venerdì 28 agosto 2015

Quando c'era Marnie - ultimo incanto del Ghibli




"I never had that many friends growing up
so I learned to be okay with just me
just me
just me
just me
and I'll be fine on the outside"(Priscilla Ahn - Fine On The Outside)

...Si parla di animazione, spero niente pregiudizi.

Quando c'era Marnie è un piccolo incanto, una storia raccolta e misurata, narrata in punta di piedi e senza mai far ricorso ad alcun eccesso. La potenza visiva è quella che ci si può aspettare dal prodigioso Studio Ghibli, che di certe ambientazioni rurali ha fatto la sua specializzazione nel corso di trent'anni di successi e capolavori. La regia è stata affidata a Hiromasa Yonebayashi (classe '73), a cui lo stesso Hayao Miyazaki scrisse la sceneggiatura del film d'esordio Arrietty - il mondo segreto sotto il pavimento.

Quando c'era Marnie potrebbe essere l'ultimo titolo dello studio, almeno per un periodo di tempo imprecisato, dal momento che il Ghibli chiuderà per una "ristrutturazione interna" al fine di preparare il lavoro della prossima generazione di artisti. Nonostante ci sia quindi da sperare in una riapertura, è anche vero che alcuni importanti membri come lo stesso Yonebayashi e il produttore Nishimura hanno lasciato lo Studio per dedicarsi ad altro o per aprire una propria casa di produzione.

Doverosa premessa è sottolineare che questo è un film realizzato dallo Studio Ghibli ma non è un film di Miyazaki, con i quali non dovrebbe essere necessariamente confrontato.

Storia (niente spoiler)

Anna è una ragazza di dodici anni, solitaria e insicura. Soffre di asma, ama disegnare, se ne sta tutto il tempo in disparte e desidera almeno quanto teme che qualcuno le rivolga attenzioni. Lo stress causato da questa sua forma di depressione peggiora le condizioni dell'asma e sua zia, che le fa da madre adottiva, decide di mandarla in campagna da una coppia di parenti, dove l'aria è migliore.

Anna, che è anche dispensata dalla scuola per via della sua condizione, passa il tempo a disegnare e ad esplorare i dintorni. E' tranquilla fin tanto che è da sola e piomba di nuovo in agitazione se deve relazionarsi con estranei. Nel corso delle sue passeggiate scopre una magnifica villa apparentemente abbandonata costruita al di là della baia, e ne resta affascinata. Pochi giorni dopo, in seguito a un litigio con una coetanea, Anna si rifugia in quella villa e fa la conoscenza inattesa di Marnie, anche lei della sua stessa età. Anna e Marnie sono due spiriti affini, entrambe segnate dalla solitudine per ragioni differenti. Le due diventano amiche e iniziano a conoscersi ma Anna, giorno dopo giorno, si rende conto che la verità su Marnie non è così semplice e che il filo che le lega l'una all'altra è molto più intricato di quanto pensasse.

Aspetto visivo

Non sono un disegnatore, tuttavia credo non serva un professionista per rendersi conto della bellezza di Quando c'era Marnie. Ogni inquadratura è studiata nei minimi dettagli, la resa dei colori è bellissima (sfido a non farvi venire fame quando vengono tagliati cocomeri e pomodori) e l'animazione impeccabile. Lo Studio Ghibli ha più volte cambiato il suo stile pur senza tradirne l'essenza. Basta confrontare La città incantata, Ponyo e Si alza il vento per vedere come ogni volta il design e l'animazione si assestino per calzare il tipo di prodotto. Quando c'era Marnie è una storia reale, priva di elementi fantastici espliciti, e quindi l'estetica si adatta al realismo e diventa piena di particolari e molto immersiva.

Ambienti e colori sono quelli che hanno sempre caratterizzato lo Studio: la campagna, un piccolo paese abitato da persone semplici e umane, molta acqua e in generale un mondo fuori dalla tecnologia e dal caos metropolitano.

L'aspetto immaginifico è ciò che più distacca Quando c'era Marnie dai lavori dei Miyazaki (padre e figlio), i quali hanno sempre fatto della rappresentazione del fantastico un punto di forza. Non che sia un male, ovviamente, qui la storia semplicemente non lo richiede.

Tematiche

Il Ghibli ha sempre puntato su tematiche particolarmente care ai suoi fondatori quali l'ambientalismo, il pacifismo, il concetto del "volare" come espressione di libertà dell'uomo e ovviamente l'amore. Quando c'era Marnie è essenzialmente una storia d'amore, ma condotta nello stile dello Studio, cioè in assoluta innocenza. L'amore è quello che lega Anna e Marnie ed è anche ciò che, in varie forme, le due ragazze cercano, trovano e perdono intorno a loro. Quando c'era Marnie (il cui titolo originale significa Marnie dei ricordi), parla nello specifico di perdono, inteso sia come atto del perdonare che del perdonarsi. Anna affronta un processo di crescita che a ogni svolta di trama diventa più duro e doloroso.

