mercoledì 7 ottobre 2015

Aside Inside Out - recensione critica



Inside Out non ha bisogno di presentazioni. E' l'ultimo film prodotto da Pixar e distribuito da Disney. Il regista, Peter Docter, è lo stesso di altri grandi successi come Up e Monsters & Co, e autore di Toy Story e Wall-E.

L'idea di base è molto semplice e ricorda una serie in voga nei primi anni '90, "Ma che ti passa per la testa?", in cui la mente del protagonista, Herman, era rappresentata come un salotto in cui convivevano le personificazioni dei vari aspetti del suo carattere: il buono, il violento, l'imbranato, il razionale. Ogni volta che Herman si trovava di fronte a una scelta da prendere i suoi alter ego si scontravano e dalla discussione, alla fine, scaturiva la decisione.

Inside Out sfrutta questo meccanismo ma punta sulle emozioni primarie, che il film individua come gioia, tristezza, rabbia, disgusto e paura. In questo caso la mente sotto esame è quella della protagonista Riley, una bambina di undici anni che si trova nella complicata situazione di dover cambiare città, con tutto quel che ne consegue. Inside Out è diventato in poco tempo un fenomeno di massa, spinto anche da un'accorta campagna di lancio. Nonostante il giudizio quasi unanime ritengo non sia un film facilissimo da recensire, e varie ragioni non mi hanno permesso di uscire dal cinema inneggiando al capolavoro.

Prima di passare al resto però... posiamo lentamente le armi. Sul serio. Giù i coltelli. Non sono qui per dire che Inside Out è brutto. Lo reputo un buon film. E' necessario chiarire però alcuni punti.

Lo scopo

Inside Out è molto legato ai propri obiettivi. Più di altri film. Punta tanto ai bambini quanto agli adulti e il suo fine sembra sia far capire che la tristezza è un'emozione importante esattamente come la gioia, perché anche se ci fa star male è in realtà espressione di noi. Anzi... mentre la gioia è qualcosa che vive della sua stessa luce e ci fa sentire completi, la tristezza è implosiva, oscura, ma proprio per questo ci consente di segnalare agli altri che abbiamo bisogno di loro, del loro aiuto e, spesso, crea l'occasione per comunicare, stringere i rapporti e crescere.

Inside Out rende un tema così complesso in modo molto semplice grazie a un sistema di allegorie che visualizzano il mondo interiore di Riley. I ricordi felici sono sfere dorate che Gioia ha conquistato ma possono tingersi di azzurro se Tristezza le sfiora. I pensieri vengono consegnati ogni mattina come pacchi, di notte si proiettano sogni come fossero film e sotto, molto in basso, esiste una valle buia in cui finiscono i ricordi ormai dimenticati. Esistono poi dei ricordi base, sfere più luminose delle altre create dagli eventi chiave vissuti da Riley. Questi ricordi finiscono in un posto d'onore e ognuno di essi origina un nuovo luogo (simili a enormi monumenti) attorno alla "sala controllo" dove risiedono le emozioni. Sono luoghi che rappresentano gli ambiti più personali di Riley come la famiglia, gli amici, l'hockey... E' interessante che soltanto attraverso questi posti si possa raggiungere la sala controllo, la quale altrimenti sarebbe del tutto scollegata dal resto del mondo interno di Riley.

Quindi la rappresentazione è semplice ma ogni elemento significa per più di quel che appare. Perfetto. Ci siamo. L'obiettivo di Inside Out però non è soltanto quello di rappresentare un mondo, ma anche di raccontare un viaggio, e qui iniziano i compromessi. La storia deve essere una storia per bambini. Di più: deve essere una storia Disney per bambini. Quindi niente problemi in famiglia, niente screzi se non molto molto dolci, niente traumi. Va bene. Diciamo che è una sfida.

