lunedì 22 giugno 2015

Mad Max: Fury Road



E' comprensibile che qualcuno (per fortuna non molti) escano dal cinema dopo aver visto Mad Max: Fury Road e dicano frasi come: "Che cagata", "Vabeh sì carino... alla fine è quello che ti aspetti da Mad Max, no?", "Mah... botte e schianti... non parla mai nessuno"...
Come dico spesso si va al cinema per tante ragioni. Alcuni ci vanno per spegnere il cervello, altri devono per forza essere intellettualmente stimolati con profonde riflessioni sull'essere. Alcuni cercano dai film solo soddisfazione estetica e quindi le immagini devono essere perfette e i protagonisti bellissimi. Sono tutte ragioni ottime, certo, ma rendono quel che si dice sul film molto molto molto soggettivo. Proviamo a essere obiettivi.

Di per sé la saga di Mad Max ha un valore culturale equiparabile, al di là della risonanza sul pubblico, a Guerre Stellari. Il regista George Miller con Interceptor formalizzò nel 1979 la fantascienza apocalittica e post apocalattica. Non l'ha inventata lui, ma le ha dato la forma più amata, quella che poi è stata ripresa dai buoni Buronson e Tetsuo Hara per Hokuto No Ken (Ken il Guerriero). Comunque non è che un film debba essere valutato bene solo perché appartiene a una saga importante. Ottimo, sono d'accordo. Prendiamo il film così com'è.

Mad Max: Fury Road racconta la vicenda di un vagabondo di cui sappiamo poco. E' oppresso da un senso di colpa molto potente per non essere riuscito a salvare le persone che doveva proteggere. Questo dolore lo ha trasformato, lo ha reso un uomo che non ha più niente ed è animato dal solo istinto di sopravvivenza. Max, nella prima scena, viene inseguito e catturato dai Figli di Guerra di Immortan Joe, un uomo che si fa adorare come un dio da quelli della propria comunità a cui dispensa le briciole di un tesoro (costituito da cibo e acqua potabile) con cui li tiene soggiogati. I Figli di Guerra sono effettivamente figli suoi, di Joe, e sono tutti afflitti da una malattia del sangue che li costringe a rapire i viandanti per usarli come sacche di sangue. E' in questo ruolo che Max passa la prima parte del film, legato a un palo conficcato sul cofano di un'auto mentre il suo sangue scende giù da un tubo fino alle vene del Figlio di Guerra.

Furiosa, la fidatissima generalessa (per capirci), che comanda l'armata di Joe esce con un convoglio per fare rifornimento di carburante e munizioni. Però tradisce, devia, perché in verità ha accettato le suppliche delle mogli di Joe, donne bellissime selezionate nel corso del tempo con cui lui procrea Figli di Guerra, che le hanno chiesto di salvare loro e i bambini che portano in grembo. Da questo momento inizia la fuga. Dopo spettacolari azioni di vario tipo i protagonisti riescono a spuntarla, raggiungono quello che doveva essere un paradiso terrestre in cui ricominciare a vivere e scoprono che non c'è niente, solo altro deserto. Max allora propone di tornare indietro. Perché loro in realtà lo sanno dove sta l'acqua, dov'è il cibo. Dov'è un posto in cui potrebbero vivere dignitosamente. Il problema non è che esista o meno un luogo lontano dove tutto è già perfetto e basta arrivarci. Il problema è trasformare il luogo in cui vivi nel luogo in cui vorresti vivere. Se c'è un tiranno, anche se tutti lo considerano un dio, va rovesciato. La malattia e la miseria vanno combattute attraverso la società e le regole. Quindi tornano indietro, sapendo che Immortan Joe è fuori a cercarli e che la cittadella adesso è priva di difese.

Alla fine di tutto Max torna al deserto e alla sua vita raminga, forse con qualche incubo in meno ma senza rinunciare al suo personale percorso di redenzione che gli richiede, ancora una volta, di tornare a vagare.

Al di là della trama, semplice ma molto presente, ci sono alcuni punti che rendono Mad Max: Fury Road molto più di un semplice film d'azione.

L'ambientazione

Ci sono storie in cui si usano luoghi geograficamente identificati come metafora di altro. Ad esempio certi racconti dipingono la città come un luogo apparentemente bello ma in verità corrotto mentre la natura, sebbene paurosa, è sempre sincera e giusta. Qui non c'è niente che non sia corrotto. Tutto il mondo è un deserto perché arido e privo di speranze e di capacità di amare è l'animo umano. Gli uomini hanno reso la Terra in quelle condizioni attraverso la guerra e ora la stessa stupidità ed egoismo impedisce agli esseri umani di risollevarsi. L'ambientazione di Mad Max è piena di simboli sparsi e ogni gesto ha il suo peso. Ogni comunità ha le sue usanze, i suoi modi per salutarsi e anche di sacrificarsi. La sabbia, il colore del cielo, le musiche e gli ambienti rispecchiano quello che ci si può immaginare sia l'animo del protagonista (e quindi dell'uomo che si è perso), cioè privo di vita e di affetti, desolato, e in cui le uniche cose buone sono difficilissime da conquistare e da tenere al sicuro.
C'è anche un altro aspetto da considerare. Nel film i dialoghi sono molto pochi e per lo più fatti tra persone che conoscono abbastanza bene quel mondo; quindi non spiegano granché. Eppure credo che chiunque sia uscito dalla sala avrebbe potuto rispondere a qualsiasi domanda sull'ambientazione. Raccontare senza dover spiegare a parole è una virtù notevole, al cinema, e per nulla scontata.

