venerdì 2 gennaio 2015

Cacciatori - il gusto lungo del racconto breve



I racconti brevi sono spesso sottovalutati, almeno se si guarda al panorama generale. Se fanno parte di una raccolta è un conto, ma altrimenti è come se la mancanza di quelle cento pagine, di quei tanti grammi di carta, di quel mezzo centimetro di costola, facesse perdere di dignità all'opera. Non è sempre così per fortuna. Ultimamente la moda (giusta o sbagliata che sia) di leggere in rete o su dispositivi mobili più o meno atti all'uso, ha effettivamente spronato un po' di persone alla lettura, soprattutto breve. Certo, sarebbe più bello se questo interesse per i racconti brevi fosse amore e non un effetto collaterale di quell'intolleranza a cibi più lunghi di mezza pagina che viene dai social network.

Il punto è che ci sono realtà, in giro, realtà che provano a spingere su questo tipo di narrativa, a dare un minimo di volume a qualche voce nuova e a sperimentare stili. Farlo, tra l'altro, non è un'opzione. Non dovrebbe essere un'opzione. Sperimentare e dar volume a voci nuove è davvero l'unica strada per avanzare su qualsiasi sentiero culturale, sia questa letteratura o altro. Diciamo, tanto per parlare per metafore, che si avanza lungo quel sentiero su due piedi: sperimentazione (di generi e stili) e connessione tra autori. Oggi grazie ai social la connessione è facile, ma oggi a causa dei social la connessione è instabile e meno prolifica. Non è solo colpa loro, ovviamente. C'è meno tempo, ci sono meno soldi, forse anche meno volontà di confrontarsi e (talvolta) più paura di condividere le idee.

Chi lo fa

Torniamo però a chi lo fa. "Barta è una casa editrice di narrativa e dintorni", si occupa anche di fumetti, è attiva sul territorio nazionale e in rete tramite i grandi distributori come Amazon. Barta ha una sezione che si chiama laboratorio, dove si sperimenta. Il mese scorso è stato pubblicato il  racconto di un autore che ho la fortuna di conoscere, Filippo Polenchi, dal titolo Cacciatori.

I racconti brevi hanno un gusto lungo, duraturo nel tempo, spesso più carico di quanto lo sia quello d'un romanzo. Ci vuole tempo a scrivere qualcosa di breve: il processo di sintesi è uno dei più complessi da svolgere e costringe un autore a guardare il cuore di una storia, riconoscere se è abbastanza forte, scegliere le parole con cura e lasciare fuori dalla porta tutte quelle immagini, divagazioni e trame di cui magari si era innamorato ma che non sono essenziali. Un racconto breve è come un lampo, o un tramonto: vive per pochi minuti e gli è richiesto, più che a un romanzo, di avere un qualche guizzo che ce lo faccia ricordare. Non è un caso che moltissimi film di successo siano presi da racconti brevi e che in passato proprio questa tipologia di storie abbia influenzato interi filoni e correnti letterarie.

Cacciatori

Cacciatori è un racconto che si svolge nel corso di una sola scena (intesa come unità spazio-temporale). Un padre e un figlio vanno a caccia insieme e si ritrovano a stretto contatto, da soli, nella casetta di avvistamento. Il vecchio è un cacciatore esperto, crede nel piano di selezione, nella causa dell'uomo impegnato a vegliare sulla natura. Il figlio invece è alla sua prima volta. Non è un bambino, è adulto, tuttavia non aveva mai accompagnato il padre in quell'attività. Ogni gesto del genitore è nuovo tanto per lui quanto per il lettore. In questa cornice silenziosa, notturna, di assoluta quiete e immobilità emergono piccoli accenni, brevi frasi, che tuttavia bastano a dipingere in modo molto vivido il conflitto tra i due. C'è una questione che nessuno dei due osa affrontare apertamente perché è frutto di una scelta personale e quindi non esiste un modo migliore o peggiore di affrontarla. Il padre fa il suo lavoro e quindi vuole solo quello che è meglio per suo figlio. Meglio, però, non giusto. Il ragazzo ha occhi diversi, meno saggi ma anche meno stanchi. Due auto di differente età e prestazioni non hanno modo di affrontare lo stesso viaggio nello stesso modo. Il conflitto generazionale si fonde con il gioco dei ruoli tra padre e figlio e questa situazione assolutamente quotidiana, riconoscibile per chiunque, viene trattata con inconsueta delicatezza.

Qualsiasi cosa sia successa tra i due è solo suggerita, la deduce il lettore che viene messo in condizione di comprendere la linea generale ma non i dettagli. L'assenza di contesto permette di astrarre il problema e di concentrarci su ciò che è veramente importante: la differente visione del mondo. Nel corso del racconto i due personaggi parlano di questo loro conflitto personale e della caccia. Si tratta di due argomenti diversi e tuttavia sono entrambi mezzi che permettono di portare avanti la stessa discussione, uno allegoria dell'altro.

Il punto di tensione (come in quasi tutti i racconti di questo genere un vero e proprio climax è assente) si crea quando compare la preda. E' più di un animale: è il nocciolo della questione. Sparare è l'unica azione del racconto e quindi è su questa che la discussione può farsi atto e in cui ognuno dei contendenti può dimostrare qualcosa all'altro. In ultima battuta, quando la tensione è finita e quel che doveva accadere è successo, con due frasi l'autore quasi rovescia uno dei personaggi e lascia ipotizzare che, forse, queste due idee di come il mondo debba funzionare non siano poi così lontane.

Tutto il racconto è scritto con un registro essenziale, sobrio, che si concede di diventare poetico nel momento in cui la descrizione degli ambienti e delle azioni impatta con la percezione dei personaggi. Per quanto mi riguarda lo consiglio perché è una voce nuova, perché è un esperimento, e perché è uno di quei racconti brevi che ci mostra l'istantanea di un momento intimo ma significativo che chiunque (a suo modo) si è trovato a vivere.

Uno dei principali obiettivi di chi scrive è trasformare delle emozioni in una successione di parole. Sembra una sciocchezza ma è piuttosto difficile. La mente del lettore (di chiunque di noi) è paragonabile all'acqua, che non ha una forma precisa ma è un flusso di pensieri e idee che noi soltanto (e soltanto per noi stessi) possiamo decidere di far confluire in un luogo dandogli così forma e definizione. Ecco, un autore tenta di costruire un recipiente momentaneo per far assumere al nostro pensiero una determinata forma ed esortare così a riflettere, ricordare o provare qualcosa. Polenchi, con Cacciatori, ci è riuscito in pieno.

Per leggere direttamente il racconto, ecco il link.

2 commenti:

  1. condivido in pieno la tua posizione sui racconti brevi, e anche la tua analisi su questo racconto, nello specifico!

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