domenica 7 giugno 2015

Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino




"Io capisco solo la musica. E sai perchè la capisco? Perchè la musica non ha bisogno delle parole, né dell'esperienza. La musica c'è."  Fred Ballinger

La stessa frase potremmo, cambiandola, usarla per definire il film di Sorrentino: le immagini non hanno bisogno di parole, né dell’esperienza. Le immagini sono. E ci colpiscono. Fotografie vibranti di visi assurdi, espressione assorte o buffe, corpi nudi e seminudi di ogni età, un catalogo circense delle emozioni umane scandite, dal regista, al ritmo di musiche frenetiche.

L'anima di Fred invece (il protagonista) è una canzone semplice. A lui basta sfregare, con le dita, la carta di una caramella per produrre la musica, o immergersi nella tranquillità della natura per dirigere, senza pubblico, una melodia povera ma genuina.

Fred non capisce il frastuono della vita e si fa bastare la sua passione, quella dell'arte classica, per cui ha speso ogni energia e sacrificato gli affetti familiari.

Le immagini però non bastano quando le parole sono semplici sfumature e l'autore non osa, non esprime un giudizio. In Youth si naviga fra la natura svizzera, le curve di Miss Universo, il faccione di Marx tatuato sulla schiena di Maradona fino a raggiungere un Hitler zoppo, e malinconico, che finisce solamente per rompere la routine del ristorante dell'albergo senza rivelarci nessun punto di vista. La stella polare dovrebbe, ahimè, essere lo spettatore stesso, che da solo dovrebbe cogliere un senso, soggettivo, nella bellezza variegata offerta da Sorrentino.

E' un film pulito e lucente, brilla incompleto. Se dietro le sfumature manca il brusio della necessità di raccontare, la superficialità diventa la vera padrona di casa.

Un film sul futuro che viene a mancare. Su l'allontanarsi dei desideri e delle emozioni, con l'avanzare dell'età, dalla sfera delle possibilità.  

Fred Ballinger (Michael Caine), ex celebre direttore d’orchestra, sta trascorrendo le vacanze estive nell'usuale resort svizzero dove si incontra, ogni anno, con l’amico e regista Mick Boyle (Harvey Keitel). Mick e Fred sono anziani dediti al tempo dei ricordi e osservano, con nostalgia, i giovani clienti del resort capaci di emozioni per loro ormai lontane e irraggiungibili.

Fred viene raggiunto nella sua stanza d'albergo dalla figlia Leda (Rachel Weisz), abbandonata dal marito infatuato di un'altra donna, e grazie agli scontri tra padre e figlia scopriremo la vita coniugale tormentata, e i sensi di colpa, di Fred verso la moglie che non c'è più. Le canzoni semplici da lui composte (un emissario della Regina d'Inghilterra tenterà di convincerlo a dirigerle nuovamente per un compleanno reale) sono il simbolo dell'amore e del pentimento del compositore verso la moglie lontana perché la loro coppia aveva affrontato una vita complessa fatta di doveri e di insicurezze ma, agli occhi dei figli, volevano sembrare dei genitori semplici e rassicuranti.

In Youth ci sono tutti gli aspetti legati alla vecchiaia: il film testamento di Mick (a cui non riuscirà a dare un finale sino alla sua tragica decisione), il pensiero di quale eredità lasceranno i genitori ai propri figli, la sessualità, la morte delle persone care con cui si è trascorso una parte di esistenza, la malattia e, soprattutto, il senso della dignità di una funzione sociale che per Mick è nella ricerca e nella passione di costruire l'arte.
"…è il desiderio che ci rende vivi!" J. Tree

Jimmy Tree (Paul Dano), famoso attore hollywoodiano, soggiorna nel medesimo hotel e ama la compagnia di Fred. Tree sta preparando una parte e utilizza la vacanza per studiare e costruire il suo nuovo personaggio: Hitler. In linea con il leitmotiv del film, Tree sceglierà di interpretare il Führer decidendo di non basare la sua recitazione sull'esibizione dell'orrore bensì di concentrarsi sui desideri del dittatore anche se profondamente assurdi, crudeli e ripugnanti.

Il fascino c'è, la visione scorre piacevole e non annoia perciò vale la pena di andarlo a vedere ma Youth è una canzone con tanti, e troppi, toni alti. Ti stordisce facendoti navigare senza meta. Le belle riprese non bastano, non approfondiscono i temi e non si legano con la trama sino a diventarne parte essenziale. E il lirismo delle immagini diventa così effimero.

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