Trama

Rapidamente, tanto a questo punto la conoscono tutti. Riley ha 11 anni e deve trasferirsi dal Minnesota a San Francisco. Le sue emozioni sono in subbuglio. Il trasferimento è problematico: il camion con i loro mobili è in ritardo e la pizza fa schifo. Riley affronta con la massima positività possibile il primo giorno di scuola ma una volta lì Tristezza ruba i comandi a Gioia e la fa piangere per la nostalgia di casa di fronte a tutti. Si crea quindi il primo ricordo base blu, triste, e Gioia tenta di fermarlo prima che finisca insieme agli altri ed origini chissà quale monumento. Tristezza sa che è sbagliato, non si devono discutere le leggi del sistema, e cerca di bloccare Gioia. Nella colluttazione entrambe finiscono risucchiate via e si ritrovano in mezzo all'archivio dei ricordi, molto lontane dal quartier generale.

Riley a questo punto è svuotata e confusa (non ha né Gioia né Tristezza), e la sua mente è in preda al Disgusto, alla Rabbia e alla Paura. Tenta di entrare nella squadra di Hockey ma alla prima brutta figura abbandona il campo. A cena risponde male ai propri genitori e infine decide di scappare da casa per tornare in Minnesota. Ruba dei soldi alla madre e parte. Nel corso di questi eventi i vari "monumenti" all'interno della sua mente sono crollati (famiglia, hockey, amici...) e quindi sono venute meno per Gioia e Tristezza le strade per tornare alla sala di controllo.

Intanto Gioia e Tristezza hanno trovato Bing Bong, un vecchio amico invisibile di Riley. A differenza dei ricordi, i sogni e le fantasie di Riley sono reali all'interno della psiche, esentate dai capricci della memoria. Bing Bong le accompagna lungo il viaggio di ritorno e arriva perfino a sacrificarsi pur di permettere a Gioia di continuare il cammino.

Gioia e Tristezza riescono, sfruttando in modo rocambolesco le fantasie di Riley, a tornare nel quartier generale dove finalmente Gioia accetta di cedere i comandi a Tristezza. La ragazzina, proprio mentre è sulla corriera diretta in Minnesota, accetta improvvisamente la propria malinconia e scende per tornare a casa dalla famiglia. Vedendola triste i genitori rinunciano a ogni rimprovero e la accolgono a braccia aperte, permettendo a Riley di ricostruire, dentro di lei, il "monumento" della famiglia che si era sgretolato.

Empatia

Quando sento di persone che sono uscite dal cinema con gli occhi lucidi ci credo, e le capisco. Inside Out cerca di toccare corde delicate e, a seconda del nostro passato, di come abbiamo vissuto certe esperienze e della nostra personalità, può colpire di più o di meno. Assistere al processo con cui le emozioni dentro la testa di Riley la guidano a certe decisioni riesce in parte giustificasse anche noi, come se Inside Out avesse trovato un modo per dirci "Hey, ricordi quella volta che hai pianto in pubblico? Ecco, puoi smettere di sentirti stupido... è che nella tua testa va così...". Inoltre quella di Riley è una storia talmente piccola e si basa su un assunto talmente universale (la nostalgia di casa), che non si fa alcuna fatica a immedesimarsi in lei.

Allora perché non chiamare Inside Out "capolavoro" senza troppi scrupoli? Perché ho avuto alcuni problemi mentre guardavo il film. Magari non condivisibili, ma spero comprensibili. Eccoli.

Protagonismo

La protagonista di Inside Out è Riley? E' Gioia? Io suppongo che sia la stessa cosa. Gioia dovrebbe essere Riley in ogni momento in cui la ragazzina vuole essere felice. Così come anche Tristezza e tutti gli altri sono parti di Riley e possono momentaneamente prendere il sopravvento o finire in disparte. E suppongo che il motivo per cui Riley riesca a vivere solo un'emozione alla volta sia perché è ancora molto giovane e molto immatura. Credo.

Bene. Nel momento in cui Gioia e Tristezza finiscono isolate dalla sala di controllo e devono fari il viaggio per tornare, il film ha iniziato a piacermi di meno. Suppongo voglia alludere a un viaggio nell'inconscio: Gioia e Tristezza non sono più nella mente consapevole di Riley, ma sono comunque presenti tra i ricordi e i pensieri. Il loro viaggio per tornare indietro immagino sia un percorso di maturazione che avviene senza che la bambina se ne renda conto e la porti infine a un'illuminazione emotiva. Ok.

