mercoledì 30 settembre 2015

The Book of Mormon



E' possibile bestemmiare senza bestemmiare? Pronunciare frasi che normalmente sarebbero bestemmie ma svuotate del loro effettivo significato, tanto da renderle inoffensive? E sarebbe possibile fare tutto questo in un teatro prestigioso? Sì. E' stato fatto. Al centro dello spettacolo ovviamente non c'erano le bestemmie ma il concetto stesso di Fede. Nel 2011 esce The Book of Mormon, un musical scritto (testi e musiche) da Trey Parker e Matt Stone, quelli di South Park.

Premetto che io non sono un esperto di musical, affatto. Ho visto diverse trasposizioni cinematografiche, quelle più famose, e ho visto alcune opere a teatro. Non mi intendo molto di musica e quindi non saprei giudicare un'opera nel suo complesso, però mi affascina vedere come vengono sistemate le storie dal momento che un autore di musical ha degli strumenti e delle regole molto particolari. In questa recensione mi atterrò alla storia ed è bene mettere subito in chiaro che raramente ho visto una struttura così perfetta. The Book of Mormon è un capolavoro nel senso stretto del termine, un'opera che mette un punto fermo nel proprio genere e che riesce a rendere commedia alcuni degli argomenti più complessi, amari e tragici conosciuti dall'uomo.

In Italia il musical non è molto gettonato e, negli ultimi anni, solo il Notre Dame di Cocciante e la Tosca rielaborata in versione jazz da Lucio Dalla sono diventati dei fenomeni di massa, apprezzati da un pubblico molto più vasto del normale. Non stupisce quindi che The Book of Mormon non sia stato considerato, anche perché il tema che propone e il tono con cui lo affronta sarebbero stati difficilmente apprezzati in Italia e, probabilmente, avrebbe prodotto più critiche che incassi.

Dunque, chi sono i Mormoni? Non sono un teologo, ma giusto per capirci: i mormoni sono diffusi soprattutto nelle Americhe, in Australia e in alcuni stati d'Europa. Credono nella Bibbia (anche se ne hanno una loro interpretazione) e nel Libro di Mormon, un testo sacro che il profeta Mormon avrebbe scritto ai tempi di Babilonia utilizzando una forma di egiziano della cui esistenza non si ha alcuna prova storica. I mormoni sarebbero nati quando una parte del popolo ebraico, per volere di Dio, raggiunse in nave le coste americane e lì fondarono una civiltà. Qui persero memoria delle proprie origini e riacquistarono la retta via solo quando l'angelo Moroni permise al profeta Joseph Smith di ritrovare il Libro sacro e di decifrarlo grazie a due pietre magiche chiamate Urim e Tummin (correvano i primi anni del 1800 e l'egiziano non era una lingua comunissima). I Mormoni attualmente sono numerosi e statisticamente appartengono a famiglie americane di pelle bianca e benestanti. Statisticamente. Non che voglia dire per forza qualcosa. Nei primi tempi della loro esistenza i mormoni praticavano la poligamia ma adesso sono diventati monogami. Sui vari temi sociali hanno solitamente posizioni molto conservatrici, quindi niente aborto (permesso solo per una serie di ragioni mediche o in caso di gravidanza per stupro), niente omosessuali e, in generale, un certo perbenismo di fondo. I giovani Mormoni vengono chiamati a servire la propria chiesa con un periodo in cui faranno proselitismo, spesso all'estero. Ecco, pariamo da qui.

Trama

The Book of Mormon è la storia di due giovani mormoni. Kevin Price è un ragazzo in gamba, intelligente, determinato a eccellere e a convertire il mondo alla sua Chiesa. E' dotato e considerato una promessa dalla comunità. Arnold Cunningham invece è una mezza tacca; goffo, sognatore e ingenuo. I due vengono messi insieme e mandati in missione in Uganda. Qui si trovano a contatto con la popolazione locale devastata dalla fame, dalla sete e dall'AIDS, senza considerare le angherie a cui sono sottoposti da un signore della guerra chiamato Generale Butt-Fucking Naked. Kevin e Arnold incontrano i loro confratelli già presenti sul territorio che da anni si misurano con continui insuccessi. Nessuno riesce a convertire gli abitanti del posto.

I due nuovi arrivati ci provano ma non sanno come rispondere a nessuno dei bisogni che sembrano importanti per la popolazione del posto, come proteggersi dalle malattie, risolvere il problema della fame e trattare con il Generale che continua a seminare morte... Kevin, preso dal panico, ha una profonda crisi di fede mentre Arnold, rimasto solo, non trova di meglio se non usare la sua esagerata fantasia per adattare la propria religione alle richieste del luogo. E' un gran successo, tanto grande che i capi della Chiesa decidono di volare da Salt Lake City fino in Uganda per riscontrare di persona i consensi raccolti e, ovviamente, si troveranno a confrontarsi con la strana dottrina creata ad hoc da Arnold.

L'umorismo

La maggior parte delle opere che parlano di fede lo fanno con tono di tragedia (per mettere in luce gli aspetti legati a compassione e perdono) o di finta commedia (spesso moralista). The Book of Mormon fa sfoggio di un umorismo tagliente e mai banale, sempre strettamente connesso con la storia, che non abbatte il tema ma anzi lo aiuta a uscire allo scoperto.

