mercoledì 26 agosto 2015

Are you enjoying the Time of Eve?



Time of Eve è una serie d'animazione giapponese, un OVA (Original Animation Video, significa che è stato concepito per andare direttamente nel circuito dell'home video senza passare dalle sale, o dalla tv). I sei episodi di Time of Eve sono usciti tra il 2008 e il 2009, per la regia del giovane Yasuhiro Yoshiura (classe 1980). Si tratta di una storia di fantascienza di stampo asimoviano che ha molti punti di contatto con Ex machina. Anticipo fin da ora che la serie è davvero notevole, con una grafica bellissima e assolutamente meritevole della visione. Purtroppo la si trova solo sottotitolata (gratuitamente ma legalmente), ad esempio su vvvvid.it.

Piccola premessa

Negli ultimi tempi si è parlato spesso di temi legati alla robotica. Automata, Ex Machina e Chappie sono stati forse i più illustri tra i titoli usciti in sala e tutti mettono al centro il rapporto uomo - macchina. In Automata la storia si sposta sul sociale e si parla del confronto tra la specie umana e un'ipotetica nuova specie di origine robotica. Ex Machina usa l'androide per farsi domande sull'identità, su cosa definisca davvero un essere umano e si chiede se davvero la vita di una macchina coincida semplicemente con la sua indistinguibilità da un uomo (e viceversa). Chappie decide di fare il giro largo e usa invece l'androide per rappresentare una forma di innocenza assoluta: niente più di un robot che evolve grazie all'assimilazione di ciò che vede è specchio dell'essere umano che lo programma. Chappie tenta anche di parlare di una dozzina di altri temi ed è il motivo per cui, nonostante i vari lati buoni, risulta un po' confusionario.

Comunque il tema è senz'altro molto caldo, sentitissimo. Viviamo in un momento in cui l'identità è un concetto più che mai duttile, influenzabile, spesso falsato da stimoli esterni. Nel corso degli anni l'androide è servito come metafora in varie declinazioni: quando coincide con l'antagonista è una proiezione della stoltezza umana che insegue il progresso tecnico prima di una maturità etica, quando è simile agli esseri umani diventa un modo per parlare di diversità, di amore, di rispetto. Basti pensare a L'Uomo BicentenarioBlade Runner2001: Odissea nello spazioA.I., ma anche Robocop e il caro vecchio Corto Circuito stanno su quella barca.

Però restiamo su Ex Machina, visto che è molto recente e molto discusso. Abbiamo detto che parla di identità, e infatti inizia citando il Test di Turing e intorno a quello si sviluppa. Ex Machina però fa uso di un intreccio molto forte, tinto di paura e sangue, claustrofobico e inquietante. La domanda è: potrebbe esistere una storia che parla dello stesso tema ma senza far uso di strumenti forti come quelli del thriller? O addirittura che sia travestita da commedia, e parli di tutto ciò con leggerezza? C'è. Si intitola Time of Eve.

Trama (senza spoiler)

Non ho intenzione di svelare niente quindi mi limito all'incipit. Ci troviamo in un mondo in cui gli androidi sono d'uso comune, soprattutto in qualità di domestici. Tutti i nuovi modelli hanno un aspetto umano ma si riconoscono facilmente da una sorta di anello olografico che ruota poco sopra la loro testa. Gli androidi rispondono tutti fedelmente alle celeberrime tre leggi della robotica di Asimov:

  1. Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che questi ordini non contrastino con la Prima Legge.

  3. Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

Rikuo è un giovane ragazzo abituato a diffidare degli androidi fin da piccolo. Un giorno controllando il log delle operazioni svolte dalla propria domestica (che in famiglia per comodità chiamano Sammy), scopre un'interruzione nella lista delle attività e una scritta che dice: "Are you enjoying the Time of Eve?". Un po' curioso e un po' preoccupato, Rikuo si fa accompagnare dall'amico Masaki nel punto in cui i movimenti di Sammy smettono di essere tracciati.

