mercoledì 23 settembre 2015

Left Behind - Fede un tanto al chilo



Ci sono film che riescono a parlare di fede in modo sottile, creativo e magari critico. Sono titoli che inducono lo spettatore a riflettere, a riesaminare le proprie posizioni, o a comprendere meglio la visione del mondo di qualcuno che conosciamo. Ecco, ci sono questi film e poi c'è Left Behind. Left Behind (remake di un film del 2000) si ispira al primo capitolo dell'omonima saga scritta dai due credentissimi autori Tim LeHaye e Jerry B. Jenkins, uscita tra l'84 e il 2004 e che conta di ben sedici volumi.

Per la regia di Vic Armstrong (che non è proprio un regista, è più che altro uno stunt-man), Left Behind esce nel 2014 e stupisce il pubblico mondiale per quanto riesca ad essere superficiale, approssimativo e privo di tensione. Questa settimana a Bordopagina buttiamo lì un po' di religione, ed è bene precisare fin da subito che il cinema (la narrativa in genere) riserva alla religione lo stesso rispetto che ha per la scienza, e cioè: "siamo amici, ma niente di serio". La religione offre una delle metafore più potenti per raccontare le vicende umane perché dentro ci si trova di tutto: il mito, il dilemma morale, la colpa, la redenzione e il confronto con gli altri. Mica niente.

Alla luce dello scorso articolo su Going Clear possiamo dire che la narrativa ha due modi principali (ma ne esistono anche altri) per affrontare la religione. Il primo è porsi la domanda "Perché e come la gente crede?", e il secondo è prendere di mira uno degli argomenti inclusi nel pacchetto (redenzione, senso di colpa, carità, perdono, ...) e svilupparlo. Left Behind riesce a non fare niente di tutto questo. Era difficile, ma ce l'ha fatta. Prima di tutto vediamo di che parla.

Trama

Chloe si trova all'aeroporto di New York dove è appena atterrata per andare a trovare la famiglia e fare una sorpresa al padre nel giorno del suo compleanno. Al telefono sua madre le dice che non funzionerà: suo padre si trova lì con lei all'aeroporto perché ha ricevuto una chiamata urgente di lavoro. Lui è pilota, succede. Chloe si sente molto frustrata e reagisce da personcina equilibrata: si intromette in una discussione tra sconosciuti per insultare una donna che, con argomentazioni religiose, stava facendo la ramanzina a un noto giornalista considerato controverso, Buck.

Buck ne approfitta subito per attaccare bottone con Chloe e insieme conversano di argomenti che sono un grande classico dei primi approcci: bambini morti e disastri naturali. Per fortuna (e mai avrei pensato di dirlo nella vita) arriva Nicholas Cage, cioè Rayford, il padre di Chloe.

Rayford fin dalle prime inquadrature trasuda lascivia e malvagità. Si libera dell'anello nuziale, flirta con una giovane hostess e quando vede la figlia le mente dicendole che è stato un imprevisto, una chiamata lavorativa dell'ultimo minuto. Chloe, che a questo punto abbiamo capito essere un amante delle conversazioni leggere, chiede:
"Ma va tutto bene con mamma?"
"In che senso?" fa Cage inclinando un po' la testa nell'espressione di sofferente attesa che lo ha lanciato a Hollywood.
"Per il fatto che lei crede."
"Crede cosa?"
"Crede. La Fede. Va tutto bene anche se lei prega fortissimo?"
"Ma sinceramente, figlia mia, sono anche un po' stracazzi suoi."

Rayford si imbarca in modo lascivo sull'aereo e racconta delle barzellette sconce alle hostess. Intanto Chloe e Buck parlano di nuovo di fronte all'imbarco. Una povera impiegata dell'aeroporto fa notare a Buck che il volo sta accumulando minuti di ritardo a causa sua, quindi magari può discorrere di tragedie con la fanciulla in un altro momento. O tipo mai. Un uomo passa per caso e porge a Chloe una busta:
"Ciao. Sono una trovata dello sceneggiatore. Devo darti questi biglietti, dimostrano che tuo padre sapeva già da tempo che avrebbe pilotato questo volo... e che va a un concerto. Con qualcuno. Fico no?"
L'uomo se ne va e il film riprende normalmente.

Qui la storia si divide in due. Chloe va a trovare sua madre (che viene dipinta come una pazza ossessionata dalla religione) e il fratello minore (decisamente molto rincoglionito), che accompagna a fare un giro in un centro commerciale.