Kevin inizialmente è un personaggio ingenuo, spera di essere mandato a "fare del bene" a Orlando, Florida. Chiaramente non ha la minima idea di cosa dovrebbe significare per un religioso "fare del bene" e si sente vittima di una qualche ingiustizia quando lo mandano in Uganda insieme ad Arnold. Quest'ultimo poi non ha neanche la minima idea di dove sia l'Uganda e quando gli specificano "Africa", lui commenta con un "Oh! Like the Lion King!". Questa forma di ingenuità però non è gratuita, non serve a rendere semplicemente il personaggio stupido e creare la macchietta comica. Ci torniamo a breve.

Una volta in Uganda ai due missionari rubano i bagagli. I locali dicono che esiste a una sorta di usanza da loro: quando le cose vanno storte alzano le braccia al cielo e dicono "Hasa Diga Eebowai". Subito dopo, durante l'omonima canzone, spiegano che: "Eebowai means God, and Hasa Diga means Fuck You...". Anche qui l'umorismo non è banale, come non è leggero il testo della canzone. Nonostante il ritmo allegro e le battute il senso generale è che quando sei schiacciato dalla malattia e dalla fame, quando vedi le persone che ami morire e sei minacciato costantemente da dei fucili, non puoi fare altro che pronunciare quelle parole.

L'umorismo di The Book of Mormon viaggia su due strade. La prima serve a mettere in risalto le assurdità logiche dei mormoni, come la convinzione di poter sconfiggere le pulsioni omosessuali semplicemente non pensandoci ("Turn it off!") o la mitologia di cui abbiamo accennato prima. La seconda strada invece è più personale e serve a esaltare il processo di crescita dei due protagonisti i quali, da ingenui, devono prendere consapevolezza dei veri problemi e capire cosa possono fare per alleviarli.

L'adattamento che Arnold compie della propria religione perché calzi le esigenze dell'Uganda è strabiliante, apertamente inverosimile. Se vuoi curare l'AIDS non devi andare a letto con i bambini (come alcuni di loro dicono di fare) ma con delle rane. Non ti ammalerai se andrai a letto con le rane. E l'infibulazione? No, è vietata. Arnold dice che il libro di Mormon è molto chiaro sull'argomento: se lo fai Dio ti trasforma in una rana. E lo sai cosa succede alle rane, no? Poi nel racconto mitologico di Arnold compaiono gli Hobbit, Boba Fett e chi più ne ha più ne metta.

Anche in questo caso gli autori sono riusciti a combinare gli elementi perché nulla fosse gratuito. Lo vediamo subito.

La fede

Prima domanda. Cos'è la religione? La religione è un racconto. Un racconto serve principalmente a fornire una soluzione a due problemi: definire l'identità di una comunità (e quindi anche a tenere unite le persone) ed esorcizzare la paura della morte.

La seconda domanda a cui allude The Book of Mormon è: cosa hanno in comune i pionieri americani che, sconvolti dalla fame e dalle malattie, cercavano la loro terra promessa con una comunità dell'Uganda che, sconvolta dalla fame e dalle malattie, sogna un luogo fertile e pieno di acqua per vivere in pace? A naso direi molto, molto poco. Cambia il contesto, il tipo di malattie, i pericoli da affrontare. Occorre un racconto che dia risposte a problemi nuovi e quindi occorre un racconto nuovo. Quindi si passa all'ultima domanda.

Credere che un gruppo di persone si sia imbarcato ai tempi degli egizi e abbia raggiunto l'America, che Gesù sia stato negli States e che un libro sia stato tradotto grazie a Urim e Tummin, cos'ha di più o meno strano rispetto a credere che Boba Fett ti trasformi in una rana se fai del male a un bambino? Sono metafore, parabole, sono riposte a problemi per cui non esiste niente di meglio. La necessità degli uomini di restare uniti e di stabilire un legame comune che permetta a tutti di coesistere in pace supera la necessità di essere sempre per forza coerenti e logici. Quindi spinge verso l'atto di fede.

Stone e Parker, all'ultimo momento, dopo aver canzonato bonariamente i mormoni e la loro fede per tutto il tempo, si riprendono di colpo. The Book of Mormon parla della fede come di uno strumento necessario all'umanità per restare unita e superare così problemi altrimenti soverchianti. Quindi sì, la fede è uno strumento, ma no... questo non significa sminuirla.

Conclusioni

Il concetto di fede e tutte le sue implicazioni nella società non terminano qui, si tratta di un argomento troppo vasto e una sola storia non può pretendere di esaurirlo. The Book of Mormon offre uno spaccato, un punto di vista, senza giudicare nessuno nonostante la vena satirica.

Negli scorsi giorni abbiamo fatto alcuni esempi su come la religione possa essere trattata al cinema attraverso la narrazione o il documentario. The Master è un bel film dove si parla di fede prima che di religione. Usa un approccio drammatico ma di fatto mostra come il sentimento della fede sia un lasciapassare, una porta che l'uomo può aprire per accogliere una storia che risponde a delle esigenze intime e molto pressanti. Aprire questa porta non permette solo di accettare anche eventuali incongruenze ma anche di integrare i valori portati da quella storia con i propri, e talvolta addirittura rimpiazzarli.

Consiglio a chiunque di cercare di vederlo, senza farsi scoraggiare dal genere (musical). E' un gioiello raro e merita assolutamente. E' difficile imbattersi in una storia dalla struttura così semplice ma che sia al contempo così nera, comica e lucida.

Tanto per chiosare, vorrei precisare che nonostante qui in Italia non se ne sia saputo quasi niente, The Book of Mormon ha vinto una quantità impressionante di premi tra cui nove Tony Award (miglior musical, libretto, colonna sonora originale, regia, orchestrazioni, ...) ed è considerato uno dei maggiori successi degli ultimi quarant'anni.

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