Il ritmo del film è inizialmente lento e potrebbe annoiare uno spettatore poco appassionato, si tratta però di una lentezza studiata per calarci in quell'universo e per piantare bene a terra le motivazioni e la visione del mondo dei vari personaggi. In questo modo quando iniziano ad arrivare gli scossoni, tutto si fa più interessante e noi più coinvolti. La narrazione è portata avanti con sobrietà e non spiega niente più del necessario. Lungo il corso di questa storia di formazione Anna dovrà confrontarsi non solo con le proprie paura, ma anche con i limiti che si è imposta illudendosi che fossero una buona protezione emotiva.

Per bambini?

Ni. Lo stesso regista ha dichiarato che il suo intento era confrontarsi con le origini artistiche di Studio Ghibli e riproporre al cinema una storia per bambini che raccontasse i bambini.

Io non mi intendo di bambini giapponesi ma mi aspetto che molti genitori italiani troverebbero questo film sconsigliabile per i loro figli. La verità è che la storia è adulta, Quando c'era Marnie racconta in modo molto nitido le incertezze, i sensi di colpa e le malinconie che un ragazzino si trova ad affrontare. Racconta anche il modo in cui se ne può uscire e veicola concetti assolutamente positivi, come detto prima, ma si tratta più una storia in grado di ricordare agli adulti come si è quando si è bambini e come appaiano estranee le meccaniche del mondo adulto. Mostra come il riconoscimento di se stessi (da parte non solo di estranei, ma anche nostra), a quell'età non sia più considerabile semplicemente un dono e inizi a diventare una conquista che facciamo attraverso le nostre scelte.

Commento e conclusioni

Quando c'era Marnie ha il sapore della fiaba popolare, di una di quelle storie di paese che si raccontano come aneddoti capitati a qualcuno che molto tempo fa abitava in fondo alla strada. Quelle storie che iniziano piccole, ordinarie, e poi si ingigantiscono e coinvolgono sempre più personaggi, sempre più scelte, e poi cambiano all'improvviso più volte.

Il film si basa sull'omonimo romanzo di Joan G. Robinson e in effetti si riconosce, come del resto in molti altri lavori dello studio, la presenza di un libro alle spalle della pellicola; di una struttura ampia e potente che ha fatto da trampolino per l'estro visivo dei maestri del Ghibli.

Se proprio devo trovare dei difetti, ne indicherei due: uno sopportabile e uno sleale. Quello sopportabile è un momento, non sto a dire di più, in cui forse la concentrazione di elementi drammatici è tanto caricata da sconfinare per un attimo nel melodramma. Mi sono trovato a pensare che beh... anche meno. Senza dubbio è un punto della storia in cui è naturale che certe informazioni vengano fuori e raggiungano lo spettatore ma, almeno a me, è parso fin troppo addensato. L'altro difetto, quello sleale, è prevedibile: manca Miyazaki. Sarà che non c'è la sua mano dietro al progetto ma si sente l'assenza di quei piccoli guizzi, di quei tratti quasi invisibili ma determinanti sulle situazioni e sul ritmo generale. In verità non è un vero difetto: Hiromasa Yonebayashi è riuscito a dare all'opera un suo carattere esclusivo che non deve essere confrontato con altro. Il mio è un discorso da nostalgici a cui risulta difficile regolare le aspettative su un registro diverso (non inferiore).

Quando c'era Marnie è un film assolutamente da vedere, ricordandosi (ma spero ormai non ce ne sia bisogno) che l'animazione non è per forza un prodotto per bambini. Anzi. Questo film è delicato, avvolgente e dotato di un finale commovente ed efficace. Uno spettatore attento ci potrebbe arrivare con qualche scena di anticipo ma ciò non impedisce di sentirsi coinvolti nel momento in cui anche i personaggi giungono alle nostre conclusioni.

Quando c'era Marnie è stato al cinema soltanto per due giorni ma il dvd e blu-ray dovrebbero uscire nella seconda metà di ottobre. Lo consiglio a chiunque. C'è solo da sperare che lo Studio Ghibli riapra prima possibile e che il temuto riallestimento sia effettivamente solo un modo per rigenerare forze creative e formare nuovi talenti. Il Ghibli non solo ha forgiato un nuovo stile narrativo dell'animazione ma ha rivoluzionato il modo in cui si guarda l'animazione nel mondo, obbligando il pubblico (tutto, tranne chi proprio non vuol vedere) a riconoscerne il valore. Incrocio le dita.

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