L'altro filone si svolge sull'aereo. In cabina di pilotaggio Rayford scherza con i colleghi mentre dietro, tra i passeggeri, facciamo la conoscenza delle personcine neanche troppo funzionali alla trama che ci faranno compagnia per una buona ora e venti:

  • Donna con bambina: si vede che adora sua figlia.

  • Bambina con donna: parla con tutti e racconta a tutti i segreti di suo padre.

  • Uomo grasso: un uomo grasso.

  • Asiatico complottista: le crede vere proprio tutte, dalle scie chimiche ad Atlantide passando per gli alieni e per certe voci su Gianni Morandi.

  • Esponente generico di altra religione non ben precisata: quando gli chiedono che dio intenda lui risponde "Eh. Quello." e poi ammicca.

  • Manager furbetto: l'equivalente americano del milanese nei film con Greggio.

  • Buck.

  • Donna bionda con occhiali da sole: ripete solo due frasi leggermente antitetiche "Ho capito tutto" e "Dovrei drogarmi di meno".

Al centro commerciale Chloe abbraccia suo fratello che si sminchionizza. E' un termine tecnico. Alcuni di voi che non sono Grandi Esperti potrebbero non comprenderne il significato. Sminchionizzarsi: dicesi di personaggio finzionale che scompare nel nulla con un grazioso saltello di montaggio, lasciando i propri vestiti vuoti che si afflosciano a terra. Differisce da termini come "scomparire" o "volatilizzarsi" perché lo sminchionizzamento è fatto molto, molto male. Oppure è una parola inventata adesso e che si spera non debba mai più essere usata. Chloe va in giro a cercare il fratellino evitando con cura di parlare con la polizia perché, alla fine, è solo scomparso un bambino che ora magari è nudo da qualche parte. Bazzecole.

Ma c'è un ma. Non è scomparso solo il fratellino, bensì tutti. Quasi tutti. Un bel po' di gente nel mondo. Seguono alcune scene liberamente ispirate all'inizio di Flash Forwarrd, ma realizzate peggio. In pratica capiamo che tanti sono spariti nel nulla all'improvviso e alcune di queste persone stavano lavorando, magari guidando auto o aerei. Quindi esplosioni e disastri si susseguono mentre Chloe urla disperata il nome del fratellino.

Sull'aereo è accaduta la stessa cosa. Rayford è ancora lì ma tanta gente, ad esempio la bambina, è scomparsa lasciando solo i vestiti. Scoppia il delirio. Rayford evita di poco la collisione con un altro aereo ma non riesce a evitare un piccolo urto che provoca solo (?) una perdita di carburante. Non sono espertissimo, ma credo che una collisione anche solo parziale tra aerei di linea si risolverebbe con la lettura di un sacco di testamenti.

Comunque l'aereo perde carburante e deve tornare indietro. Indietro però c'è una città in crisi d'emergenza: tutte le piste sono occupate e non c'è modo di liberarne uno per il caro Cage. Adesso ci sono due passaggi importanti.

Primo: i passeggeri cercano di capire cosa si successo. Uno propone l'opera degli alieni. Idiota. Viene deriso da tutti e umiliato. Un altro parla di buco nel tessuto spazio temporale. Stolto. E poi arriva il terzo, il genio, che spara un "saranno diventati invisibili". Andiamo bene... Ma quella che sorprende tutti per l'assoluta illogicità del suo ragionamento è la madre della bambina che addirittura arriva a dire che: "L'aereo deve essere atterrato! E' atterrato mentre dormivo e mia figlia è stata rapita! E voi... voi tutti siete stati pagati per stare zitti! Deve esserci dietro quel bastardo del mio ex marito...". Ma come si fa a pensare una cosa del genere? Il tifoso della teoria aliena la guarda con compassione.

La donna bionda con occhiali da sole dice "Ho capito tutto!", si alza e va in bagno dove alo specchio aggiunge "Dovrei drogarmi di meno". Tornata tra i passeggeri ci svela la verità...

Secondo: Rayford non sa che fare. Parla con la hostess e le rivela di avere una moglie. Lei si arrabbia un tot. Lui dice che non è il momento. Lei gli dice che è un bugiardo, un mentitore seriale, un essere umano orrendo. Lui ripete che non è il momento. Lei è d'accordo. Una scena di grande intensità emotiva.

Rayford riesce a parlare con la torre di controllo che gli conferma la crisi: le sparizioni sono avvenute in tutto il mondo, probabilmente si tratta di milioni di persone. Ray si rivolge alla hostess e dice "Ho capito tutto". Ma non aggiunge altro. Ed eccoci alla svolta.

