martedì 1 settembre 2015

La bella gente - recensione senza spoiler



La Bella Gente, per la regia di Ivano De Matteo, è un film del 2009 rimasto misteriosamente imbrigliato dalla burocrazia fino ad adesso. De Matteo, nel frattempo, aveva dato alla luce Gli Equilibristi (2012), in cui mi ero imbattuto per caso l'anno scorso. Entrambe queste pellicole hanno in comune un taglio realista e molto graffiante, oltre a una notevole capacità di affondare le mani in quella torbida materia che è la natura umana.

Se vogliamo dare un voto, per quanto io non creda nei voti, direi 8 pieno.

Trama (senza spoiler)

Susanna e Alfredo sono una coppia di circa cinquant'anni in vacanza nel loro casolare di campagna. Un giorno Susanna vede dall'auto una giovanissima prostituta mentre viene picchiata dal pappone e, nel viaggio di ritorno, la vede di nuovo piegata in due dal dolore che vomita. La scena le si stampa in testa al punto che Susanna prega il marito di fingersi un cliente per far salire in auto la ragazza e portarla a casa. Alfredo, inizialmente contrario, cede inizialmente per far contenta la moglie e poi per spirito di coerenza. La ragazza si chiama Nadja, è effettivamente poco più che una ragazzina ed è molto spaventata.

Poco a poco Susanna e Alfredo riescono a guadagnarsi la sua fiducia e Nadja, più rilassata, si dimostra grata ed entusiasta di quell'inattesa possibilità di cambiare vita. Al casolare giungono anche il figlio Giulio e Flaminia, sua fidanzata. La presenza di Nadja inizia a turbare gli equilibri della famiglia, non solo perché è una bella ragazza ma anche per il suo passato e per la particolare condizione in cui si trova. Al mutare di questi equilibri ognuno reagisce a modo suo, a volte cambiando in modo inatteso e radicale la propria percezione sulla vicenda.

Fino a che punto la bella gente resta tale? Bella gente siamo tutti, fin quando non accade qualcosa.

La bella gente

La bella gente è titolo e tema portante del film. Ma andiamo con ordine. Il film parla di discriminazione con un taglio e un'intenzione assolutamente particolari. Non si punta a raccontare la storia di qualcuno che viene discriminato, l'intento è piuttosto di rappresentare come il processo discriminatorio avvenga. Detta in poche parole: com'è che qualcuno inizia a discriminare qualcun altro?

Per paura.

Quando si scrive, una delle difficoltà maggiori è misurarsi con la parte irrazionale dei personaggi. Ci si aspetta, in un romanzo o in una sceneggiatura, che tutto avvenga per un motivo e che per ogni decisione presa da qualcuno sia stata messa in scena, attraverso il dialogo o le immagini, una motivazione adeguata. Questa meccanica (che nella realtà non è assolutamente detto che avvenga), rende difficile per qualsiasi autore misurarsi con certe reazioni emotive. Il protagonista si arrabbia? Ma quanto? E perché? In una storia tutto deve tornare, e quindi c'è la necessità di trovare soluzioni visive o narrative che inseriscano le emozioni in una catena accettabile di cause ed effetti. Tutto senza perdere di naturalezza, ovviamente.

La bella gente ci riesce. Merito della sceneggiatura di Valentina Ferlan, della regia di De Matteo, dell'interpretazione misurata degli attori. La bella gente quindi, chi sarebbe? All'inizio ci sono un uomo e una donna che decidono per una buona volta di passare all'azione, di salvare e proteggere materialmente, in prima persona, una ragazzina costretta a prostituirsi e sottoposta a regolare violenza. La bella gente forse è proprio questa, che non parla soltanto. Però poi ci sono le conseguenze, giusto? Fare del bene non porta soltanto prestigio, non è un'azione che si limita ad alleggerire la coscienza. Implica un certo impegno, implica cambiamento.

Personaggi

Meritano una nota a parte. La bella gente offre un campionario molto vivido, reale e terreno di caratteri. Sarebbe bello poter dire che, ad esempio, gli amici di Susanna e Alfredo sono delle caricature. Sarebbe bello dire che non sono reali, che De Matteo li ha rappresentati come si rappresentavano negli anni '90 i classici milanesi snob nelle commedie di Natale. Invece no. Purtroppo sono personaggi molto realistici, rappresentano uomini e donne come se ne trovano tanti. Sono un po' altezzosi e un po' razzisti ma non per un'ideologia: la loro è una sorta di beata autoconvinzione di essere nel giusto. E' l'arma che gli permette di essere gli eroi della loro stessa storia, quelli che salvano dal male del mondo il proprio stile di vita.

Anche Giulio, adorato figlio, è un concentrato di contraddizioni, di sentimenti in confusione e decisioni prese sul momento, senza riflessione. Non mi sembra il profilo di un personaggio irrealistico, anzi. Però è inconsueto veder rappresentata tanta normalità tutta insieme, senza alcun arrotondamento, senza smussature romanzesche.

Spicca tra tutti, secondo me, il personaggio di Alfredo interpretato da Antonio Catania. A lui la trama riserva il cambiamento più silenzioso e al tempo stesso più importante. Alfredo è il metro di confronto dello spettatore nel film, è l'uomo che si trova coinvolto in una storia che non avrebbe voluto far iniziare e che poi continua a negoziare con se stesso, cambiamento dopo cambiamento, affinché tutto possa avere una giustificazione e quindi un aspetto accettabile. Anche le decisioni più oscure, prese per rabbia o per paura, devono avere una veste accettabile. Solo così è possibile illudersi di essere ancora la bella gente.

Aiutiamoli a casa loro

Questo non è un blog politico, non è questo il luogo giusto per discutere di alti temi. Se volete c'è un buon blog che si chiama Bottadiclasse che se ne occupa.

Però una riflessione la possiamo fare. Il film è del 2009 ma esce quest'anno senza perdere un grammo di attualità. Il mondo non è cambiato, nonostante tutti i problemi e tutte le innovazioni non si è eticamente mosso dalla poltrona in cui era. La frase "aiutiamoli a casa loro" oggi è da intendersi rivolta nei confronti di quell'insieme di persone che si presentano ai confini (nostri o altrui) a chiedere asilo. Tuttavia è una frase che vale un po' per tutto e che nasce da un sentimento che, giusto o sbagliato, è radicato nella società: dimostrare umanità senza mettere a repentaglio ciò che si possiede e le proprie abitudini, aiutare senza perdere niente di nostro se non qualche spicciolo. All'inizio del film l'amica di Susanna glielo dice chiaramente: "Ma perché prenderla in casa? Offri un po' di soldi a una di queste associazioni che lo fanno di lavoro e liberati la coscienza!".

L'intento del film non è verificare se tale atteggiamento sia sbagliato o meno quanto mostrare come i limiti dell'uomo siano diversi da come li immaginiamo. La bella gente dà prova di sé quando deve mettere in discussione la propria natura, le proprie fondamenta. La verità è che nessuno è preparato a quel momento finché non ci si trova per la prima volta.

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