domenica 30 agosto 2015

Taxi Teheran



Taxi Teheran, vincitore dell'Orso d'Oro del Festival di Berlino 2015.

Jafar Panahi, pena la detenzione di sei anni, è stato condannato dal governo iraniano a vent'anni di interdizione dal girare film, scrivere sceneggiature, rilasciare interviste e gli anche stata vietata la possibilità di lasciare liberamente il paese. La necessità di creare e comunicare, resa ancora più oppressiva dalle proibizioni, ha spinto il regista a inventarsi un sotterfugio per realizzare ugualmente un film: inserire una telecamera in un taxi (Taxi è anche il titolo originale della pellicola). Alla guida del veicolo c'è lo stesso Panahi per dirigere, passeggero dopo passeggero, un ritratto della città di Teheran.

Panahi utilizza il linguaggio del docu-film ma si tratta di invenzione poiché Taxi è recitato da attori e ha alle spalle una solida sceneggiatura, solo in apparenza fragile e leggera, densa di riflessioni sulle conseguenze della censura nella vita reale e su diversi aspetti della situazione sociale nella capitale dell'Iran.

Alcuni Viaggiatori...

Uno dei passeggeri commercia illegalmente serie tv e film stranieri vietati dal governo così gli studenti di cinema, e gli appassionati del genere, possono avere accesso ai capolavori e all'intrattenimento come nel resto del mondo libero. E' un ometto grasso e vivace, astuto (mentirà ai suoi clienti dicendo d'essere socio dello stesso Panahi), riempie lo schermo con la sua tracotante arte di sopravvivere.

Due donne anziane portano con loro sul taxi un piccolo acquario con due pesci rossi (in un film di Panahi, 'Il palloncino bianco', una bambina perde i soldi, avuti dalla madre, per comprarsi un pesce rosso). Le due donne sono nate a pochi anni di distanza, il medesimo giorno a mezzogiorno, e vogliono arrivare entro l'ora di pranzo nel luogo dove hanno catturato i due pesci rossi e liberarli, altrimenti moriranno perché troppe sono le coincidenze affibbiate loro dal destino e devono per forza eseguire questo strano rituale nell'ora del loro compleanno. Si tratta di due brontolone, egoisticamente concentrate sul loro piccolo capriccio e pronte a criticare e offendere (risultando divertenti e ridicole) chi causa loro perdite di tempo o non è svelto ad assecondarle.

Un donna gira per la città con in mano un grosso mazzo di rose rosse. E' innamorata della libertà e continua a lavorare come avvocato nonostante il divieto del suo ordine professionale. Vuole andare a fare visita ai genitori di una giovane ragazza incarcerata costretta, per difendersi, a fare lo sciopero della fame e della sete. La ragazza è colpevole di aver tentato di entrare allo stadio per assistere a una partita (l'ingresso è riservato ai soli uomini). L'avvocatessa dovrà cercare insieme alle vittime una soluzione, ma soprattutto portare loro conforto.

Un uomo ha appena avuto un incidente in motorino, si sente molto male, e crede di stare per morire. La moglie, disperata, sale con lui sul taxi e l'uomo prega Panahi di riprenderlo con la telecamera del cellulare, vuole dettare il suo testamento. L'uomo implora i fratelli di lasciare un tetto alla sua consorte, secondo la legge le donne non hanno il diritto di ereditare e, in caso di tragedia, la moglie finirebbe in rovina.

Un coetaneo, ex vicino di casa del regista, tassista anche lui, incapace di denunciare una coppia che lo ha derubato e picchiato. A Teharan, poco tempo prima, era stato dato ampio spazio mediatico all'esecuzione pubblica di due ladri e l'ex vicino di casa teme delle conseguenze decisamente troppo gravi contro i suoi assalitori, una uomo e una donna all'apparenza normali, simili a lui, forse spinti a delinquere unicamente dai debiti. Gli rimane però la rabbia per non aver reagito, quando la giustizia diviene eccessiva l'uomo potrebbe sentirsi disonesto scegliendo la strada della 'legalità'.

La piccola nipote Hana, allegra, sveglia. Deve preparare un cortometraggio per un concorso scolastico realizzando un film distribuibile. Elenca sul taxi, a Panahi, le severe regole di censura dettatele dalla maestra e non comprende come rispettare il precetto di riprendere esclusivamente la realtà ma non mostrarla se eccessiva, offensiva e se contraria ai precetti stabiliti dal governo. Solamente la finzione, inevitabilmente, è fedele alle aspettative della maestra.

Dolce e amaro. Panahi non mette mai in evidenza la violenza nei suoi film, la racconta attraverso gli sguardi e le reazioni delle vittime, sono le conseguenze a permeare il suo punto di vista con tutto il conseguente carico delle contraddizioni umane. Lo stesso accade per le critiche contro le costrizioni governative, Panahi cerca di restituirci un'immagine neorealistica della realtà, senza giudicare ma invitandoci a riflettere con onestà. C'è del coraggio in Taxi, c'è l'impellenza di raccontare, senza vittimismo e con la voglia di non arrendersi mai perché se lasciamo calare il buio sull'arte, beh, ci porteranno via le rose rosse.

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