mercoledì 22 aprile 2015

Into the Woods - Disney won't listen



Into the Woods è un film di Rob Marshall (Chicago, Memorie di una geisha, Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare), basato sull'omonimo e pluripremiato musical di Stephen Sondheim. La storia si ispira al libro Il mondo incantato, scritto da un singolare signore il cui nome era Bruno Bettelheim, il quale per molto tempo convinse il mondo di essere un rinomato psicoanalista inventore di teorie rivoluzionarie per curare l'autismo. Non era vero e fu pubblicamente screditato da una biografia uscita dopo la sua morte (avvenuta per suicidio). Ma questa è davvero un'altra storia.

Into the Woods è una storia che parla di storie, ambientata in un modo che le raccoglie tutte come nella serie tv Once Upon a Time, o in Fables. Un fornaio e sua moglie cercano invano di avere un figlio finché la visita di una strega rivela loro di essere sotto l'effetto di una vecchia maledizione lanciata da lei stessa per punire il padre del fornaio di alcune malefatte. Per rompere la maledizione la strega chiede un servizio al fornaio, egli dovrà radunare per lei alcuni oggetti: un manto rosso, una mucca bianca, dei capelli d'oro e una scarpetta di cristallo. Il fornaio si reca nel bosco e nel corso del suo viaggio incontra a più riprese Cappucceto Rosso, Jack del fagiolo magico, Raperonzolo e Cenerentola. Il fornaio, sia chiaro, si muove dietro le quinte delle storie altrui, che nel frattempo vediamo incappare nei loro classici problemi: Cappuccetto se la vede con il Lupo, Cenerentola con il ballo e Jack con i giganti.
In verità a parte una serie di equivoci e di espedienti comici che continuano a separare e unire i personaggi, il fornaio (che per me resta il buon Craig di Dr. Who) non ha grandi problemi a mettere insieme gli oggetti e recapitare tutto alla strega, la quale spezza la maledizione e recupera la sua bellezza perduta da tempo.

A sorpresa, questo non è il finale. Nel momento in cui il maleficio viene meno la moglie del fornaio si gonfia come un canotto e sembra già al nono mese. Subito eh, se ne stupisce lei stessa. Pochi giorni dopo sono tutti al doppio matrimonio di Cenerentola e Raperonzolo con i rispettivi principi, due fratelli di rara ma esilarante superficialità. Nel momento del sì, parte del castello reale esplode dietro di loro e si viene a sapere che una delle piante di fagiolo magico è ancora in piedi e che un gigante ne è sceso. L'idillio dei personaggi quindi è brevissimo e nel fuggi fuggi generale si scopre che il gigante è una donna, precisamente la moglie di quello ucciso da Jack, e vuole la vita del ragazzo. Questa parte del film è frettolosa e per quanto sia chiara nelle intenzioni, non rende.
La strega è d'accordo nel consegnare il ragazzo ma ha perso i propri poteri e non può imporsi come prima. Il fornaio è contrario, come anche buona parte degli altri. Sua moglie intanto, mentre vaga per il bosco, trova il principe marito di Cenerentola e si fa sedurre da lui. Subito dopo si rende conto dell'errore e decide che beh, ormai è andata così: farà finta di niente. Il momento successivo viene schiacciata a morte dalla gigantessa. Quando il fornaio viene a sapere della dipartita della moglie si arrabbia con Jack accusandolo di aver portato lui i nemici nel bosco. Segue un battibecco a tempo di musica in cui tutti scaricano la colpa uno sull'altro finché la strega disgustata dallo scarso senso di responsabilità degli umani, rinuncia alla bellezza per riavere il suo potere e scomparire. Gli animi si calmano, i protagonisti ordiscono un piano con cui uccidono la gigantessa e quindi decidono di restare uniti, poiché solo in quel modo saranno sicuri di poter affrontare i pericoli del futuro.

