martedì 10 novembre 2015

Crimson Peak - recensione senza spoiler



Crimson Peak è l'ultimo film di Guillermo del Toro uscito in sala, nonché una delle più sontuose opere viste sul grande schermo negli ultimi anni. Ci sono molte ragioni per apprezzare questo lavoro e poche critiche da muovere. Anche se qualcuna è più che ragionevole farla.

Guillermo è considerato a buon diritto uno dei maestri della nostra epoca. La sua regia è pressoché impeccabile, ha una grande passione per il proprio lavoro e soprattutto per quella parte artigianale del "mettere in scena" che oggigiorno è spesso soverchiata dalle possibilità del digitale. Una delle caratteristiche, quella più nota, che fa di del Toro un vero autore è la grande forza visiva del suo immaginario, la capacità di elaborare trucchi, ambienti ed elementi al di fuori di quei canoni estetici che un po' tutti ci aspettiamo sedendoci al cinema.

Crimson Peak sublima questa capacità ma fa anche alcune scelte molto nette che si sono tirate dietro delle critiche di faciloneria narrativa.

Trama in breve (senza spoiler)

La piccola Edith riceve la visita del fantasma della madre che le dice "Guardati da Crimson Peak". Edith cresce e diventa una giovane fanciulla dal carattere forte e dalle grandi ambizioni. Vorrebbe diventare una scrittrice e cura la propria cultura con la stessa passione con cui le altre donne del suo mondo cercano un buon marito. Edith conosce un affascinante baronetto inglese, Thomas Sharpe, di cui in breve si innamora. I due vanno a vivere a casa di lui, un luogo che la ragazza presto scoprirà essere chiamato dagli abitanti del posto "Crimson Peak" per via del colore rosso conferito ai dintorni dalle miniere di argilla. La vecchia dimora e la famiglia degli Sharpe sono ammantate da un mistero che Edith si troverà a dover svelare.

Magnificenza

Messa in scena, fotografia, regia, scenografia, costumi... tutto il comparto tecnico di Crimson Peak è praticamente perfetto. Guillermo del Toro delizia gli occhi con una capacità di comporre il quadro che ha davvero pochi eguali. Ogni elemento è al suo posto, l'illuminazione della grande casa e la resa cromatica delle stoffe, del legno, dei fuochi e dei vestiti rende il film barocco e gotico al tempo stesso, ma mai eccessivo. Nonostante la regia usi spesso movimenti di camera elaborati, salendo e scendendo scale, attraversando stanze e corridoi, non si percepisce mai niente di innaturale. La storia scorre fluida davanti all'occhio dello spettatore senza che si noti la presenza del regista.

Sebbene a tutto questo Guillermo abbia ormai abituato il pubblico, al punto che basta il suo nome sulla locandina per alzare le aspettative, ci sono un paio di scelte meritevoli di menzione.

1. Ampio respiro

Molti horror giocano su spazi stretti e sul senso di claustrofobia per facilitare la paura nello spettatore. In Crimson Peak quasi non esistono inquadrature del genere. Del Toro mette sullo schermo tutto quello che può, regalando immagini ampissime della casa, delle grandi scalinate e dei desolati scenari esterni. La figura umana non è quasi mai estrapolata dal suo contesto e anzi, spesso fa parte di una composizione così come qualsiasi altro elemento della stanza. Questa scelta non è casuale e non è (soltanto) una sfida di del Toro al genere. Tenere l'essere umano immerso in un ambiente così vasto, decadente e disturbante amplifica il senso di inquietudine e la sensazione di essere "perduti".

2. Paura delle piccole cose

Guillermo gioca con i dettagli. Nessuno spettro fa paura tanto quanto la maniglia della porta che si abbassa all'improvviso. Non lentamente, ma con urgenza, con rabbia. Si abbassa una, due, tre volte prima di bloccarsi all'improvviso. E ancora il movimento di un cucchiaino sulla ceramica di una tazza, una figura in lontananza, un macchinario coperto di neve. Le piccole cose per far paura hanno bisogno di due fattori: un'ottima scelta di tempi e il contesto. I tempi li dà la regia decidendo per quanto tempo inquadrare la maniglia, se avvicinarsi ad essa o allontanarsi, come illuminarla e quanto e come deve muoversi. Il contesto fornisce la motivazione della paura. A differenza di quegli elementi prettamente estetici (come la faccia sfigurata di un mostro) che fanno paura a prescindere dalla storia, qui ci sono ben poche scene in grado di spaventare se non fossimo ben immersi nella situazione vissuta dalla protagonista.

