mercoledì 14 ottobre 2015

The Martian - Un adattamento mancato



L'uomo di Marte è un romanzo del 2011 la cui prima edizione italiana risale al 2014. E' stato scritto da Andy Weir, un informatico con la passione per la fantascienza. L'uomo di Marte si colloca al limite interno del genere fantascienza in quanto (non sono uno scienziato, riporto quel che ho capito) introduce tecnologie avveniristiche ma credibili il cui impatto non ha trasformato il mondo né la società umana. L'assunto generale è che esistono strumenti che hanno permesso all'uomo di raggiungere Marte e tornare. Sono già state realizzate due missioni con equipaggio ed è il turno della terza, Ares III.

In questi giorni è uscito al cinema il film Sopravvissuto - The Martian, diretto da Ridley Scott e adattato da Drew Goddard, basato su questo romanzo. Dal momento che è un magnifico esempio su come un adattamento non andrebbe mai condotto, credo sia interessante fare un confronto tra libro e film.

In linea generale diciamo che il libro merita assolutamente la lettura. E' interessante, ben costruito, tecnico ma mai tanto da scoraggiare un lettore meno interessato agli aspetti scientifici. La maggior parte del libro è narrata attraverso il diario di bordo del protagonista, l'ingegnere meccanico e botanico Mark Watney, un uomo dotato di umorismo, spirito d'iniziativa e voglia di vivere. Sempre in linea generale il film è piuttosto dozzinale. Mi dispiace sempre doverlo dire dei lavori di Scott ma, se in alcuni casi "se ne può parlare", come del Gladiatore o di Le Crociate, in questo caso c'è davvero poco di cui discutere. Il film è diretto senza la minima originalità, spesso mancano inquadrature adatte a rappresentare i luoghi e a permettere allo spettatore di orientarsi nello spazio. I dialoghi sono didascalici, le situazioni semplificate al massimo tanto che non si avverte quasi il tremendo pericolo che dovrebbe gravare sulla vita di Mark. Sono rimasto sorpreso anche da Goddard, il quale si è rivelato uno showrunner piuttosto capace dando spessore alla buona serie di Daredevil.

Ma intanto facciamo il punto delle due trame. Farò un riassunto rapido che conterrà un po' di spoiler. Lo faccio perché credo sia utile a capire le meccaniche dell'adattamento ma, ovviamente, in caso basta saltarlo.

Trama - Il romanzo

Il romanzo inizia con l'arrivo su Marte dell'equipaggio di Ares III. A causa di una tempesta improvvisa e molto intensa, la missione deve essere interrotta e il capitano ordina a tutti di salire a bordo del veicolo che li riporterà via dal pianeta. Un incidente durante le operazioni di evacuazione isola Mark Watney dal resto del gruppo e danneggia la sua tua spaziale, tanto che il computer indica come spenti i suoi supporti vitali. Nonostante i compagni si impegnino fino all'ultimo momento per cercarlo, alla fine sono costretti a dichiararne la morte e ripartire. Mark in verità è vivo e, passata la tempesta, riesce a raggiungere lo Hab, il telone tecnologico che fa da base per gli astronauti.

Da quel momento Mark ha tre problemi fondamentali: garantirsi la sopravvivenza, comunicare con la Terra e trovare un modo per tornare a casa. Mark ci viene presentato come un uomo scelto non solo per le proprie competenze ma anche per il carattere: Mark è un simpaticone, è la classica persona capace di smorzare la tensione e strappare una risata al momento giusto. Di fronte alle difficoltà, anche a quelle più estreme, Mark reagisce facendo ancora più battute ma senza mai minimizzare i problemi. Al contrario ha un'innata capacità di scomporre le avversità in fasi da affrontare e risolvere, ed è esattamente ciò che fa su Marte. L'espediente (classico) di raccontare la storia come fossero i capitoli del diario di bordo tenuto dallo stesso Mark fornisce una buona giustificazione alle spiegazioni del protagonista. Lui teme di non farcela e, in quel caso, vuole essere sicuro di lasciare una testimonianza dettagliata a chiunque, magari quando giungerà Ares IV, verrà dopo di lui. Quindi spiega ogni cosa che fa, la giustifica e usa il diario anche come un modo per costringersi a parlare dei propri piani e quindi ragionarci sopra.

Mark trova il modo di coltivare su Marte, portando il terriccio del pianeta dentro lo hab e contaminandolo con campioni di terreno terrestre e con le sue stesse feci. Trova delle patate sottovuoto ma intere che la NASA aveva messo tra le provviste per fare un regalo agli astronauti nel giorno del Ringraziamento, e riesce a piantarle e farle crescere. Trova anche un modo per mescolare idrogeno e ossigeno e creare condensa sul telo dello hab che poi raccoglie per assicurarsi acqua. Anche le competenze meccaniche di Mark giocano un ruolo cruciale: la sua energia viene dai pannelli solari posti fuori dal tendone e lui deve gestirla e ottimizzarla perché tutto funzioni.