Il problema, per me che siedo ad ascoltare e vedere una storia, è la mancanza di ripercussioni del viaggio di Gioia e Tristezza su Riley. L'unica ricaduta è quando Tristezza riesce a svegliare Riley proponendole un incubo. Questo rimette in moto il treno dei pensieri e permette alle due emozioni sperdute di continuare il viaggio. Per il resto però sembra che tutto si svolga lontano e viene a mancare la parte più gustosa, quella in cui si vede come il conflitto tra le emozioni genera decisioni.

Lì ho smesso di riconoscere Gioia e Tristezza come parti di Riley e, in tutta onestà, mi sono trovato più volte a desiderare che mi facessero vedere un po' meno gag e un po' più storia della ragazzina orfana di due delle sue emozioni di base.

Bing Bong

Caro... ma tu esattamente cosa sei? Lo spirito infantile di Riley? Il film sembra voglia comunicare che i nostri ricordi e fantasie d'infanzia sono lì anche se noi non ci pensiamo attivamente, e sono quelli che ci permettono di... tornare... in noi? Di trovare un nuovo equilibrio? Di salvare le emozioni?

Non ho capito molto bene il senso di mister Bong, e mi chiedo se sia un problema solo mio (ci sta), se la metafora fossa un po' troppo pretenziosa o se gli autori abbiano ceduto alla lusinga di farsi i loro vantaggiosi momenti comici. Come di Bing Bong, mi sono ritrovato perplesso anche di altre comparse. La città delle nuvole, il ragazzo perfetto, i poliziotti con gli occhiali da sole, il clown... tutto bello, tutto adatto... ma davvero un sacco di tempo è dedicato a battute e trovate simpatiche senza che niente vada avanti.

Tutti d'accordo

Perché le emozioni sono tutte d'accordo che debba comandare Gioia? Quando ero piccolo e mi arrabbiavo il mio scopo non era aiutare Gioia (ergo: stare meglio) ma far arrabbiare la persona che per prima mi aveva scatenato la rabbia. Ho visto questa reazione in tutti gli altri bambini che conoscevo e conosco e l'ho vista anche in moltissimi adulti. Perché Disgusto, Paura e Rabbia sono poco più che consiglieri di Gioia? Non dovrebbe esserci un confronto tra le parti per arrivare poi a una decisione? Perfino Tristezza non viene rappresentata come un'antagonista (anche solo inizialmente), ma come un personaggio dimesso che non vorrebbe agire in quel modo.

Inside Out offre una sola occasione a Rabbia, Paura e Disgusto di sintetizzare una decisione (fuggire di casa), per poi saltare direttamente, salvo poche scene di contorno, alla felice conclusione. Credo che sul peso della rabbia, della paura e del disgusto sulla psiche ci sia molto altro da dire, anche in rapporto a un protagonista così giovane. Il che ci porta all'ultimo punto.

L'ombra oscura della Disney

O meglio non lo so. Non so se sia colpa della Disney o meno. Il punto è che tutto è davvero molto, molto semplice.

Il camion del trasloco non è arrivato, mancano tutti gli oggetti della famiglia, e anche di Riley. E' un problema? No. Serve solo a giustificare la casa spoglia e il disagio iniziale. Il padre di Riley ha problemi di lavoro (pare). E' forse nervoso? Litiga con sua moglie? Della sua frustrazione ne fa le spese in qualche misura la bambina? No. Tutto bene. L'unica colpa di quell'uomo è di essere distratto a cena perché ripensa alla partita di calcio.

C'è una scena in cui Riley è a letto, stanca e di malumore. Sua madre va a trovarla e le racconta che il padre è nervoso. "Dobbiamo essere serene", dice alla bambina, "e sorridere. Se sorridiamo per lui sarà più semplice. Lo puoi fare?". Riley risponde attraverso Gioia, improvvisamente felice e gratificata dalla volontà della madre di fare squadra con lei. Non sono molto convinto. Nessun conflitto interiore? La madre in fondo sta praticamente imponendo alla figlia di essere felice, le sta dicendo che se non sorride il padre potrebbe intristirsi e lavorare peggio. Eppure le emozioni non hanno alcun dubbio su come reagire e si acquietano subito.