3. Poetica umanista

Chiamiamola così. In tutti i suoi film Del Toro segue religiosamente una delle più antiche regole dell'horror che già ho nominato quando si parlava di zombie: in un horror il mostro non dovrebbe coincidere con la minaccia. Il mostro è solo la materializzazione della paura, quindi aver paura del mostro significa aver paura della paura. Un horror funziona quando all'inizio si ha paura del mostro, poi ci si rende conto (assieme ai personaggi) che in realtà si deve risalire alla ragione per cui quella paura esiste e debellarla. In Crimson Peak si segue di nuovo (Guillermo lo ha fatto in tutti i suoi film) questa regola e il problema non sono i mostri quanto gli umani e ciò che sono in grado di fare per seguire i loro desideri e le loro ambizioni, e soprattutto per proteggersi dalle proprie paure.

Genere e storia

Proviamo a metterla così: immaginate di salire in una soffitta sconosciuta con una di quelle torce da campeggio che possono emettere un fascio di luce o illuminare tutto intorno. La soffitta è buia e piena di oggetti e di riflessi. Ora immaginate di accendere la torcia in modo che faccia luce ovunque. Avrete una visione d'insieme della soffitta: bambole, vecchi abiti, vecchi giornali, un quadro posato a terra, un giocattolo rotto, un manichino da sarto... luci e ombre saranno tutte intorno e voi avrete la possibilità di mettere in relazione gli oggetti tra di loro. Vi farete in breve l'idea di quanto vecchia sia la soffitta, da quanto tempo nessuno ci salga, se gli oggetti appartengano a un uomo, una donna, una famiglia... Bene. Questo è il cinema "d'autore" o comunque non di genere. Un cinema che racconta storie di ampio respiro, ben contestualizzate, allo scopo di far riflettere lo spettatore sui legami e le connessioni della vita e della società, sulle relazioni.

Ora immaginate invece di accendere la torcia in modalità normale e quindi proiettare un fascio di luce che illumina una minuscola porzione della stanza. Potrebbe trattarsi di una maschera da pagliaccio crepata, di una pistola ancora fumante, della mano di un cadavere nascosto dietro un armadio. Ma potrebbe anche trattarsi di un gattino addormentato o di un abito da sposa. Questo è il cinema di genere. Meno contestualizzazione implica (non sempre, ma molto spesso) una minor verosimiglianza e quindi una minor profondità della storia. Il genere tuttavia è dotato di una forza d'impatto molto maggiore proprio perché delimita il campo, stacca un elemento dalle catene del realismo e lo innalza a livello estetico e stilistico. Come abbiamo detto anche per Suburra non esiste un noir completamente verosimile come non esiste un poliziesco, un horror, un melodramma o una commedia che non si distacchi almeno un po' dalla realtà.

Bene. Chiarito questo, ecco spiegata buona parte della "faciloneria" di cui Crimson Peak è accusato. Crimson Peak è un horror perfettamente incastonato nel genere, e per questo permette al proprio significato (tema) e soprattutto alla propria estetica di superare la narrazione.

Tuttavia... tuttavia come dicevo all'inizio qualche critica è anche giustificabile. In Crimson Peak tutti gli elementi appaiono chiari fin dall'inizio, e per inizio intendo davvero i primi quindici minuti. Forse è un po' eccessivo, anche considerando il discorso sul genere. Chi siano i buoni, chi i cattivi e il ruolo dei fantasmi è tanto cristallino che il film diventa godimento visivo al cento per cento, abbandonando ogni pretesa di creare un colpo di scena, un conflitto inatteso o qualsiasi altro espediente narrativo. Diciamo che come scelta l'ho trovata un po' estrema. Sia chiaro che non turba affatto la visione, la meraviglia e l'inquietudine trasmesse dalle immagini... ma avrei preferito che fosse rimasto almeno un minimo di sfida nel percorso di comprensione del mistero.

In conclusione

Crimson Peak è un fantastico film di genere, una fiaba gotica assolutamente impeccabile.

Consiglio però una visione preparata. Crimson Peak non punta a una storia intrigante e intricata, non punta a giocare a scacchi con lo spettatore come alcuni horror (riusciti o meno) hanno la pretesa di fare. Tutto vi sarà chiaro in poco tempo e anzi, dovrete aspettare perché la protagonista si metta al passo con ciò che voi avrete già compreso.

Preparatevi a un film il cui intento è immergervi in un mondo da vecchia fiabe e in cui l'essenziale è il colore, il sapore evocato, le sensazioni che vi arriveranno allo stomaco attraverso gli occhi. Forse non salterete sulla sedia e avrete meno paura rispetto a tanti altri film dell'orrore ma, alla fine, usciti dal cinema, ve ne ricorderete più a lungo.

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