martedì 15 settembre 2015

Pixels - recensione e origini



Pixels è un film del 2015 diretto da Chris Columbus, un nome che dovrebbe essere quasi una garanzia. Come regista è andato dai Mamma, ho perso l'aereo fino ai primi due film di Harry Potter, passando per pellicole come L'Uomo Bicentenario e Mrs. Doubtfire. Come sceneggiatore è l'essere umano che ha creato i Gremlins, i Goonies e Piramide di Paura.

Mi viene naturale quindi prepararmi alla visione con un minimo di aspettative ma anche con alcune perplessità perché sinceramente il trailer lasciava sapori contrastanti.

Premetto che Pixels è brutto. Strappa qualche sorriso, con molta fatica forse si arriva a un paio di risate, ma nulla di più. La storia è banale, il tema inesistente, la morale lanciata sullo spettatore con la stessa delicatezza di una bomba a mano. E soprattutto il registro è completamente sbagliato.

Ultimamente ho trovato molte commedie così e me ne dispiace. Sembra quasi che gli autori non si preoccupino più di cosa cucinano per il pubblico.

Ogni commedia ha il suo registro, le sue regole. Non puoi fondere Independence Day con Galaxy Quest e sperare che tutto vada bene per magia. Se non stai attento viene fuori una ciofeca. Come questa.

Trama

Pixels inizia nel 1982, quando si tiene un campionato mondiale di videogiochi. Sam arriva secondo sconfitto dall'arrogante Eddie. In occasione di questo evento alcuni videogames vengono inseriti in una capsula che la NASA lancia nello spazio con l'intenzione di lasciare un messaggio ad eventuali civiltà aliene. Purtroppo accade che la capsula venga raccolta da una razza aliena particolarmente rincoglionita, e i videogiochi vengono presi come una dichiarazione di guerra.

Gli alieni decidono quindi, trent'anni dopo, di attaccare la Terra imitando i videogiochi, sviluppando una tecnologia fatta di cubi che possono riorganizzarsi tra loro a mo' di pixels con cui ricreano tutto, da Pacman a Space Invaders. Uno dei ragazzini dell'82, William, nel tempo è diventato Presidente degli Stati Uniti e decide di chiamare i vecchi amici come consulenti. Gli alieni inviano delle comunicazioni e fanno capire ai terrestri che hanno 3 vite, come nei classici videogiochi. Se perdono tre sfide verranno annientati, altrimenti gli alieni torneranno a casa.

Sam tenta inizialmente di istruire i militari ai videogiochi ma l'impresa si rivela impossibile: non sono abituati a vedere gli schemi né a quel tipo di tempismo. Quindi lo stesso Sam e gli altri nerd si sostituiscono ai soldati, combattendo la minaccia aliena sul campo. Nel frattempo l'affascinante scienziata che aiuta il Presidente si innamora di Sam e Eddie, che tanto si vantava della sua vittoria trent'anni prima, finisce con l'ammettere di aver imbrogliato. Il campione assoluto è proprio Sam.

Terra salva, tutti felici, tanto amore.

Non propio nuovo

Se non l'avete visto, questo è il corto a cui si sono ispirati per creare Pixels.



Ancora precedente tuttavia è la puntata del 2002 di Futurama "Raiders of the Lost Arcade", in cui gli alieni attaccano la Terra nello stesso modo. Non che questo sia un male, ovviamente. Prendere spunto e rubacchiare è quello che fa qualsiasi bravo autore, ma vorrei far notare che tutte le opere precedenti sono cartoni animati e cortometraggi, cioè formati brevissimi che possono permettersi di stupirti con la trovata grafica, costruirci intorno una situazione semplice, e ritirarsi con le tasche piene dei sorrisi dello spettatore.

La stessa magia non è molto efficace se viene spianata su un lungometraggio, a meno che non si aggiungano altri ingredienti fondamentali. Tipo la storia.

Coi nerd non si scherza

Se c'è una cosa che la maggior parte degli appassionati di videogiochi, tecnologia e fantascienza amano è fare le pulci ai film e ai fumetti. Trovare gli elementi inverosimili e quelli sbagliati, ipotizzare giustificazioni e fare paragoni. Io faccio parte della schiera, quindi butto lì alcuni punti per motivare il mio assunto iniziale:

  1. Gli alieni - questi ricevono la sonda e siccome sono stupidi pensano che Pacman sia una dichiarazione di guerra. Benissimo. Però poi sanno creare filmati in cui, in inglese, si dichiara battaglia alla Terra. Qualcosa non va, o ci sei o ci fai. Se capisci i film e le serie tv allora sai benissimo che quelli sono videogiochi, o comunque lo immagini in un attimo.

  2. Sindrome di Armageddon - se pensi che sia più facile insegnare a un trivellatore come si guida un'astronave piuttosto che dire a un astronauta come si usa una trivella, probabilmente devi rivedere i tuoi parametri mentali. Qui dei nerd usano i fucili e guidano delle auto con la scioltezza di militari e stuntmen professionisti. Fate voi.

  3. La gnocca di pixels - perché uno degli alieni si manifesta, anziché come un agglomerato di cubetti, come una normalissima umana? E perché si innamora proprio del più sfigato della compagnia?

  4. Torniamo agli alieni - perché attaccano in quel modo? Se pensano davvero che la terra abbia dichiarato guerra perché rispettare la regola delle tre vite e usare proprio i videogiochi mostrati nella capsula come modello di attacco? Ti va proprio tanto di perdere? Variare qualcosa nello schema o semplicemente attaccare a sciame sarebbe stato molto più coerente, semplice e definitivo.

  5. La donna premio - Pixels si attiene a una struttura talmente classica, americana ed edonista che ormai risulta quasi fastidiosa. Il protagonista è l'ultima ruota del carro, un personaggio con un talento nascosto ma senza successo nella vita professionale e amorosa. La sua ascesa al titolo di eroe deve coincidere con una rinnovata ricchezza, con il riscatto nei confronti dei rimpianti del passato e soprattutto con la donna più bella a fianco.

Conclusioni

Pixels è un chiaro esperimento di marketing che non puntava a creare un film di qualità. Si sono esplorate delle possibilità grafiche, giocando sul citazionismo e sull'effetto nostalgia che sicuramente vedere questa trasposizione di vecchi videogames avrebbe provocato su intere generazioni. Gli effetti speciali sono decenti, in linea con il nostro tempo, alcune scene sono simpatiche e le parti comiche (soprattutto quelle affidate a Kevin James) risultano abbastanza simpatiche.

A parte questo però, il film non ha nulla da offrire e anzi risulta piuttosto deludente. Le trame sono scontate e gli alieni buttati lì, ridotti a un mero pretesto per mettere in campo gli effetti speciali. I personaggi sono banali, piatti, dicono sempre quello che pensano e parlano come se il film fosse stato scritto per bambini. Peccato che il film non offra assolutamente quello che dovrebbe offrire a dei bambini e anzi, per sua stessa natura si rivolga piuttosto a persone che hanno vissuto gli anni '80 con una certa consapevolezza.

Non mi sono documentato abbastanza ma spero che alle spalle di questo film ci sia una storia che scagioni in qualche modo Columbus (tipo sceneggiatura blindata dalla produzione), perché sinceramente da lui mi aspettavo qualcosa di più. Magari non molto, ma qualcosa di più di una trama paragonabile a quella del Tetris.

Posta un commento

Whatsapp Button works on Mobile Device only

Start typing and press Enter to search