Lì scoprono il Time of Eve, il Tempo di Eva. Si tratta di una sala da tè gestita da una ragazza di nome Nagi. Lei fa presente ai due nuovi avventori che il locale ha una regola precisa: non si fanno distinzioni tra umani e androidi. Per rispettare questa regola tutti i robot spengono, prima di entrare, l'anello olografico diventando quindi indistinguibili dagli umani.

Rikuo e Masaki si ritrovano a fare i conti con le loro stesse incertezze e a misurarsi in un ambiente in cui niente potrebbe coincidere con ciò che sembra.

Atmosfera

Time of Eve può essere definita come una commedia, anche se sarebbe riduttivo. E' una storia dotata di una certa leggerezza così come la intendeva Calvino, un qualcosa che spiazza, sdrammatizza ma al tempo stesso rilancia. Il Time of Eve è un mondo sospeso in cui le regole vengono meno e la logica servo - padrone messa da parte. Non esistono più differenze e si è lì a condividere la medesima pace. Un piccolo eden che sconcerta i due protagonisti, i quali non riescono ad accettare un compromesso simile perché cozza in modo violento con la loro visione del mondo.

Eppure niente ha il peso che dovrebbe avere. Ogni momento di tensione è sapientemente venato, o interrotto, da qualcosa che lo riporta a terra, come a voler spogliare le paure umane di quel carico aggiunto che sono gli uomini stessi a dargli ma che, di fatto, non avrebbero. Non mancano tuttavia tocchi di intensa amarezza, momenti in cui una sola breve inquadratura riesce a rendere un'idea vivida delle sensazioni del personaggio.

Il trucco del chi è cosa

Ciò che è davvero apprezzabile in Time of Eve è la capacità di gestire una quantità di storie ricorrendo a una sola domanda. Mi spiego. I sei episodi di Time of Eve sono come sei cortometraggi, sei visite alla caffetteria in cui di volta in volta si approfondisce la storia di uno degli altri avventori. C'è una coppia che se ne sta sempre appartata in atteggiamenti romantici, c'è un uomo solitario che legge libri, un anziano signore con una bambina chiassosa... ma chi è cosa?

Quello è l'unico strumento che il regista intende usare. Lo spettatore sa quello che sanno i due protagonisti, cioè niente. Ognuna di quelle persone potrebbe essere un androide. Time of Eve è un grande Test di Turing al contrario: due esseri umani sono alle prese con un gruppo di persone miste, uomini e androidi, esteticamente indistinguibili. Conoscendone la storia e le motivazioni prima di sapere se effettivamente siano di carne o di metallo, come decideranno chi considerare come una macchina e chi come un uomo?

Conclusioni

Come dicevo, secondo me Time of Eve merita la visione. E' una storia che sfrutta espedienti semplicissimi e riesce a disporli in un ordine originale, creando una storia delicata ma incisiva. La realizzazione tecnica è ottima, gli ambienti sono curati in ogni dettaglio e anche i classici effetti "fumettistici" per sottolineare le scene comiche non scadono mai nel demenziale. Gli elementi futuristici sono credibili, ben integrati con il contesto e non danno mai l'idea che il regista abbia voluto stupirci a tutti i costi.

Inoltre sono solo sei episodi che durano circa quindici minuti l'uno, e anche questo è un pregio. La serie dice esattamente ciò che deve prendendosi i giusti tempi e senza paura di usare un po' di silenzi quando servono.

Riconosco che Time of Eve non sia un capolavoro, anzi. Non aggiunge e non toglie niente (a mio parere un po' come Ex Machina), a quanto sia già stato detto dalla fantascienza su questo tema. Tuttavia trova (come e forse più di Ex Machina), un taglio nuovo, un modo insolito di trattare un argomento così carico e difficile. Dire che anche solo questo stimolo sia un'ottima ragione per vederla.

1 commento:

  1. ,,,,"Riconosco che Time of Eve non sia un capolavoro" ma merita la visione ;) condivido!

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