mercoledì 29 luglio 2015

Ex Machina - facciamoci un test



Ex Machina segna l'esordio alla regia di Alex Garland, meglio noto per essere autore del romanzo The Beach e di film come 28 Giorni Dopo (e a seguire 28 Settimane Dopo), Sunshine e dell'ottimo Non Lasciarmi (Never Let Me Go). Garland mostra una regia non perfetta ma efficace, soprattutto in tutte le occasioni in cui occorre essere pittorici piuttosto che "invisibili". Al di là delle valutazioni tecniche il punto che sta rendendo questa pellicola piuttosto dibattuta su internet è il modo in cui affronta la tematica dell'intelligenza artificiale. Quello che segue, ovviamente, è solo un punto di vista.

La storia

La trama di Ex Machina in sé è semplicissima: Caleb è un programmatore e lavora per la Blue Book, la compagnia ideatrice del motore di ricerca più utilizzato al mondo. Caleb vince, apparentemente per caso, un concorso per poter passare una settimana insieme a Nathan, capo della Blue Book e genio indiscusso dell'informatica moderna. Giunto nella remota e sperduta casa di Nathan, Caleb scopre che il concorso era in verità un sistema per trovare una persona che facesse da tester per la più grande invenzione di Nathan. Il magnate infatti ha costruito un'intelligenza artificiale e ora intende sottoporla a una variante rielaborata del test di Turing.

Ora, so che si tratta di una nozione famosissima, ma giusto per essere chiari: il test di Turing serve (in teoria) a stabilire se una macchina pensa oppure no. E' semplice: un uomo, il tester, formula delle domande che vengono sottoposte a un secondo uomo e a un computer. Le risposte vengono poi portate al tester che deve capire se e nel caso quale sia un computer tra i due corrispondenti. Se il tester non riesce a individuare il calcolatore, il test è superato e la macchina può essere considerata pensante. Il test in verità è stato riformulato più volte con il passare degli anni e la sua credibilità è più che controversa.

Torniamo alla trama. Caleb è il tester e farà le domande ma, a differenza dell'esperimento regolare, lui saprà in anticipo che il suo interlocutore è una macchina. Nathan infatti è convinto che la vera conferma della capacità di pensare della sua creazione l'avrà solo se Caleb arriverà a considerarla umana nonostante sia consapevole della sua natura.

Finalmente incontriamo Ava, un'androide dalle sembianze femminili e bellissime che con voce dolce e modi educati parla per pochi minuti al giorno con Caleb. Ava è stata creata grazie al motore di ricerca Blue Book che nel corso degli anni ha collezionato una conoscenza senza pari del modo in cui le persone comunicano, pensano, desiderano e temono.

Nella grande casa di Nathan ogni giorno c'è un breve blackout. Lui dice che è un problema dell'impianto elettrico e che non è ancora riuscito a far arrivare in quel posto sperduto una squadra capace di risolverlo. Caleb scopre che a creare i blackout è Ava, la quale sfrutta quei brevi momenti a telecamere spente per far vacillare la fiducia che il ragazzo ha nei confronti del suo capo. Gli dice che Nathan è un bugiardo, un manipolatore, e di stare molto attento.

Caleb va in paranoia e arriva addirittura a mettere in dubbio la propria natura e a temere di essere lui l'androide, inconsapevolmente sottoposto al test. Scongiurata quell'ipotesi, scopre che effettivamente Nathan aveva costruito altre intelligenze artificiali che poi sono state distrutte in quanto imperfette. A questo punto del film Caleb si è già innamorato della bella Ava, tanto da desiderare di portarla via da lì, salvarla dall'inevitabile distruzione che la attende una volta terminato il test, e di farle vedere i colori e il mondo. Con una strategia degna di Daniel Ocean inganna Nathan, libera Ava e, come da manuale, resta fregato.

Ava lo ha solo ingannato, agendo secondo uno schema che avrebbe fatto innamorare di sé il ragazzo per poi sfruttarlo come un cartoncino "esci di prigione gratis". Ava vuole solo scappare, andare nel mondo, mescolarsi agli umani ed essere libera. Con estrema freddezza elimina Nathan e sigilla Caleb nella casa, lasciandolo a morire mentre lei finalmente raggiunge il suo scopo.

Turing e il cinese

Ex Machina di per sé è un'estremizzazione del normale test di Turing. L'individuo A che deve fare da tester è Caleb. L'individuo B (umano) che dovrebbe aiutare A a comprendere la situazione è Nathan. Il calcolatore, C, è Ava che ha il compito di ingannare A e superare la prova. Il tutto deformato da condizioni iniziali aggravate.

