lunedì 25 maggio 2015

Il Racconto dei Racconti



Il Racconto dei Racconti è il discusso (ma neanche quanto dovrebbe) film di Matteo Garrone, presentato a Cannes e in questi giorni in sala. Si tratta di un film fantastico, almeno secondo la nomenclatura generale, cioè una storia che si ambienta nel nostro mondo ma che introduce elementi sovrannaturali.

Prima però mettiamo in chiaro un paio di cose. Come spesso ripeto si va al cinema per molti motivi, più o meno nobili. Alcuni vogliono spegnere il cervello e godersi delle belle esplosioni, altri vogliono immergersi per qualche ora in un mondo consolatorio dove tutto finisce sempre bene, alcuni vogliono la regia o la fotografia raffinata e piena di simboli. Spesso, molto spesso, trovare una corrispondenza tra questa ragione che ci spinge in sala e il film che viene proiettato determina il nostro "mi è piaciuto" o "non mi è piaciuto". No, diciamola tutta... anche se intendiamo quello la frase che ci esce di bocca più spesso è "Bellissimo!" o "Fa schifo!".

Questa premessa l'ho fatta per due motivi. Il primo è che tante critiche che leggo in rete si basano sulla fedeltà di Garrone alle storie tradizionali, alla lingua napoletana, alle radici profonde della narrativa popolare italiana. E non è che chi lo critichi per queste motivazioni abbia torto, ma senz'altro va al cinema con alte pretese intellettuali e si duole di non vederle disattese. Il cinema non rispetta mai (o quasi mai) le altre arti quando traspone storie e contenuti sullo schermo. Per lo più le volte in cui una storia viene rispettata nel suo passaggio dalla carta alla pellicola, è un caso. Quella storia era già abbastanza adatta da non dover essere sottoposta a grandi lavori di taglio e cucito. Tutto lì. Per quanto mi riguarda mi sento molto rassicurato al pensiero che una storia possa smettere un abito e trovarne un altro, non credo che ci vada di mezzo il rispetto.

Il secondo motivo sono i bambini. O meglio i genitori. O meglio entrambi. Il cinema era pieno di genitori annoiati con i cellulari accesi, da cui sollevavano gli occhi solo per pronunciare frasi come "non ha senso!", oppure "Ma questo non è per bambini!". E no. Ma magari guardati un trailer. Leggi due righe, visto che lo smartphone ce l'hai, prima di entrare in sala. Non dico tanto, ma insomma... La storia di per sé non è che non sia per bambini. Non lo è più.

Il Racconto dei Racconti è un insieme di tre storie (che in verità sarebbero cinque), liberamente ispirata alla raccolta Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile. All'epoca le storie venivano narrate per gli stessi motivi di oggi: rinsaldare la propria appartenenza a una comunità, esorcizzare la morte e riflettere sul bene e sul male senza dover per forza analizzare noi stessi, ma servendosi di storie inventate per fare esperienze simulate. Le vicende narrate nel Racconto dei Racconti parlano in particolare di responsabilità e degli effetti collaterali dei nostri stessi desideri.
Il film è complesso, non rispetta nessuna delle geometrie a cui il pubblico ormai è abituato. Non esiste un climax che tutte le storie raggiungono in parallelo in un crescendo di tensione. I tre atti non vengono rispettati e a prima vista la storia procede con la stessa vaga incertezza che talvolta caratterizza le vecchia fiabe, in cui certi elementi magari si perdono o certe trame si tramutano in altro senza motivo apparente. Quindi è meglio non andare al cinema sperando di rivivere l'atmosfera del Signore degli Anelli o di altri successi di botteghino. Questo film è crudo, lento (non nel senso di noioso), oscuro e silenzioso. Si basa su ambienti, gesti, espressioni e rimandi. Non spiega nulla e decifrarlo è un compito lasciato nelle mani dello spettatore.

In questa recensione non voglio fare spoiler, mi limiterò a citare alcuni elementi per proporre delle chiavi di lettura.
Il film si apre sulla vicenda di una Regina triste, poiché non riesce ad avere figli. Un negromante si presenta a corte e le indica un modo per risolvere il problema mettendola tuttavia in guardia: il mondo esige equilibrio e ogni vita richiede una morte. La regina tuttavia ha troppo desiderio di avere un erede e convince il re a seguire le indicazioni del mago. Di bambini però ne nascono due, a due donne diverse. Dal momento che sono nati seguendo lo stesso procedimento magico, i due fanciulli sono identici, come fossero gemelli.