Ecco, questa dimensione in cui tutto va sempre bene, i problemi del mondo sono distanti e nessun adulto riversa un solo grammo di materia oscura su Riley mi suona eccessivo. Capisco la volontà di fare un film per ragazzi e quindi di evitare le tragedie, ma quale male ci sarebbe stato a mostrare un minimo di realtà? A rappresentare dei genitori non come persone dai difetti minimi sempre pronte ad accogliere i figli con comprensione, forza e coraggio; ma magari come uomini e donne che hanno, a loro volta, qualcosa da imparare?

E perché Riley deve essere un angioletto con la sola colpa di esser preda di una malinconia che ancora non conosce? Avrebbe potuto peccare di orgoglio, o di egoismo. Sbagliare di più, in modo più aperto, come è normale. La scena più forte di tutto il film è lei che dice al padre "Sta' zitto! Lasciami in pace!" e la risposta terribile del padre, la bomba definitiva del genitore dal pugno di ferro è "Vai in camera tua!". Suvvia...

Conclusioni

Ripeto che Inside Out non è un brutto film. E' piacevole, divertente, graficamente molto bello. Pieno di spunti interessanti e in un paio di casi direi geniali.

Inside Out sceglie di rappresentare la mente umana semplificandola al massimo, cogliendo solo le parti e le meccaniche utili ai fini della storia. Una scelta "di target" più che "artistica", e quindi meno perdonabile. In molti film d'animazione per ragazzi come Up, Toy Story, Dragon Trainer e altri (restando per comodità in Occidente), sono presenti più livelli di lettura. Ma lo stile è uno. Dragon Trainer, ad esempio, racconta una storia semplice attraverso un linguaggio semplice, ma si presta a più letture, alcune infantili e altre adulte. Inside Out invece mescola gli stili. Racconta una storia molto complessa attraverso un linguaggio fin troppo semplice e questo può sì essere un sistema per accontentare tutti... ma può anche disorientare.

Qualche tempo fa un caro amico mi disse di aver visto Inside Out subito dopo Quando c'era Marnie. I due film hanno temi e obiettivi simili eppure sono diversissimi. Quando c'era Marnie è un film difficile per un bambino, esattamente come Inside Out. Entrambi mettono in scena il fantastico (emozioni in uno, ricordi e fantasie nell'altro), entrambi parlano di come una ragazzina arrivi con molta fatica e dolore a una sorta di conciliazione con se stessa, e di come attraverso questa conciliazione possa comprendere meglio gli altri e il mondo. Trovo che Marnie sia più coraggioso, più capace di affrontare le parti oscure a differenza di Inside Out che invece sorvola e preferisce servire la gag.

Inside Out respinge le ombre, non accetta niente più di un delicato conflitto, e soprattutto propone una storia in cui non si riesce a percepire la posta in gioco. Cosa sarebbe accaduto a Riley se Gioia e Tristezza non ce l'avessero fatta? Sarebbe caduta nell'apatia? Avrebbe viaggiato fino in Minnesota? E una volta lì? Avrebbe parlato con un'amica forse, o avrebbe dovuto accettare l'aiuto di un estraneo. Magari si sarebbe confrontata con i luoghi della sua infanzia e avrebbe scoperto di averli mitizzati, e che invece molti dei suoi amici la invidiano per abitare a San Francisco. Forse avrebbe avuto un confronto più vero con i propri genitori. In verità ognuna di queste possibili soluzioni mi sembra più interessante di quella, molto meccanica, scelta da Inside Out, e nessuna di loro credo offra meno spunti di commedia.

Quindi no, non inneggio al capolavoro, perché un capolavoro dovrebbe sublimare il genere a cui appartiene, rendersi esemplare di come una storia di infanzia (in questo caso) andrebbe condotta. E non è vero che è impossibile evitare certi compromessi quando si crea una commedia per ragazzi. Up è riuscito a far ridere il pubblico mentre parlava di vecchiaia, rimpianti e redenzione; proponendo un inizio che, da solo, risulta molto più intenso dell'intera visione di Inside Out.

Le armi sono sempre abbassate... vero?

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