lunedì 14 dicembre 2015

Regression - sette sataniche e ipnosi



Regression è l'ultima fatica del regista spagnolo Alejandro Amenábar, famoso soprattutto per il celebre The Others ma autori di altre pellicole notevoli come Agorà, Mare dentro e altre.

In giro per la rete ci sono recensioni prevalentemente negative di Regression, per lo più accusato di avere una trama banale, svolte prevedibili e una caratterizzazione piatta dei personaggi. Si accusa il protagonista di avere una scarsa evoluzione, di arrivare in fondo al film più o meno uguale a come era all'inizio. In generale si dice che sia un film privo di mordente, incapace di agganciare come un thriller dovrebbe fare.

Io ammetto di essere di parte, mi piace molto come scrive Amenábar e sono rimasto colpito da tutto quello che ha fatto. Senza dubbio è un regista che usa il mezzo cinematografico per arrivare anche altrove e quindi raramente costruisce un film con il solo intento di catturare e gratificare il pubblico. Anzi, semmai è uno di quegli artisti la cui intenzione è scuotere, mettere a disagio, farti sentire scomodo all'interno delle tue stesse convinzioni.

Regression è un film perfettamente in linea con questa poetica. Cercherò di fare una recensione priva di spoiler anche se non posso assicurare che non conterrà degli involontari suggerimenti. Consiglio a chiunque di vederselo con la mente sgombra e valutare.

Trama

Siamo negli anni novanta in Minnesota, America. Un uomo si presenta alla stazione di polizia, sconvolto, per confessare di aver violentato la propria figlia. Lui non ricorda di averlo fatto ma gli sguardi di sua figlia e di sua madre sono chiari. Inoltre la ragazza è praticamente fuggita in chiesa chiedendo asilo al parroco pur di non tornare a casa. Quindi l'uomo, distrutto, ha realizzato di essere colpevole. Il detective Bruce Kenner è a capo dell'indagine e ovviamente non può accontentarsi di una testimonianza tanto incerta, per questo contatta uno psicologo in qualità di consulente. Come ho detto siamo negli anni 90 e certe procedure quali l'ipnosi regressiva venivano considerate strumenti sperimentali ma efficaci.

La regressione a cui viene sottoposto il sospetto stupratore presenta punti oscuri. L'uomo vede se stesso dall'esterno ma secondo lo psicologo è strano: il suo ricordo dovrebbe essere in soggettiva. Forse non era solo durante l'atto? Ma allora chi è la figura con cappotto e cappello china sul letto della figlia? Lo psicologo fa domande mirate, i ricordi si fanno più chiari e finalmente si ottiene una risposta.

Da questo momento Bruce imbocca un sentiero tortuoso. L'indagine si inoltra sempre più a fondo tra i personaggi che popolano la cittadina e i loro segreti. Emergono elementi sempre più singolari e inquietanti che indicano la presenza di una qualche setta satanica in grado di manipolare ad arte paure e desideri. Bruce e lo psicologo Kenneth partono dalla testimonianza di Angela, la ragazza violentata, che ammette di essere stata obbligata a far parte di un rituale e mostra le cicatrici lasciate dai suoi aguzzini. I due investigatori iniziano un viaggio tra incubi, ombre, sospetti, in cui la prima difficoltà è proprio discernere cosa sia reale e cosa no.

Le critiche

Cerco di riordinare le principali critiche al film e spezzare qualche lancia, dove possibile.

  • Prevedibilità - può essere. Siamo tutte personcine grandi che hanno visto una quantità abnorme di film nel corso degli anni. Regression presenta al suo interno un giallo, cioè un'indagine. E come tutte le sante volte che ti metti a seguire un'indagine ci sta che ti venga in mente la soluzione giusta dopo cinque minuti. Non significa per forza che il film sia prevedibile. Quando uscì il Sesto Senso il mondo si spezzò in due: quelli che in due minuti avevano capito tutto e quelli che rimasero stupefatti alla fine del film. La verità è che Regression ha un'ottima distribuzione delle informazioni (indizi) nel corso delle scene. Io sono tra quelli che prima della metà del film aveva intuito il finale giusto, ma è stato un caso e mi sono comunque goduto il viaggio.

  • Lentezza - sì. Senza dubbio. E direi che tutti i film di Alejandro sono lenti. Velocità e lentezza non hanno e non avranno mai corrispondenza con "meglio" e "peggio". Non in senso assoluto almeno. Se poi a te piacciono film dal ritmo sincopato va benissimo. Ti sconsiglio però questo regista. Ce ne sono altri, ottimi, che potranno soddisfarti meglio.

