non dobbiamo mai dimenticare che esso implica il rispetto assoluto di questa regola: non c’è vera moralità che non comporti una resistenza accanita alla tirannia." Orson Welles

La caduta del Production Code.

Otto Preminger, nel 1953, distribuì nelle sale il film La vergine sotto il tetto senza il visto della censura. Dovrà difendersi in tribunale, colpevole d’aver usato nei dialoghi parole indecenti come vergine e amante. Altri autori in lotta contro il potere della censura americana, negli anni quaranta, furono Orson Welles ed Erich von Stroheim.

Sino alla fine degli anni cinquanta gli autori e i registi avevano cercato di aggirare il Production Code lavorando sul filo del rasoio, al limite della condanna, cioè fermardosi quell’attimo prima del taglio di forbice della censura. Il cinema straniero con la sua schiera di registi talentuosi, l'intervento dei tribunali compresa la Corte Suprema e la concorrenza della televisione (che aveva un codice di regolamentazione molto più restrittivo per cui i produttori di cinema si videro costretti a offrire di più) causarono la caduta in disuso del codice. Un grosso colpo derivò anche dal Caso Paramount. L’Antitrust obbligò la Paramount ad abbandonare la proprietà di molti teatri di proiezione, il potere di questa major era divenuto troppo preminente sul mercato.

Quanto l’arte riesce a suggestionare e influenzare la vita quotidiana?

Per questo dobbiamo sottoporla a censura? E quando l'ascendente decade, e la vita supera l’arte, può l’uomo perdere interesse verso essa e cercare altrove conferma per superare i limiti di una visione obsoleta a favore della modernità? Quando l’uomo cerca di sorvegliare e  regolamentare, in base al concetto mutevole della morale, il comportamento umano per evitare spiacevoli derive finisce, troppo spesso, per rallentare il cammino del progresso artistico. L’arte uccide il passato per connaturare il presente e, sovente, l’effetto ai nostri occhi risulta scandaloso, irritante ma nonostante ciò efficace.

1 commento:

  1. […] “Il successo rende simpatici.” diceva Chaplin ma i fautori della notorietà, i media, possono ribaltare le carte in tavola e trasformare una meritata storia di fama in una tragedia, come per Fatty Arbuckle, comico di slapstick, accusato pubblicamente di aver stuprato e ucciso una bella e giovane attrice, Virginia Rappe, nel 1921. Lo scandalo di Fatty fu la pretesa dei moralisti di Hollywood per formulare il Codice Hays. […]

    RispondiElimina

Whatsapp Button works on Mobile Device only

Start typing and press Enter to search