Il film ci mostra, inizialmente, una sola morte che può essere ricondotta a quella meccanica di equilibrio cosmico di cui parlava il mago. Quindi di un solo bambino è stato "pagato il prezzo". Anche se nessuno dei personaggi se ne rende conto quello che accade in seguito, le loro scelte future, serviranno a determinare il modo e il momento in cui questo debito verrà saldato.

Insieme a questa trama si narra anche della giovane Viola, figlia del Re di Altomonte. Lei è una ragazza in età da marito che non vede l'ora di lasciare il noioso castello del padre. Il Re è restio a lasciarla andare, nonostante lui stesso sia alquanto annoiato dalla propria quotidianità. Il sovrano infatti sviluppa un'ossessione per una pulce che prende con sé e che nutre personalmente diventando una rappresentazione parodistica di se stesso e del potere che incarna.

Quando finalmente, dopo alcune vicissitudini che non svelo, il Re organizza un torneo per trovare un marito alla figlia, a vincerlo è un orco. Viola ha paura ma la parola del Re non può essere ritirata e quindi è costretta a seguire l'orco nelle caverne in cui vive. Viola tenta di scappare da questo marito brutale e la vicenda resta sempre narrata dal punto di vista della ragazza.

Tuttavia è interessante come il racconto possa essere letto anche dall'altra ottica, quella dell'orco. Lui è l'eroe della sua stessa storia, applica una logica e delle usanze che sono le sue, che agli umani appaiono grezze e violente, ma ama Viola. Ogni volta che lo si vede con lei le dedica gesti magari secchi ma affettuosi. Chiaramente è l'amore di un orco, ma amore resta. Quando Viola tenta la fuga aiutata da dei circensi, lui la crede rapita e si comporta esattamente come farebbe un eroe umano: si lancia all'inseguimento dei malvagi aguzzini.

Ultima delle tre storie principali è quella delle due anziane sorelle che vivono assieme, da sole, insoddisfatte della propria vita. Una delle due ha una bella voce e viene scambiata dal lascivo Re di Roccaforte per una bella fanciulla. Il sovrano le fa la corte restando, per educazione, fuori dal portone di casa e le due vecchiette si vedono arrivare doni preziosi come collane di perle. Pur di non perdere l'occasione di stare con il Re e realizzare il loro sogno di gioventù e ricchezza, le due organizzano un sotterfugio boccaccesco, di quelli in cui gli amanti si trovano al buio e varie vicende accadono nell'oscurità. Succede poi che una delle due torna giovane per davvero, bellissima e adorata dal re che la prende in sposa. La sorella rimasta vecchia, preda della paura di restare sola e dell'invidia, sconfina rapidamente nella follia.

Il finale del film non sembra conciliatorio, e a molti potrebbe anzi lasciare un senso di incompiutezza. Secondo me invece è la chiusura di un cerchio, in cui tutto ciò che doveva accadere per compensare la realizzazione di certi desideri è avvenuto. Mentre alcuni sono cresciuti accettando tali prezzi, altri ne sono rimasti distrutti.

Ci sarebbe altro da dire sulle qualità del film. L'uso di Garrone del territorio italiano è sorprendente, forse uno dei migliori mai visti. Scenografie, "pupazzi" e costumi sono impeccabili e anche l'uso della musica è estremamente azzeccato. Ma tutto questo crea un insieme che è prettamente visivo e che non saprei neanche come descrivere. Il Racconto dei Racconti ha una struttura solida, apparentemente scoordinata e tuttavia fluida. Si prende il tempo di cui ha bisogno per arrivare al punto, per descrivere ogni azione e per tratteggiare i personaggi. Certamente i conflitti non sono di lettura facile come quelli dei film a cui siamo normalmente esposti. Non ci sono dei veri antagonisti, non esiste il cattivo. Il mondo lo è, in un certo senso, perché pretende questo suo equilibrio senza fare sconti a nessuno, per nessun motivo. Tutti i protagonisti si trovano a confrontarsi con il prezzo esatto per i loro desideri e questa è l'unica strada concessa per crescere, cambiare, fronteggiare il futuro.

Inutile negare che Il Racconto dei Racconti a me è piaciuto moltissimo. Capisco le critiche dei puristi della cultura popolare, di quelli che vanno al cinema per spegnere il cervello o che comunque vogliono storie facili o consolatorie. Capisco, davvero, anche se non condivido. E' un film magnifico, a mio avviso, che offre moltissimi spunti di riflessione e nemmeno troppo cupo. Anzi, il finale ci dice (letteralmente) che l'uomo di fronte al mondo è in perenne equilibrio su una corda infuocata: precario, incerto e per lo più solo. Ma ci dice anche che questa condizione ci offre sia rischi che opportunità e anzi, una volta compresi i suoi equilibri, se ne può addirittura sorridere.

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