  • Mancata evoluzione dei personaggi - non esageriamo. Questa storia dell'evoluzione dei personaggi salta fuori alla bisogna, ogni volta che uno esce dal cinema poco soddisfatto senza sapere perché. Ci sta che un film semplicemente non piaccia, non è reato. In Regression abbiamo di tutto: figli fuggiti che tornano a casa, persone che riescono finalmente a perdonare, altre che cedono sotto il peso delle paure o delle colpe, persone ragionevoli che smettono di esserlo solo per orgoglio e gente orgogliosa che per disperazione si costringe alla ragionevolezza. L'unico problema è che sono cambiamenti piccoli, realistici. L'idea che una persona cambi radicalmente, in modo macroscopico, dopo una dura esperienza è per lo più un'esagerazione narrativa, funzionale alla drammaturgia. E' molto più probabile che il cambiamento sia piccolo, intimo, poco visibile a meno di non conoscere quella persona molto bene. Come in Regression.

  • Non fa paura - doveva? Questo non è un horror. E l'idea che un thriller debba "farti paura" è una moda degli ultimi tempi. Regression parla di un mistero e punta, come si diceva prima, a mettere a disagio lo spettatore, a metterlo cioè nelle stesse condizioni di dubbio totale del protagonista.

  • Banalità - eh, che parolone. I termini come "banalità" dovrebbero essere riservati ai vari Natale Da Qualche Parte e simili. Regression non punta a sconvolgerti con l'originalità. La sua costruzione è quella di un normale film di mistero con un po' di rovesciamento sul finale. A differenza però di tanti suoi simili che si basano unicamente su questo, su stupire il tuo intelletto con un brillante incastro di cause ed effetti, Regression porta avanti un paio di discorsi interessanti.

Temi e costruzione

I discorsi interessanti, in breve. Alejandro coglie l'occasione per intrecciare tre fili. Il primo riguarda l'immaginario. In che misura viviamo la realtà come effettivamente è, e quanto invece ci costruiamo sopra, sottoponendola a filtri in stile Instagram per giustificare i nostri timori e le nostre ambizioni? Quante cose che non esistono vogliamo per forza vedere e quante che invece sono palesi preferiamo ignorare?

Il secondo filo riguarda la fede. La religione è un immaginario particolare nell'affresco di Regression, in quanto è carico di valori e diventa per molte persone un metro per giudicare gli altri e se stesse. Non voglio fare spoiler quindi non mi dilungo, ma è bella l'ultima immagine del film che vede contrapporsi due inquadrature: quella di una persona in una stanza chiusa, sovrastata da una croce e quella di un'altra persona stagliata contro un panorama immenso, apertissimo, che è al contempo completamente libero ma anche paurosamente privo di punti di riferimento.

L'ultimo filo è il più ostico perché chiama in causa lo spettatore. Ci sono film come Cube o The Experiment che puntano a trascinare lo spettatore via dalla sedia e a fargli provare determinate emozioni. A volte si tratta di far arrivare al pubblico l'orrore per la violenza, o l'insensatezza del pregiudizio o chissà che altro. Regression, come già accennato, cerca di far provare allo spettatore lo stesso spiazzamento del protagonista. E non lo fa per poi poterti sorprendere meglio, ma perché è da quella sensazione di assoluta assenza di certezze che si originano le paure, e quindi, nella visione del film, è quella la sensazione che andrebbe affrontata con più coraggio e apertura mentale possibile.

Conclusione

Regression è un film tecnicamente ineccepibile (ma sul lato tecnico si può dire poco ad Amenábar) e anche se non è la sua pellicola migliore, merita la visione. Alcune scene riescono a trasmettere una tensione incredibilmente forte nonostante si sappia che i personaggi sono in assoluta sicurezza. Le inquadrature tentano sempre di comunicare per più di quanto mostrano e, soprattutto, la storia affronta con un taglio interessante un argomento molto vecchio e poco originale. Sconsiglio però di sedersi con l'idea di guardarsi un thriller adrenalinico e pieno di colpi di scena e azione, non sarà così.

Regression usa molti strumenti del thriller ma gioca molto sul rovesciamento dei loro tempi. Ad esempio se in un classico thriller un uomo viene sottoposto a ipnosi, ci si aspetta di vedere tutto tranne un qualche elemento decisivo abilmente celato. Qui no. Se si fa una seduta di ipnosi si vede tutto. Se si interroga un testimone questo dice tutto e i nomi saltano fuori subito. Regression riesce a puntare su altro e anche solo per questo, secondo me, merita una possibilità.

A titolo personale, ho trovato diversi punti di contatto, nel tono generale e nel modo in cui sono state trattate certe tematiche, con il nostro In fondo al bosco.

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