venerdì 14 agosto 2015

Manborg e i vampiri nazisti immigrati



Manborg è un film canadese del 2011 diretto da Steven Kostanski e prodotto dalla casa indipendente Astron-6 che, un po' come la Troma, è specializzata nel produrre film a bassissimo budget. Nello specifico, Manborg è costato 1000$ e ha richiesto un anno di riprese e due di post produzione. Quindi regoliamo le aspettative di conseguenza e vediamo di che parla questa piccola perla.

Trama

Una serie di scritte in apertura ci danno due dritte sull'ambientazione: la Terra è in guerra con le legioni di Inferno, un luogo (forse un altro pianeta, non ho capito benissimo...) da cui provengono dei nonmorti nazisti guidati dal tiranno noto come, manco a dirlo, Conte Draculon. Gli umani si difendono come possono ma la superiorità del nemico è soverchiante. I soldati muoiono come mosche sul campo di battaglia ma quando uno di loro vede il fratello finire tra le grinfie (e sotto i denti) di Draculon in persona, si getta in un attacco disperato contro il despota. Ovviamente Draculon vince e umilia il soldato tenendolo sollevato da terra mentre i suoi sottoposti gli sparano colpi su colpi.

Il soldato, creduto morto, viene trascinato via e portato in uno scantinato dove un uomo che non vediamo lo sottopone a una serie di operazioni e innesti per tramutarlo in cyborg. Molto tempo dopo, quando ormai gli alieni nazisti nonmorti hanno conquistato il pianeta, lui si desta dal sonno nel suo nuovo corpo meccanico. Solo e spaesato il nuovo eroe esce in strada e cerca di intervenire per fermare un'ordinaria scena di sopruso da parte delle guardie nonmorte. Ne uccide alcune con le sue nuove armi innestate ma alla fine viene catturato e condotto in cella. Qui veniamo a sapere che il Conte Draculon ha riportato in vita il sistema dell'arena e dei gladiatori. I detenuti vengono utilizzati come attrazioni e sottoposti a battaglie impossibili in qualità di carne da macello. Il nostro protagonista si presenta come Manborg e conosce quelli che saranno i suoi comprimari.

  • Justice è biondo, impertinente, biondo, esaltato e capace di produrre delle pistole dal niente che poi usa con una tecnica simile al kata della pistola di Equilibrium. Ha delle pitture di guerra sulle guance ed è biondo. L'ho già detto? Molto biondo.

  • Mina è la sorella di Justice. Anche lei ha dei segni di guerra sulle guance ma di un colore diverso. E un trucco in tinta con le pitture. E' bella, agile e bravissima con i pugnali.

  • Number One Man è un ragazzo orientale, è eticamente contrario alle magliette ed è un maestro di arti marziali. E' saggio, riflessivo, dotato di una forza sovrumana e di una voce possente. Il suo doppiatore è Kyle Hebert, un vero specialista, ma purtroppo per me è impossibile ascoltare questo personaggio e non pensare a Gunther che canta "Oh, you touch my tra la la... mh... My ding ding dong..."

  • E poi ovviamente c'è Manborg, che non è un cyborg moderno, di quelli da film del nuovo millennio. Ha le aggraziate e fluide movenze di un Robocop con l'artrite, non è ancora consapevole delle proprie armi e sta cercando di capire quale sia il suo destino.

I quattro affrontano insieme l'arena e in quell'occasione abbiamo un saggio della loro immane forza. Riescono a spuntarla in una situazione critica provocando l'ira di Draculon che sperava di bagnare l'arena di sangue. Il malvagio conte se la prende con il suo sottoposto e amministratore dei detenuti, il Barone. Il personaggio più geniale del film. Il Barone è una qualche sottospecie di vampiro per cui è esteticamente orribile; inoltre veniamo a sapere che, nel corso di una precedente battaglia, Number One Man lo ha accecato e quindi adesso gira con dei vistosi impianti bionici negli occhi. Ma non è tutto: il Barone è innamorato di Mina che ovviamente non lo considera affatto. Lui si strugge per lei, chiede consiglio ai collaboratori su come piacerle e le porta perfino dei fiori.

Ma torniamo alla storia. Dopo il loro successo Manborg viene richiesto per un colloquio privato con il dottor Scorpious, inventore di parte della tecnologia usata dagli alieni. Scorpious rivela a Manborg di essere lui il suo creatore, di averlo salvato dal campo di battaglia perché lui è stato l'unico soldato umano ad aver mai tentato uno scontro diretto con Draculon. Lo scienziato ha messo tutta la tecnica in suo possesso a servizio di Manborg, donandogli le armi che un giorno potrebbero salvare il mondo. Scorpious racconta anche di essere stato lui la causa del primo contatto tra la Terra e Inferno. Stava lavorando nel suo laboratorio a Cose Molto Importanti quando, premendo invio, si è aperto un varco spazio temporale (credo). Lui ha provato a "premere tante volte il tasto canc." ma Draculon è comparso comunque e niente è stato più lo stesso.

Scorpious procura a Manborg un'occasione per evadere e lui si porta dietro i suoi amici. I quattro trovano rifugio in un sotterraneo ma Mina ha un conto in sospeso di cui non può liberarsi: uno degli ufficiali di Draculon è una ragazza umana che lei conosceva da piccola e che vorrebbe salvare dall'influsso del Conte. E' una questione personale quindi lascia un biglietto ai suoi amici e torna da sola all'arena. Quando Manborg e gli altri lo scoprono decidono di andare a darle supporto. Si allenano a vicenda, si perfezionano e partono per salvare Mina e affrontare una volta per tutte Draculon.