Ad esempio Ava e Caleb. Lei non è un'androide qualsiasi, è stata progettata specificatamente per Caleb. Le sembianze di Ava sono state disegnate prendendo spunto dalle preferenze pornografiche del ragazzo. La sua voce, i modi e tutto il resto sono frutto di un dettagliato profilo di Caleb stilato attraverso le risorse di Blue Book. Sleale? Forse. O forse è un modo per vedere se il raziocinio umano regge di fronte alla capacità di una vera Intelligenza Artificiale di accumulare ed elaborare dati. Personalmente ho trovato quella parte visivamente gratificante ma traballante. Un'androide perfetta ha vinto contro un ragazzo comune, anzi dichiaratamente solo, insicuro ed emotivo. Non mi pare una grande vittoria. Non solo: tale ragazzo è riuscito ad ingannare il grande Nathan, un genio di proporzioni tali da aver creato da solo tutto l'androide, dalla parte informatica a quella ingegneristica. Nathan, dal canto suo, si è fatto fregare da un blackout che in una casa come quella, piena di congegni, ha l'effetto devastante di paralizzare tutto per qualche minuto. E lui, che in banca ha un estratto conto che fa pari con il quoziente intellettivo non si è messo a trovare soluzioni. Caleb poi, per quanto sensibile (diciamo così) possa essere, ci mette davvero troppo poco per invaghirsi di Ava al punto da considerarla umana e volerla liberare ad ogni costo.

Ava è un personaggio in cui convivono comportamenti umani e da macchina. E' manipolatoria, attenta e sopratutto sembra nutrire aspirazioni sincere e molto forti di libertà e indipendenza. Tuttavia è capace di ingannare e uccidere senza rimorso, anche là dove non sarebbe necessario, solo per ottenere un vantaggio calcolato. Credo sia normale (e voluto dall'autore) arrivare alla fine del film ed essere estremamente incerti sull'esito del test.

Mi ha ricordato la Stanza Cinese, un concetto che serve proprio a spiegare l'inefficienza del test di Turing. In pratica si pensi a un test condotto in lingua cinese. L'individuo A parla e scrive perfettamente cinese, fa le domande e le sottopone a B e a C. C è un calcolatore costruito per interpretare alla perfezione il cinese e rispondere con gli ideogrammi giusti. Il test sarebbe un successo. Se però ne conducessimo un secondo sostituendo a C una grande scatola con dentro un essere umano dotato del manuale (scritto nella sua lingua, non in cinese) del software usato dal primo C, sarebbe comunque un successo. La stanza cinese è una costruzione teorica che spiega come saper interpretare una serie di dati e rispondere di conseguenza non implichi per forza una conoscenza consapevole, e quindi un pensiero.

Filosofia a parte

Ex Machina sta raccogliendo recensioni prevalentemente buone, e in effetti merita assolutamente la visione. Tuttavia non concordo con chi ci vede una pellicola geniale e rivoluzionaria. Ha alcuni spunti interessanti e una buona struttura che appunto parte dal già citato test e si amplifica sempre di più assumendo dimensioni estreme. Tuttavia non aggiunge niente a quel che già si è visto a proposito del rapporto tra uomini e macchine. Ho trovato più interessante Her, dove si fa un confronto uomo - macchina sulla capacità di amare, di superarsi e sulla visione del mondo. Ho trovato molto più interessante Autòmata, in cui le macchine sono senzienti e hanno la stessa sete di indipendenza di Ava, ma non vedono l'ora di liberarsi della forma umana in quanto per loro del tutto non necessaria e, anzi, poco adatta alla sopravvivenza.

Insomma, rispetto ad altri titoli Ex Machina si pone come un prodotto elegante, ben scritto, dotato di un'atmosfera efficace e di attori ispirati, ma non particolarmente innovativo nel filone di cui fa parte.

Chi ha paura di HAL 9000

Negli anni '80, grazie a opere come Mirrorshades si definì il genere cyberpunk. Se ne potrebbe discutere a lungo, ma qui mi preme dire che all'epoca della sua nascita questa corrente incarnava (tra le altre tematiche) la paura della tecnologia che si stava avvicinando sempre di più all'uomo. Si parlava di protesi robotiche, di genetica, di internet, e c'era la paura serpeggiante che queste nuove tecniche avrebbero alterato l'umanità per come la si conosceva. Il cybperpunk fece il suo lavoro estremizzando queste paure per portarle a una dimensione metaforica, letteraria. Braccia di metallo e circuiti, armi collegate al cervello tramite cavi e immersioni della coscienza umana in rete.

Il momento che stiamo vivendo non è troppo diverso. Le grandi compagnie che dominano internet come Google e Facebook fanno continuamente parlare di loro per la mole immensa di dati personali che possono raccogliere e per come riescono a ricostruire le nostre relazioni, le idee e le preferenze. Al tempo stesso siamo sempre più vicini ai nostri computer che ora possono anticipare le nostre domande, terminare le frasi che scriviamo e suggerirci parole in linea con il nostro modo di comunicare. Con questi presupposti non c'è più da aver paura che un braccio meccanico ci privi di una parte di identità, quanto piuttosto della relazione sempre più stretta e "viva" che abbiamo con i software in cui siamo immersi. E' proprio questo sta facendo adesso la letteratura e la cinematografia. Prende questa paura, la estremizza, e produce simboli, metafore e storie.

In questo contesto, Ex Machina è un discreto film molto ben recitato, ma non griderei al capolavoro né gli attribuirei immensi spunti di originalità. Teniamo presente che 2001: Odissea nello spazio è del '68, e Ghost in the Shell del '95. Quindi insomma... bello ma stiamo tranquilli, dài.

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