Mark sistema uno dei Rover (veicoli di terra costruiti per muoversi su Marte) per andare a recuperare la sonda Pathfinder, abbandonata sul pianeta rosso nel '97. Trovato e riparato il Pathfinder può di nuovo comunicare con la Terra e, insieme agli scienziati, ideare un modo per tornare a casa. Il primo piano prevede che Mark resti dove si trova e si organizzi meglio possibile. Dalla Terra sarà inviata una sonda con delle provviste che assicureranno a Mark la sopravvivenza fino all'arrivo di Ares IV. Purtroppo la sonda, predisposta al lancio in fretta e furia e senza controlli adeguati, fallisce l'operazione. Inoltre su Marte un'imperfezione del telo dello Hab insieme all'usura imprevista dovuta all'uso continuo apre una falla che fa letteralmente esplodere la struttura mentre il protagonista si trova nella camera di pressurizzazione. Mark viene sparato a diversi metri dallo hab collassato, intrappolato in una camera stagna delle dimensioni di una cabina del telefono.

Nonostante riesca a sopravvivere le condizioni sono ormai critiche: la coltivazione di patate è perduta e la sonda non arriverà mai. Dalla Terra un tecnico specializzato nel calcolo delle orbite ha trovato un sistema per salvarlo usando l'equipaggio di Ares III, ancora sulla via del ritorno. Per realizzare tale piano Mark deve raggiungere il sito di Ares IV, che si trova già su Marte ma a molti chilometri da lui. Deve quindi modificare uno dei veicoli in suo possesso e fare provviste. Nel corso dei preparativi, per una serie di incidenti, la radio si rompe e Mark resta nuovamente da solo. Dalla Terra lo seguono via satellite, ma è tutto ciò che possono fare per lui. Mark rischia di finire in una tempesta e, quando è quasi arrivato a destinazione, il Rover gli si rovescia a causa di una crepa coperta di sabbia.

Mark raggiunge il razzo predisposto per Ares IV e qui trova anche una radio per comunicare con la Terra. Modifica il razzo secondo le istruzioni e si prepara ad affrontare l'ultima prova, cioè la difficilissima manovra di recupero, in cui quelli di Ares III lo dovranno letteralmente prenderlo al volo nello spazio.

Trama - Il film

Non sto, ovviamente, a ripetere tutto. Basti dire che il film è molto fedele alle parti del libro che decide di conservare, tanto da usare alla lettera alcuni dialoghi e molte frasi. Tuttavia sfila dalla trama, senza trovare alcun rimpiazzo, le parti più cariche di tensione e spettacolari.

Una volta trovato il Pathfinder il film devia dal libro. Lo hab esplode senza fornire spiegazioni ma Mark risolve la situazione in pochi secondi, senza la parte in cui resta intrappolato nella camera di pressurizzazione. Inoltre Mark non perde mai il contatto radio e affronta tutto il viaggio per arrivare ad Ares IV in assoluta comodità e senza imprevisti. La scena finale poi, che nel romanzo è intensa ma comunque a tono, cioè priva di eroismo "cinematografico", nel film si carica di un'emotività esagerata e poco convincente.

Adattamento

Adattare qualcosa (diciamo un romanzo) per il cinema significa prendere il romanzo, leggerlo e capire di cosa parli. Una volta centrato il tema e messi a fuoco gli elementi che si vogliono conservare la storia va destrutturata e riassemblata. Ovviamente più riferimenti si riescono a fare e meglio è, ma l'obiettivo deve restare la creazione di un buon film. Nella maggior parte dei casi eliminare alcuni punti e mettere in scena il resto senza grandi modifiche non è un adattamento, è più un saccheggio. E raramente un saccheggio produce un buon film.

Leggendo L'Uomo di Marte si empatizza con il protagonista come fosse il proprio coinquilino. Ci si trova accanto a lui nelle vittorie e negli imprevisti e di ognuno di essi abbiamo vissuto minuziosamente le premesse e vivremo minuziosamente le conseguenze. E poco importa se e quanto siano realistiche le trovate di Mark, il tema resta il coraggio e la capacità di rialzarsi. La lotta alla sopravvivenza è vissuta da vicino anche dal lettore, come se (con le dovute differenze di qualità) si stesse seguendo un reality. Quando Mark si fa forza, quando riesce a superare una crisi o quando si lascia abbattere, l'empatia del lettore è ormai abbastanza salda da permettergli di vivere quel momento con lui.