Premetto che a me piacciono i musical, piacciono anche i film indiani (non proprio tutti, ma insomma...) e non ho problemi con persone che si mettono improvvisamente a cantare. Le musiche di Sondheim sono belle, per quanto io non sia un esperto, e le coreografie semplici e azzeccate per i personaggi che le interpretano. Nonostante tutto questo il film lascia con un amaro senso di incompiutezza, dovuto unicamente all'adattamento.
Non ho avuto modo di vedere il musical originale ma mi sono documentato e ho scoperto che la trama è sostanzialmente diversa. L'adattamento cinematografico stringe gli eventi, li ravvicina e di fatto impedisce ai personaggi di affrontare con naturalezza la seconda parte del film.

Nel musical quando la strega spezza il maleficio dopo aver ottenuto i suoi oggetti la vicenda si interrompe e riprende con un balzo in avanti nel tempo. Cenerentola non solo si è sposata, ma ha sperimentato la vita coniugale a palazzo e non ne può più. Raperonzolo è scappata nel bosco in preda a una crisi isterica per via dell'infedeltà di suo marito (la tradisce con Biancaneve, si tratta bene). Cappuccetto Rosso e Jack si annoiano a morte ora che le avventure sono finite. E' qui che arriva la gigantessa e tutto viene rimesso in discussione. Alla strega non esplode la testa solo perché vede gli umani rinfacciarsi l'un l'altro le colpe, ma perché quella che considera sua figlia, Raperonzolo, si uccide pur di non tornare da suo marito. Il finale del musical è più o meno uguale a quello del film ma ci si arriva per una strada diversa, che permette una comprensione più profonda dei personaggi e soprattutto del tema.

Nell'adattamento di Marshall i personaggi mancano della parte più oscura delle loro stesse storie. Ma quella è una componente importante, che non è possibile elidere senza conseguenze. Raperonzolo nel film è inutile, letteralmente, se non per il fatto che il fornaio sta cercando dei capelli d'oro. I principi servono solo a suscitare la risata nel momento del loro duetto, quando rivelano di essere due tontoloni belli ma buoni a niente. La scena in cui uno di loro seduce la moglie del fornaio non è credibile proprio perché non abbiamo assistito a quella noia che ha abbattuto tutti i protagonisti durante gli anni in cui hanno vissuto i loro stessi desideri. Lo stesso si può dire della strega, che nel film sembra infuriarsi per... beh, per niente, alla fine.

Into the Woods, per tornare alla dimensione delle fiabe già citate nella recensione di Chappie, è una metafora semplice e potente del mondo. Il bosco è pieno di ombre, nel bosco devi scendere a compromessi con te stesso, maturare se non l'hai già fatto perché niente e nessuno lì ti farà concessioni. E' un luogo in cui si deve improvvisare, decidere, e riconoscere i meriti e le colpe.
Nel bosco i personaggi apprendono due lezioni, strettamente connesse tra di loro: a prestare molta attenzione a ciò che si desidera (perché un conto è sposare un Principe e un conto viverci), e a raccontare sempre loro stessi con onestà perché i bambini ascolteranno sempre una storia sincera. Children will listen è appunto l'ultima canzone del film.

Dal punto di vista della scrittura è interessante vedere come cambiare pochi ma cruciali elementi possa ridurre una buona storia a una girandola di eventi poco coesi e poco motivati.
C'è da mettere in conto ovviamente la produzione, che è Disney. Sicuramente una principessa suicida non poteva comparire in un film Disney per ovvi motivi di politica interna. E non credo ci sia da prendersela neanche con il regista per questo. Io sono uscito dal cinema consapevole di aver visto un film che aveva molti spunti brillanti, divertentissimi, ma nel complesso un film piatto e confuso. Mi sono documentato perché avevo voglia di scriverne a Bordopagina e ora che so come sarebbe dovuta andare la storia credo proprio che cercherò di procurarmi una copia del musical e del libro.
Disney won't listen anche a costo di rovinare una storia, ma noi sì. Volentieri.

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