Nel corso dell'ultima battaglia ognuno dei protagonisti affronta la sua nemesi: Number One Man se la vede con il Barone a cui aveva già strappato gli occhi, Mina con la sua ex amica d'infanzia ora nota come Shadow Mega e Manborg con il Conte Draculon in persona.

Linea diretta con gli '80/'90

Manborg è un film fatto di citazioni, soprattutto cinematografiche e videoludiche, degli anni '80 e '90. Lo stesso taglio del film ricorda quegli anni. Il regista Kostanski è riuscito a riprodurre alla perfezione certe atmosfere, attraverso fotografia e dialoghi, proprie del periodo. In pochi guardandolo senza conoscerlo, indovinerebbero che si tratta di un film del 2011. In parte questo risultato ci sta che sia dovuto alla povertà dei mezzi disponibili ma è anche una scelta stilistica indovinata che conferisce al film un sapore tutto suo.

Il design dei mostri e degli elementi tecnologici è bello, originale. Alcune creature che i protagonisti si trovano ad affrontare sono effettivamente inquietanti, sopratutto se riusciamo a distaccarci dalle pretese che il cinema di adesso ci permette di avanzare su effetti speciali e fluidità di movimento. Da notare anche che mentre la maggior parte degli ambienti e dei fondali sono fatti al computer (richiamando stili grafici da vecchio videogioco, come i vari Tex Murphy), i soldati vampiro, il Barone e il Conte sono vere maschere gommose, come le faceva la nonna.

L'abilità del regista, sicuramente, si è dimostrata anche nel rendere tutti questi elementi coerenti gli uni con gli altri in modo che creassero un mondo in cui, con mille riserve, ci si può calare.

Mai sul serio

Manborg vince nella misura in cui non si prende sul serio. Il film è prima di tutto una commedia e lo è senza nascondersi, anzi. L'inizio del film è pomposo, le scene di guerra con quegli effetti speciali così finti potrebbero indurre uno spettatore casuale a credere di essere alle prese con un film trash, involontariamente comico. Manborg si mette in salvo con una certa grazia, subito dopo, grazie alle espressioni del protagonista e a piccole, geniali trovate come i soldati alieni zombie nazisti che inseguono i ribelli saltando e facendosi comparire sotto ai piedi degli skateboard laser.

Da quel momento in poi è la comicità a fare da padrona, inserendosi sia nelle scene horror sia in quelle di azione senza mai essere davvero invadente. Nessuna gag resta fine a se stessa, tutte raccontano qualcosa e questo è più di quanto ci si possa aspettare anche da molte commedie americane o italiane.

Le scene di combattimento, ad esempio, ricordano quelle di certi fumetti o di cartoni animati come Kenshiro: il personaggio spicca un salto, fermo immagine con sfondo digitale ad hoc, testa del nemico che esplode. E ci sono sempre elementi che riportano il film a un livello di serietà per cui è possibile godersi effetti speciali di quel tipo che, davvero, sono belli. Non sono perfetti, non sono "alti", ma hanno stile. Quindi, in breve, il film non si prende mai sul serio e questo gli concede la vittoria.

Anche nelle parti più narrative Manborg riesce a trasformarsi in una commedia più che degna. La voce di Number One Man secondo me già basterebbe ma il film tiene in serbo altre chicche. Justice non sa leggere e la scena di quando trova il biglietto con cui la sorella dice che è tornata all'arena diventa qualcosa di notevole: "Dice... oh, beh... aspetta. Ha scritto piccolo. Avrei dovuto portarmi gli occhiali... Dunque... Oh! Che importa che dice! Ormai è andata!". Persino la scena in cui Manborg, grazie a una specie di cassetta mini dv futuristica, riesce a parlare con i fantasmi olografici (?) del suo creatore e di suo fratello non si risparmia. Il fratello gli dice che ha fatto un buon lavoro ma che "Ehy, guarda che il paradiso non esiste." e l'ologramma di Scorpious lo manda via in malo modo.

Nonostante questa politica del mai prendersi sul serio Manborg ha un suo tema, l'importanza del sacrificio e la redenzione, che è tipico dei film d'azione eroici, e offre una sottile ma presente satira del potere. I cattivi sono volutamente caricaturali, dal Conte Draculon che vuole il dominio sulla Terra al Barone, suo servo, che vuole solo una storia d'amore con Mina. Il potere, in ogni caso, è stupido o rende le persone stupide. Al contrario un ribelle, chi sceglie di combattere per una buona causa, può anche essere un tontolone ma da qualche parte avrà una marcia in più degli altri.

Tirando le somme

Manborg non è un titolo sconosciuto. Come tutto ciò che è uscito dalla Troma, anche i lavori della Astron-6 sono noti a una nicchia di appassionati sparsi per il mondo. In questo caso la regia è limitata dai mezzi ma fa delle scelte estetiche deliziose. La scrittura è essenziale, stranamente sobria e anche per questo riesce sempre a far uscire il lato comico. Non si spiega niente più del necessario e non si indugia mai in una scena importante solo per accattivarsi lo spettatore. Fotografia ed effetti speciali sono, come già detto, poveri ma interessanti. E il film, in generale, è godibilissimo.

Se siete di quelle persone che si scandalizzano per un effetto speciale fatto male, Manborg non è per voi. Se pensate di poter mettere da parte certe pretese e di saper ridere di un film senza per questo bollarlo come spazzatura, allora benvenuti. Sono sicuro che troverete il modo di stupirvi e di divertirvi e, sinceramente, non è che a un film si possa chiedere molto di più.

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