giovedì 13 agosto 2015

True Detective 2 – Omega Station



Finalmente ci siamo arrivati. Dopo una stagione controversa True Detective 2 è finito con la puntata numero otto, Omega Station. I cattivi sono ormai palesi, il giallo risolto, i nostri eroi sono diventati amici o più e "nessuno è più basito". Omega Station è perfettamente in linea con il resto della serie, punti deboli inclusi, e ci porta verso un finale corretto (formalmente parlando), forse un po' troppo atteso, poetico ma interessante.

Trama

Velcoro e Ani sono diventati intimi dopo essere scampati gli ultimi pericoli, abbastanza da condividere il letto (entrambi senza i rispettivi abiti) e muoversi un po' per vedere cosa accade. Si confidano anche l'uno con l'altra. Ani ci svela l'identità di questo suo senso di colpa: il personaggio che da piccola la violentò non la obbligò a salire sul suo furgone, anzi, fu lei ad accettare l'invito e a sentirsi orgogliosa dei complimenti che lui continuava a farle. Con il tempo questi ricordi si sono trasformati in un'idea distorta di se stessa. Velcoro le svela di aver ucciso un uomo credendolo il violentatore della moglie. I due si coccolano per un po' prima che la realtà torni a farsi viva con una telefonata.

Frank cerca di convincere sua moglie ad andare via, a mettersi al sicuro oltre i confini dello stato. Lei non ha intenzione di lasciarlo ma si lascia persuadere dalla disperazione di lui. Frank la guarda andar via e poi si mette all'opera per pareggiare i conti con Osip e scappare.

La telefonata rivela a Ray e Ani della morte di Paul. I due sono traumatizzati ma non troppo e si mettono a cercare una soluzione. E' a questo punto che Ray ha l'intuizione del secolo, ripensando al delitto del '92. Come già era stato detto nella puntata precedente, in quella rapina ci andarono di mezzo i genitori di due bambini (fratello e sorella) che adesso dovrebbero essere grandi e potrebbero cercare vendetta. Con un procedimento logico al limite del romanzesco i detective avevano capito che la bambina potrebbe essere la segretaria di Caspere, infiltrata lì per ottenere informazioni. Ecco, adesso Ray dice che, a pensarci bene, il maschietto nella foto assomiglia proprio a quel fotografo che aveva incontrato puntate fa sul set di un film. Vedi tu i casi della vita... Si fanno dare l'indirizzo dal suo sindacato e lo vanno a cercare a casa dove trovano sua sorella in lacrime. E' proprio come dicevano loro, sono i due fratellini, e lui adesso sta andando ad un incontro con il capo di Velcoro (che ormai sappiamo essere invischiato nella rapina e attualmente corrotto) per ucciderlo.

Ray va sul luogo dell'incontro, tenta di sventare l'attentato ma alla fine i fatti precipitano e ne segue una sparatoria nel corso della quale sia il capo che il fratellino restano uccisi. Ray scappa con l'aiuto di Ani e la porta nell'unico rifugio che reputi sicuro: il locale della tizia che canta. Anche Frank si trova lì e sta riorganizzando le idee. Per Frank riorganizzare le idee funziona così: prendi molte molte armi di calibro molto molto grosso. Le stendi su un letto. Le guardi intensamente. Le scegli tutte e vai a trucidare dei mafiosi russi.

Finalmente vediamo Osip morire come merita, ma temo che sarà l'unica gratificazione della puntata. Velcoro, Ani e Frank sono ormai in un vicolo cieco. I primi sono ricercati dalla stessa polizia che li ha incastrati, l'altro ha eliminato un pesce grosso della mafia russa e deve assolutamente cambiare aria. Ani si taglia e tinge i capelli e aspetta il ritorno di Velcoro ma Ray, lungo la strada, cede all'impulso di rivedere un'ultima volta il figlio. Frank intanto paga profumatamente gli armeni perché gli procurino una macchina per scappare e si fida della loro stretta di mano.

Ovviamente sia Frank che Ray sono destinati a una pessima fine. Ani, sola e in lacrime, salpa alla volta del Venezuela dove riesce a mettersi in contatto con la moglie di Frank. In epilogo vedremo che le due donne hanno stretto una sorta di alleanza e vivono insieme da fuggitive. Ani parla con un giornalista e gli affida tutta la storia e tutte le prove che ha nella speranza che i colpevoli rimasti in vita possano incontrare la dovuta giustizia.

Questo episodio...

Al solito... scritto bene, buon ritmo, coerente con l'atmosfera dei precedenti, ma pretenzioso. E' un pretesa che lo spettatore possa credere alla storia d'amore dolce e pura che si crea tra Velcoro e Ani dopo che non si sono considerati per 6 puntate su 8. E' pretenziosa la scena di Frank bardato come un soldato dei corpi speciali che tra fumogeni, mitra e pistole sbaraglia la mafia russa. Perfino la scena in cui Ray va a rivedere suo figlio diventa pretenziosa dal momento che per un paio di puntate buone non ci abbiamo più pensato.

Inoltre c'è una distinzione da fare, secondo me, nel modo in cui certe trame si portano avanti. Da una parte c'è il noir e le sue regole, tra cui la principale: il protagonista deve cadere. Se non cade, se non sprofonda nell'abisso, non è un noir. Qui la forma è rispettata nel migliore dei modi e infatti sia Frank che Ray cadono per colpa del proprio "difetto fatale". Velcoro ha suo figlio e pur di rivederlo compie un gesto prevedibile dai suoi nemici che infatti lo trovano e lo braccano. Frank invece ha il suo orgoglio. Lui è venuto su dal niente, lui si è guadagnato ogni briciola di ciò che ha rispettando sempre quelle regole violente ma codificate del mondo criminale. Finché i messicani che lo hanno messo sotto scacco pretendono soldi e privilegi, lui contratta e concede ma quando uno di loro gli ordina di dargli l'abito solo per umiliarlo perde il controllo e, ovviamente, non finisce bene.

