venerdì 11 settembre 2015

Il Grande Quaderno



Adattamento del libro Il Grande Quaderno di Ágota Kristóf, il primo volume della Triologia della città di K., e vincitore del Premio letterario Adelf del 1986. Il film è un'opera del regista ungherese Janos Szász e ha ricevuto il Gran Premio Globo di Cristallo al Festival di Karlovy Vary.

La trama in breve (e senza spoiler)

Una signora benestante, dopo l’annuncio dello scoppio della seconda guerra mondiale, affida provvisoriamente i sue due figli (gemelli omozigoti) alla madre anziana che abita al confine di uno sperduto villaggio. Portandoli in un luogo isolato, spera di evitare ai bambini le tragedie del conflitto e salvargli la vita perché ‘due gemelli danno troppo nell’occhio.’. Promette loro di tornare a prenderli quando il conflitto sarà terminato. La nonna dei bambini è evitata come la peste dagli abitanti del paesino di K. e viene chiamata col soprannome di Strega per i suoi modi bruschi, dispotici, il suo aspetto sporco, trasandato.
Il mondo conosciuto prima dai gemelli, in procinto di entrare nell’adolescenza, si spezza così all’improvviso. La casa della Strega è sporca (i polli banchettano indisturbati per la cucina) e senza cure né affetto. I bambini sono costretti a lavorare, per contribuire al mantenimento della famiglia, subendo schiaffi e offese, la nonna li chiama ‘figli di cagna’ e gli nasconde le lettere d’affetto e i doni, arrivati via posta, della madre.  I protagonisti passano dunque dall’amore alla rabbia senza poter intravedere una minima illusione di ritorno.
I gemelli, abbandonate le speranze di rivedere la loro madre, decidono di sottoporsi a una serie di prove fisiche e morali per fortificarsi e dimenticare la loro umanità, perché fa male ricordare il calore dei sentimenti e non serve a nulla. Iniziano a infliggersi delle punizioni corporali dolorose e stremanti, a compiere una serie di riti per eliminare la pietà dalla loro anima, torturano e uccidono degli insetti oppure sfidano i principi morali ricattando un prete per denaro e rubando oggetti a un soldato morto da pochi istanti. Pagano il prezzo richiesto dal dramma peggiore, la seconda grande guerra.

Ogni memoria e passo della loro formazione lo scrivono in un grande quaderno marrone, un dono del padre.

Non ci viene concessa la possibilità, come spettatori (e come lettori) di rimpiangere l’innocenza perduta dai bambini, la guerra spazza via in fretta ogni residuo di rispetto e umanità e ci mostra come l'uomo possa anche superarsi nell'amoralità cadendo nell'orrore nazista.

I gemelli sono inseparabili, infatti nel film non vengono mai chiamati con il loro nome proprio poiché possiedono un’unica anima e un’unica volontà e sono i protagonisti assoluti della tragedia, impersonificano la disumanizzazione necessaria per superare il secondo grande conflitto mondiale.

Il problema del film Il Grande Quaderno sono i personaggi secondari, non sempre assolvono le loro funzioni o evolvono. Escludiamo sicuramente da questa considerazione la Strega, la nonna dura e irascibile, all'inizio pare che nulla possa scalfirla, ma poi la vediamo traballare dinnanzi l'incredibile cambiamento dei nipoti, colpita dalla loro caparbietà. La nonna è un metro della disumanizzazione dei gemelli, e quando manifesta dei sentimenti, una sorta d'affetto, lo fa esclusivamente per egoismo, per conservarsi e mantenersi forte.

Ci si domanda perché il padre, tornato dal fronte, non voglia fuggire portandosi dietro i propri figli o il motivo per cui decida di dissotterrare il cadavere della moglie, forse per un'incredulità non surrogata da alcun dialogo o scena del film?  Labbro Leporino, l'unica amica dei gemelli, una ragazza con un deformità fisica che sopravvive rubando, dovrebbe incarnare l'abuso compiuto dagli uomini contro i deboli ma risulta solo un oggetto nella storia che permetterà ai fratelli di superare una delle prove peggiori.

L'ufficiale nazista, ben interpretato Ulrich Thomsen, dovrebbe rappresentare l'irrompere della guerra reale nella vita dei gemelli ma si riduce a un semplice deus ex machina quando salva i bambini dalle grinfie di un poliziotto. E' la guerra esterna, la mondiale, la grande esclusa del film perché non si confronta mai con quella interna dei gemelli sebbene i due, attraverso esercizi e prove eccessive e penose, ne siano il simbolo e il sacrificio.

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