"Ho capito... Sono tutti in Paradiso."
"Scusa?" chiede la hostess.
"In Paradiso. Tutti."
"Nudi?"
"Eh sì."
"Quindi non sono stati gli alieni?"
"No. E' stato Dio."
"Uuuuuh. Meno male. Guarda m'hai tolto un peso che non ti dico..."

Stessa scena si ripete tra i passeggeri. Questa rivelazione, accettata senza problemi da tutti, praticamente chiude il film. I restanti minuti servono a mettere in scena una serie l'atterraggio di fortuna dell'aereo su un ponte in costruzione, portato a buon fine da Ray con l'aiuto di Chloe che a terra libera la strada. Il finale del film è aperto, anche perché sono già stati commissionati due sequel.

Fede?

Non c'è molto da commentare a proposito dei Left Behind. Basti dire che è un fallimento quasi completo in quanto la storia è mal raccontata e mal messa in scena. Non esistono svolte, non esistono conflitti, non ci sono connessioni tra personaggi. Soprattutto il film fallisce nell'unico elemento che avrebbe potuto renderlo dignitoso, e cioè raccontare come la gente arriva a credere.

Perché e come le persone trovano la fede? Cosa è che li scuote al punto da far nascere questo sentimento? E quali dubbi, paure e nuove risorse si accompagnano a questa scoperta? Se solo i personaggi non avessero accettato subito la teoria secondo cui "è stato Dio" e avessero continuato a indagare per altre vie, litigando o alleandosi, mostrando umanità e insicurezza... allora Left Behind avrebbe avuto un tema, delle ali per viaggiare.

Il mito

Left Behind (questo film così come l'omonima saga), prende spunto da una teoria nota come Rapimento della Chiesa. Non sono assolutamente esperto, riassumo quel che ho capito. Il Rapimento della Chiesa è un modo di interpretare certi punti dell'Apocalisse in voga tra le chiese evangelicali (frange cattoliche presenti soprattutto nel mondo anglosassone).

A quanto dice tale teoria Gesù scenderà sulla terra e farà scomparire nel nulla i meritevoli (o coloro che fanno parte di certe confessioni, non ho capito bene) perché possano salire al cielo e incontrare Dio. Questi prescelti saranno quindi salvati dalla Tribolazione, un periodo di sette anni in cui il mondo conoscerà il caos e che precede (secondo alcuni) il Giudizio Universale.

Left Behind, oltre che ad essere tecnicamente molto goffo, svilisce la trama dei libri che, per quanto dedicati a un pubblico molto preciso, sembrano vere una trama un po' più articolata. A quanto pare nei libri la storia è corale, si seguono più vicende fin dall'inizio e la scomparsa dei milioni di persone è resa decisamente meglio. Le persone inoltre non accettano immediatamente la teoria divina, anzi... sono impaurite dalle sparizioni al punto che molti stati vanno in crisi e il panico dilaga. Un politicante europeo riesce a prendere in mano la situazione e a ristabilire l'ordine. I protagonisti però, che hanno capito cosa sia davvero accaduto, comprendono anche che il politico altri non è che l'Anticristo venuto ad approfittare della Tribolazione.

Non dico che sia una grande storia, né che mi interesserebbe così tanto vederla al cinema ma, dal punto di vista narrativo, almeno, è una storia. Ci sono dubbi, difficoltà oggettive e interiori, un antagonista e tutto quel che occorre a mettere in movimento i personaggi. Left Behind ha lasciato fuori, con molta attenzione, ogni possibile spunto.

Scatole vuote

Left Behind è un pessimo film e un buon esempio, per noi, di come la religione non vada trattata. O meglio... di come la religione sia uno di quei temi che possono trasformarsi in una trappola per autori. Mi spiego meglio.

Se vuoi raccontare una storia d'amore non puoi limitarti a filmare una scena (o a scrivere un racconto) in cui due persone si tengono per mano; così come se parli di coraggio non puoi limitarti a mostrare qualcuno che riesce a saltare dal trampolino più alto. Ci deve essere altro, ci deve essere una situazione che riesca a mostrare l'assenza di amore o di coraggio, e dove il personaggio lo trova, e come fa a tenerselo stretto, e cosa lo fa vacillare.

Esistono alcuni grandi temi pieni di spettacolarità, come la guerra e la fede. Guerra e fede sono gremiti di riferimenti visivi, di misticismo, azioni, archetipi... Sono temi con i quali si corre un forte rischio di farsi sedurre dalla via facile e di metterli in scena e basta, senza cercare altro. "Due persone si sparano con dei fucili" è un soggetto più convincente di "Due persone si tengono per mano", giusto? Beh, no. In realtà sono la stesa cosa: sono scatole di fattura diversa, ma entrambe vuote.

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