giovedì 5 marzo 2015

Dal successo al patibolo. Fatty Arbuckle.



Le storie, immaginarie o reali, si realizzano sulle ceneri di risate o tragedie. Le storie sono rivoluzioni e il loro campo di battaglia abbonda di cadaveri illustri. Le storie crescono nella fama, in crociate pro o contro il perbenismo o altre forme della morale comune, in conflitti combattuti a viso aperto o in resistenze tenaci e silenziose. Le storie che tanto ci affascinano perché ci raccontano di noi e che spesso poco o nulla ci insegnano, ma, forse, è solamente la loro caducità a renderle degne d’essere narrate.

Il successo rende simpatici.” diceva Chaplin ma i fautori della notorietà, i media, possono ribaltare le carte in tavola e trasformare una meritata storia di fama in una tragedia, come per Fatty Arbuckle, comico di slapstick, accusato pubblicamente di aver stuprato e ucciso una bella e giovane attrice, Virginia Rappe, nel 1921. Lo scandalo di Fatty fu la pretesa dei moralisti di Hollywood per formulare il Codice Hays.

Carta d'Identità:

Fatty Arbuckle

All’anagrafe: Roscoe Conkling Arbuckle.

138 kg, 1.78 altezza.

Agile e acrobatico davanti alla telecamera.
1887 - 1933

Attore, produttore, regista.

Fatty affronta il patibolo.

3 settembre 1921, St. Francis Hotel.

Fu una festa grandiosa e gli eccessi mostrati nella foto non furono dissimili da quelli di altre stelle di Hollywood degli anni venti. Arbuckle voleva celebrare il suo ultimo contratto con la Paramount poiché, per la casa di produzione, il comico valeva la cifra di un milione di dollari, così non badò alle sue chiappe (ustionate durante le riprese di un film) e guidò da un set di Hollywood sino a San Francisco dove affittò tre appartamenti comunicanti al dodicesimo piano di un noto hotel. Erano gli anni del jazz e del proibizionismo perciò non mancarono alcol e droghe durante il party!

Le urla di Virginia Rappe fecero accorrere alcuni ospiti nella camera da letto dove lei si trovava sola con Fatty. La ragazza si contorceva sul letto strappandosi i vestiti (secondo le testimonianze, una sua abitudine quando stava male ed era ubriaca). L’attore, assieme ad altri invitati, tentò di alleviare la sofferenza della donna passandole del ghiaccio in cubetti sullo stomaco e con altri metodi casalinghi ma, alla fine, furono costretti a chiamare la reception che portò Virginia in una stanza vuota per farla riposare e darle il tempo necessario per tornare in sé. Virginia non fu portata in ospedale, né quel giorno né nei tre giorni successivi. Per tutti si trattava semplicemente di un problema legato all'abuso di sostanze.


Testimonianza di Fatty: disse di essere entrato nella sua camera per cambiarsi i vestiti e d’aver trovato Virginia nel bagno, in stato confusionale, china a vomitare. L’avrebbe fatta stendere nel letto, per cercare d’aiutarla, ma poi la situazione sarebbe degenerata sino agli spasmi di dolore acuto e alle urla avvertite dagli ospiti.

'La ragazza con la cuffietta', così chiamavamo la giovane modella Virginia (aveva iniziato a lavorare all'età di 14 anni, subito dopo la morte della madre) per una sua apparizione sulla copertina del disco Let me call you Sweetheart.

Virginia fu screditata dagli avvocati difensori di Arbuckle, misero in evidenza gli aborti a cui si era sottoposta e le relazioni amorose intrattenute durante la sua carriera di starlette.  E pare furono proprio le condizioni di un aborto precario la vera causa della sua morte avvenuta quattro giorni dopo la festa al St. Francis Hotel, a soli trent'anni (la ragazza aveva una relazione con il regista, attore, Henry Lehrman). Questa ipotesi, nel 1921, non venne minimamente presa in cosiderazione dai giornalisti intenti invece a far esplodere un vero proprio scandalo contro il popolare attore Fatty.