Dall'altra parte però c'è il modo in cui i personaggi cadono. Velcoro scopre di essere inseguito perché nota un trasmettitore piantato sotto la sua macchina. Decide di non estrarlo, di farsi inseguire per portare i cattivi lontani da Ani. Sicuramente encomiabile ma perché non tentare una vera fuga? Ray sa di essere seguito da dei poliziotti, conosce bene le loro possibilità, tuttavia decide di infilarsi in mezzo a un bosco e, anziché darsi alla macchia, affrontare l'intera squadra da solo.

Ani per la prima volta accetta di stare in disparte, lei che tutto è sempre stata tranne che lo stereotipo di donna che aspetta il suo uomo a casa. Qui sale sulla barca e piange quando comprende che nessuno la raggiungerà.

Frank dovrebbe essere uno scacchista, uno che si è fatto strada prevedendo l'imprevedibile. Fidarsi dei mafiosi armeni dopo che si è ucciso un boss (e quindi saranno tutti in fila per guadagnarsi i favori del prossimo, chiunque sarà) è una mossa un po' sciocca. Per uno del suo intuito è altrettanto sciocco non annusare il pericolo quando la macchina davanti frena all'improvviso ma, soprattutto, è debole la scena del vestito. Bella ma debole. Di tutte le ragioni per cui Frank poteva perdere il controllo quella è una delle più stupide e, anche se capisco sia una precisa scelta dell'autore, la trovo poco potente.

Questa serie...

E' discreta, senza dubbio, ma debole. Inoltre dopo l'ultimo episodio sono stato colto da una sorta di effetto Lost. Il padre di Ani? E la sorella? Basta così? Il loro ruolo è stato davvero così strumentale? Anche l'ex moglie di Velcoro si è guadagnata una piccola scena nel montaggio finale, invece loro niente. E la famosa sorellina del '92, che fine ha fatto?

Ci sono però due domande che più delle altre mi perseguitano. La prima riguarda i cattivi. Ci sono prove neanche troppo nascoste, perfettamente visibili da qualsiasi computer della polizia, che il sindaco, il capo della polizia e tanti altri furono coinvolti con vari ruoli in una rapina di diamanti e che ora, a distanza di anni, hanno tutti un incarico pubblico importante. Ripetiamolo per sicurezza: sindaco di Vinci, capo della polizia locale di Vinci, ecc... Ora la domanda è: ma chi ve si... cioè... ma chi si credono di essere? Per colpa di persone così c'è bisogno di scappare in Venezuela? Non basta andare a Los Angeles e trovare lì qualcuno ambizioso almeno quanto Chessani, o magari un ufficiale di polizia desideroso di promozioni, e passare la voce? I cattivi non mi pare che facciano così tanta paura. La seconda domanda riguarda Velcoro. Perché mettere lui nel gruppo d'investigazione? Perché non un corrotto compiacente in grado di sabotare le indagini come e quando voleva?

Inoltre, adesso posso dirlo, questa storia è annacquata. Otto puntate sono anche troppe per raccontare una vicenda con così poche svolte narrative. Probabilmente ne sarebbero bastate la metà, ben calibrate, per rendere la storia più godibile senza svilire atmosfera e personaggi.

Conclusione generale

E' stato un bel viaggio. Vinci mi è piaciuta e mi è piaciuto molto il personaggio di Frank (macchie di umido a parte). Non sono riuscito a godermi la trama per via delle tante, troppe volte in cui mi sono fermato a chiedermi "perché" un personaggio prendesse una decisione e non un'altra a cui perfino io sarei arrivato. Ed è diluita, stirata più possibile con trame che non verranno mai più riprese pur di arrivare a otto puntate. Non ci sarebbe stato niente di male nel far ruotare tutto intorno a un gruppo di detective rotti alle prese con la loro vita, solo che allora il giallo doveva essere meno interessante, meno pressante.

I conflitti interni dei personaggi sono piccoli, intimi e cozzano (anziché incastrarsi) con quello fin troppo pomposo delle gerarchie di potere di Vinci. Infelice anche, per me, la scelta di non parlare mai dei cattivi, di non assumere mai il loro punto di vista. Il risultato è la descrizione di un mondo realisticissimo che, paradossalmente, risulta manicheo. Gli antagonisti sono cattivi senza se e senza ma, impegnati in una feroce difesa della propria malvagità mentre i buoni sono vittime dell'inganno, della violenza o del pregiudizio. Se l'obiettivo della serie era quello di replicare con un taglio diverso il realismo cinico ma poetico della prima stagione, in cui ogni personaggio era l'eroe della sua stessa storia e aveva le proprie ragioni, allora True Detective 2 ha in buona parte fallito.

True Detective 2 ha visto assottigliarsi la fetta di consenso che Pizzolatto si era creato con la sua magnifica prima stagione. E' notizia di pochi giorni fa che la HBO ha deciso di procedere con una terza stagione, di cui ancora ovviamente non si conoscono né tempi né tematiche. Non resta che sperare che venga scritta e realizzata con maggiore calma.

...

Ah no... un'ultima cosa... qualcuno ha capito che diavolo sta facendo il figlio di Ray? Io vedo dadi da gioco di ruolo, un tabellone quadrettato e dei giocattoli di gomma tra cui un'enorme e patriottica aquila. Che roba è?

2 commenti:

  1. "è debole la scena del vestito. Bella ma debole": nel vestito ci sono i diamanti.

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  2. Sì, lo sapevo. Ma grazie della segnalazione. La scena, per inciso, resta debole.

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