Romanzo e film hanno anche una parte di trama ambientata sulla Terra, a seguire il gruppo della Nasa impegnato nel recupero di Mark. Il libro è più incisivo in questa parte: sulla Terra ci si scontra con la quantità di soldi, tempo e vite che vengono messe a rischio per salvare un solo uomo e non sempre tutti sono d'accordo sul modo di gestire l'emergenza. Ci sono conflitti più accesi di quelli blandi presentati dal film che, normalmente, si esauriscono nel corso di una scena.

Un buon adattamento avrebbe dovuto trasmettere lo sforzo per sopravvivere, il pericolo costante e i problemi etici di chi da casa deve amministrare la situazione.

Posta in gioco

Con il termine posta in gioco si intende, in sceneggiatura, ciò che accadrebbe a un personaggio se fallisse nel suo obiettivo. In un giallo la posta in gioco è la non cattura del colpevole e quindi il rischio che possa commettere altri crimini. In una storia d'amore la posta in gioco è la felicità e la crescita personale: elementi che il (o la) protagonista non raggiungerà se non riuscirà a conquistare la persona amata.

In questo caso la posta in gioco è senz'altro la vita. Se Mark fallisce, muore. Ma la posta in gioco è come la Bomba Fine Di Mondo del Dottor Stranamore... ti fa paura se sai che esiste. Altrimenti no. Nel film di The Martian, Scott e Goddard non riescono a trasmetterla. Anzi no, è peggio di così: la sminuiscono. A parte l'esplosione dello hab subito risolto, Mark incontra così pochi problemi su Marte da far dimenticare che il rischio di morte è costante, sempre a un passo da lui. Come ci siano riusciti è un mistero. In parte c'entra la rimozione di certi conflitti e situazioni, ma non solo. Mancano le crisi, manca la parte più vulnerabile di Mark, e manca una regia capace di mostrare come Marte non sia solo paesaggi bellissimi, ma anche un nemico letale.

Commozione

Nel romanzo Mark non è un uomo forte, non è un eroe. Va incontro a momenti di profonda crisi in cui non vuole morire e il suo sforzo per tenersi allegro si vede tutto. Il film decide di sacrificare questo lato di lui, così umano e familiare, per uno più aulico e romantico. Mark parla della bellezza di Marte, fa il sentimentale e si prende molto sul serio proprio quando una battuta non avrebbe affatto smorzato il romanticismo, anzi, avrebbe caricato la scena della tenerezza tipica di chi cerca di darsi un contegno.

The Martian punta alla commozione facile, quella fatta di frasi a effetto, momenti da lacrima e situazioni di tensione improvvisa, peraltro non adeguatamente preparate. Il risultato è che l'empatia non monta e i personaggi continuano ad oscillare tra il credibile e l'assurdo, specie per dei professionisti quali dovrebbero essere.

Conclusioni

Credo che tutto ruoti intorno a un punto molto semplice: in The Martian devi poterti riconoscere. E come ottengo questo? Costruendo una storia che in realtà non parla di un astronauta su Marte ma, per astrazione, di un uomo solo in un luogo pericolosissimo, assolutamente mortale, in cui niente tranne il suo ingegno gli è alleato. Non sembra ma c'è una bella differenza, perché nella seconda storia chiunque può riconoscersi anche se non ha la minima competenza scientifica.

Il film appende al chiodo questa intenzione (e diventa quindi un adattamento discutibile) per abbracciare una storia che parla di cooperazione tra uomini, di impegno, di quanto l'umanità è disposta a rischiare per salvare una sola vita. Se vuoi raccontare questo però, paradossalmente, l'astronauta non ti serve perché viene ridotto a oggetto, diventa un simbolo la cui salvezza rappresenta (ad esempio) la salvezza morale dell'uomo.

The Martian, il film, cerca di mescolare le carte senza prendersi la briga di sceglierle e il risultato è un film annacquato, dal sapore incerto. Continuo però a consigliare il libro che, al contrario e senza la pretesa di elevarlo a capolavoro, sa trasmettere la giusta miscela di commozione e tensione riesce a evocare l'ansia e la solitudine di una situazione tanto estrema.

1 commento:

  1. Ho visto giusto ieri il film per la prima volta. Non ho letto il libro (ma credo che lo farò) e ho avuto l'impressione che ci fosse tanto di "non mostrato" probabilmente più interessante di quello che è stato mostrato. Nel complesso il film l'ho visto con gusto anche se devo ammettere che la prima metà mi è piaciuta di più perché ha fatto leva sui miei istinti da videogiocatore. Infatti ho stoppato a metà e ho cercato un videogioco gestionale simile a The Martian (crea la tua colonia su marte e non morire).

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