Le storie

Al plurale, perché anche se piccole e ben intrecciate ce ne sono tante. Max all'inizio non vuole niente, poi inizia a desiderare portare a termine almeno questa storia. Riprendere la propria strada sì, ma stavolta senza sentirsi un incapace che non riesce a proteggere chi avrebbe bisogno. Furiosa vorrebbe smettere di lottare, vuole il suo paradiso verde e lì fermarsi, in pace, senza dover vivere in mezzo alla morte. Il Figlio di Guerra che all'inizio rapisce Max ma che poi si trova a condividere lo stesso viaggio dei protagonisti vuole vivere finalmente da uomo libero. Ha finalmente intuito la verità: che Joe non è un dio e non lo ama, che non c'è nessuna gloria nel morire per lui ma che forse ce n'è nel salvare quelle ragazze da una triste fine. Soprattutto una, che ha avuto pietà di lui. Tanta carne al fuoco insomma, e tutto ruota intorno allo stesso concetto di cui l'interminabile fuga dei personaggi è specchio: non puoi fuggire, non esiste alcun posto in cui fuggire. Non puoi andare da nessuna parte prima di aver fatto i conti con qualsiasi cosa sia alle tue spalle. Per questo Max, alla fine, non trova riposo. Ripensate pure alla maggior parte dei film d'azione usciti al cinema negli ultimi anni, troverete ben poche storie potenti e semplici quanto questa.

Sabbia, personaggi e motori

L'estetica, in generale. Alcune soluzioni sono visivamente eccezionali. E qui torna, con rispetto parlando, il paragone che facevo con Guerre Stellari. Quando uscì al cinema la saga di Lucas ebbe un impatto impressionante sul pubblico perché visivamente lo aveva meravigliato. Nel vero senso della parola. Gli effetti speciali erano incredibili, innovativi, non si era mai visto niente del genere. Da quel momento il cinema non è più stato lo stesso, Star Wars ha alzato le aspettative degli spettatori e li ha assetati di grandiosità. Lo stesso fecero i primi Mad Max. Quelle ambientazioni, in quel modo con quel taglio non si erano mai viste. Crearono un modello culturale, un filone dedicato di letteratura e di fumetti. Ecco, negli ultimi capitoli usciti di Guerre Stellari (sì, ne sono usciti tre, non erano fan fiction), questo obiettivo non è stato rinnovato. Neanche in misura piccolissima. ok, forse per qualità tecnica era impossibile creare lo stesso stacco che si creò il Capitolo IV, ma almeno l'originalità visiva, le idee. Niente. Mad Max: Road Fury ci riesce. In piccolo, ma ce la fa. Perché quelle scene girate in quel modo, con quegli effetti dati dal fluire della sabbia, dai cieli, dalle tempeste, dai movimenti di veicoli e persone, sono davvero qualcosa di nuovo. Mad Max è riuscito a rinnovare la meraviglia nei confronti di un'ambientazione che dopo svariati film, libri, illustrazioni e innumerevoli puntate di Ken il Guerriero, tutti pensavano di conoscere perfettamente.

Ritmo

Credo meriti un discorso a parte. E' incalzante. Si dice spesso che un bravo regista d'azione lo riconosci quando riesce a metterti in scena eventi anche rocamboleschi senza mai farti perdere la concezione di dove siano i personaggi e come sia l'ambiente intorno a loro. Alcune regole sono semplici, come l'asse di campo, altre più complesse. In Mad Max il filo non lo si perde mai. Ci sono sì, un paio di momenti più confusi, ma non ci si smarrisce mai. Alcune trovate poi completano il quadro, come il "musico" di Immortan Joe. Quando il falso dio si muove lo fa con il suo esercito che come ogni armata che si rispetti ha un musico. In questo caso un uomo bendato, deforme, costretto a suonare la chitarra su una specie di veicolo fatto di casse. La musica di Mad Max in questo modo non è sempre colonna sonora, a volte è lì, vera, presente in scena. Dettagli che aiutano a costruire un'atmosfera estremamente carica. Anche il ritmo gioca una parte nella storia di Mad Max, nella misura in cui chiosa sul concetto che è facile rispondere al solo impulso di fuggire quando tutto è concitato e il pericolo imminente. Quando però i pericoli passano e lasciano più spazio al riposo e al pensiero, è facile rendersi conto che la direzione intrapresa non era quella giusta.

In conclusione...

I motivi per definire Mad Max un gran bel film ci sono tutti. Nel senso di ben fatto, coerente, denso. Poi qualsiasi cosa è sempre al vaglio della percezione soggettiva di ognuno di noi. Questa che ho proposto è una lettura come un'altra di un film che ho considerato semplice e potente, e che rivedrò con molto piacere. Alla fine del film ho anche sentito un amico commentare con un "...sai cosa? Mi spiace che sia così serio. I vecchi Mad Max erano più leggeri". Forse. O forse li abbiamo visti da bambini noi, o forse erano altri tempi e certe tematiche erano ombre meno presenti di adesso. Anche i precedenti capitoli della saga se visti con occhi adulti hanno un retrogusto amaro. Anche Fury Road comunque partecipa allo stesso tema di fondo dei precedenti, che è espresso con una scritta alla fine del film e che è la ragione per cui Max (per cui molti uomini e donne) vagano nel loro deserto personale, senza requie.

«Dove dobbiamo andare. Noi che siamo costretti a vagare per queste lande desolate alla ricerca della nostra parte migliore?»

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