Soddisfare i desideri del pubblico è la regola d’oro per vendere e così fecero i giornali col caso Arbuckle. Fatty (un comico timido e bonaccione sul set) si tramutò in un libertino che schiacciava col suo peso le ragazze innocenti. Il ghiaccio usato per lenire il dolore sul ventre di Virginia divenne, sulla carta stampata, uno strumento utilizzato dall’attore per violentare la vittima e, successivamente, il cubetto di ghiaccio si tramutò in una Coca Cola, poi ancora in una bottiglia di champagne. I dirigenti degli Studios vietarono ai loro artisti d’avere qualsiasi rapporto con l’imputato Fatty (solo Charles Chaplin e Buster Keaton rilasciarono delle dichiarazioni in sua difesa) e bloccarono le proiezioni di tutti i film di e con Arbuckle inoltre, in America, diversi comitati chiesero a gran voce il patibolo per lo strupratore.

E così la carriera di Fatty franò senza possibilità di salvezza.

Maude 'Bambina' Delmont gravitava attorno al mondo del cinema.  Aveva dei precedenti penali per estorsione (ricattava gli attori), accuse di bigamia, frode e racket. Fu lei a sostenere di aver udito Virginia, mentre si contorcerva nel letto di Fatty praticamente nuda,  dire: 'Muio, muio, mi ha fatto male.'. Sempre lei sostenne di aver visto Fatty abbracciare e trascinare Virginia, durante la festa, nella sua camera mentre lui le diceva: 'Aspettavo da tempo questa occasione.' e poi, una volta sentite le urla strazianti della ragazza, Maude sarebbe corsa a cercare di aprire la stanza chiusa a chiave, ricorrendo anche a dei calci.  Maude, durante il processo, girò per il paese con lo spettacolo: 'The woman who signed the murder charge against Arbuckle', dove parlava dei mali di Hollywood.

Arbuckle fu dichiarato, in seguito, innocente con tanto di scuse ufficiali da parte della Giuria. Dovette pagare una multa da 500 dollari per aver violato la legge Volstead e oltre 700 mila dollari in avvocati e spese legali per i tre processi penali a cui fu assoggettato. Fatty si ritrovò indebitato ed espulso dal mondo del cinema. Will H. Hays, della Motion Pictures Produttori e Distributori d'America (MPPDA), pregò i distributori di annullare le proiezioni dei film di Fatty indicandolo come il simbolo dei vizi e delle pervesioni di Hollywood.

Negli anni trenta Fatty riprese la carriera come regista, con il nome fasullo di  William B. Goodrich e Will B. Good ma il 29 giugno del 1933, dopo aver ricevuto la proposta di recitare utilizzando il suo vero nome in un lungometraggio, morì di infarto a 46 anni. Crepacuore, sostenne Buster Keaton.

Fatty Arbuckle servì a Hollywood per pulire le lenzuola sporche, a lavare via i propri peccati nel nome di un rigido perbenismo antecedente il secondo grande conflitto mondiale. Non fu una rivoluzione ma un'avvisaglia del potere dei media e di come la morale comune, assieme alla politica, potessero processare una vera e propria caccia alle streghe. La caducità può essere fatalmente triste se la fugacità di una vita, in nome della legge dei grandi numeri in un mondo affollato di esistenze, viene spezzata con il pretesto degli affari.

2 commenti:

  1. Bellissimo articolo! Queste storie sulla Hollywood degli albori sono fantastiche ;)

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  2. […] come mai si è sentita la necessità di introdurre un codice. Dopo lo scandalo scioccante del presunto stupro della giovane attrice Virginia Rappe di cui fu accusato l’attore Fatty Arbuckle, c’è stata una reazione pubblica contro Hollywood e contro tutte le immagini di cattivo […]

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