mercoledì 20 gennaio 2016

Carol - ricerca di sé negli anni '50 (no spoiler)



Diretto da Todd Haynes, già noto per aver diretto altri titoli dalle tematiche impegnate, Carol è basato sul romanzo "The price of salt" di Patricia Highsmith. Un'altra tendenza in questi ultimi tempi è girare i film in modo che appiano come fossero stati prodotti negli anni in cui la storia è ambientata. In certi casi (ad esempio La Talpa), si sono limitati a citare quegli anni nel ritmo e nella regia, in Carol anche l'estetica (fotografia e luce) sembra voler richiamare quei tempi.

Carol è un film drammatico, per molti versi un film d'autore. Il ritmo è lento ma mai noioso, i personaggi sono sempre alle prese con decisioni importanti per la loro vita, spesso sofferte, e tuttavia il regista ha deciso di tenere una linea talmente discreta da evitare ogni rischio di cadere nel melodramma. Il film inizia con una strana ripresa, in verità. Due donne sono sedute a un tavolo e un uomo appena entrato nel locale riconosce una di loro. Lui si avvicina, le parla mentre l'altra donna aspetta. Questa scena assolutamente ordinaria è ripresa con un voluto scavalcamento dell'asse di campo. La telecamera non resta dalla stessa parte del tavolo per inquadrare le due persone che parlano, né si muove come se un invisibile spettatore ci girasse attorno. Semplicemente salta da un lato all'altro inquadrando ora una donna ora l'altra e tagliando spesso fuori l'uomo. Di solito quando si mette in scena un dialogo tra due persone (ma anche qualsiasi altra scena che coinvolga due personaggi) la telecamera dovrebbe restare dalla stessa parte rispetto ai due, rispetto cioè all'asse immaginario che collega gli sguardi delle due persone. Quando si rompe questa regola, a meno che non sia per errore o per necessità di montaggio, lo si fa per evidenziare uno stato emotivo molto forte, il disorientamento di uno dei due o un conflitto acceso. In questo caso lo spettatore non conosce ancora le due donne, non sa cosa stesse accadendo a quel tavolo né quale rapporto le leghi. La scena quindi è alienante e getta nella stessa scomoda sensazione emotiva in cui versano le due protagoniste interrotte.

Subito dopo parte il flashback attraverso cui si racconta l'intera storia, fino a quel preciso momento.

Trama (niente spoiler)

Therese è una giovane commessa in un grande negozio di giocattoli. Un giorno un'affascinante e ricca donna più vecchia di lei, Carol, le chiede informazioni per l'acquisto del regalo di Natale per sua figlia. Carol dimentica i guanti in negozio e Therese, che è rimasta molto affascinata dalla sconosciuta, prende contatto con lei per restituirglieli. Le due donne si conoscono e inizia tra loro un rapporto particolare e inatteso che cambierà profondamente entrambe.

In punta di piedi

Carol affronta varie tematiche. Amore, fiducia, gelosia, affermazione di sé e crescita personale. Nonostante Carol dia il titolo al film, la protagonista è Therese intenta a crescere e trovare se stessa. Therese è una ragazza del suo tempo, giovanissima, con molti sogni e troppe poche pretese. Vorrebbe fare la fotografa e invece si accontenta del suo lavoro di commessa e dell'affetto di un uomo di cui non è davvero innamorata. Lui vorrebbe farne una classica e convenzionale mogliettina, vorrebbe portarla in viaggio e regalarle un tipo di serenità assolutamente in linea con quella sognata da tutte (secondo lui). Therese non sa dire di no, ha paura di dire di no, proprio perché poi al "no" dovrebbe seguire un'alternativa da trovare e da affrontare da sola.

La grande forza di Therese sta nella curiosità. Sembra sia quella a spingerla fuori dal guscio e a trascinarla, passo per passo, in acque talmente alte da obbligarla a crescere e a riconoscere la propria forza. Carol rispetto a tutto questo cambia più volte il proprio ruolo. Passa da oggetto del desiderio ad antagonista a complice più volte, fino ad un finale che, per quanto convenzionale in quel tipo di film, non appare affatto scontato, né buono.

Il film mette in scena donne che impongono sul mondo (e negli anni '50, ricordiamolo) la loro indipendenza emotiva e sociale. E riesce a farlo in sordina, senza spettacolarizzazione, senza fare di questa affermazione un manifesto sociale. Non che sia sbagliato portare al cinema la storia di una donna che si oppone ai dettami di una società maschilista, ovviamente. Qui però si mostra come opporsi a quelle regole e combattere sia una naturale conseguenza del voler essere sé stesse, anche senza prendere parte attivamente a una qualche lotta sociale. Questa impostazione così intima di tutta la vicenda è un'ottima cassa di risonanza e un buon sistema per aiutare il pubblico a empatizzare con loro.

Normalità

Carol presenta un mondo manicheo, anche se in modo un po' diverso rispetto al solito. Qui la divisione netta non è tanto tra buoni e cattivi, ma tra chi si comporta onestamente secondo la propria natura e chi no. Se vuoi fare il fotografo, se ami qualcuno, se desideri viaggiare... quella è la direzione da seguire. Chi cerca di imporre agli altri una natura che lui ritiene giusta, invece, sbaglia e dovrà fare i conti con la propria rabbia impotente. Tutto questo Carol lo mette in scena senza picchi, senza grandi scene madri ma con una lucidità e chiarezza impeccabili.

L'estetica generale del film mette in risalto questa ricerca di "normalità", intesa non come ordinarietà e conformismo ma come stato più consono per ognuno, grazie alla luce calda ma naturale e alla estrema dovizia di particolari nella scenografia e nei costumi. Su tutto regna la prova attoriale di Cate Balnchett e Rooney Mara, che non sbagliano un colpo.

Conclusione

Carol è talmente preciso, tecnicamente perfetto e scorrevole che l'unico appunto possibile è di esserlo troppo. Bisogna entrare in sala con la voglia di leggere tra le righe, di pensarci sopra, altrimenti rischia di apparire "solo un bel film". Invece trovo che sia qualcosa di più, trovo sia una storia magnificamente raccontata, priva di giudizio, in cui ognuno cerca la propria felicità ma con suggerita l'idea di fondo che se tu la cerchi attraverso le decisioni altrui, rischi di non raggiungerla mai.

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