lunedì 18 gennaio 2016

Revenant - recensione senza spoiler



Negli ultimi tempi stanno timidamente tornando nelle sale un po' di film di genere. Non che fossero completamente scomparsi ma dal 2000 in poi (più o meno) se ne sono visti pochi, e sia i grandi registi che le produzioni indipendenti puntavano a realizzare film autoriali, che dessero una visione critica o comunque ampia della società e dell'uomo. Alejandro González Inárritu, prima di Revenant, non faceva eccezione e ha sfornato titoli come Amores Perros, 21 Grammi o il recente e premiato Birdman.

Revenant è un film di genere, per la precisione un film western di vendetta. Per quanto le definizioni dei generi non siano scolpite nella pietra e sempre soggette a interpretazione, diciamo che la maggior parte dei film di vendetta stanno a cavallo tra il noir e thriller, mentre il western in questo caso dà l'ambientazione e il taglio generale. Avevo già detto qualcosa su come intendo il cinema di genere nella recensione di Suburra (su bottadiclasse), qui vorrei solo ricordare l'unico punto importante per valutare nel modo più obiettivo possibile Revenant: nei film di genere la forma è un po' più importante del contenuto. In una commedia, in un poliziesco, in un film d'avventura, si accettano delle libertà espressive che in qualsiasi altro film sarebbero troppo e porterebbero lo spettatore a non credere a quella storia.

Detto questo, specifico che per quanto mi riguarda Revenant è un magnifico film, potente ed essenziale.

Trama (niente spoiler)

Molto brevemente, Revenant è la storia di un uomo, Glass, che nel 1823 fa da guida a una guarnigione di inglesi giunti in America alla ricerca di pelli e risorse naturali. Una serie di eventi costringono gli inglesi a una fuga precipitosa e quando Glass resta gravemente ferito il comandante, dopo molti sforzi, è costretto a lasciarlo indietro. Con Glass resta il figlio e due inglesi volontari a cui è stato promesso un premio se assisteranno la valorosa guida fino alla fine. Uno degli inglesi tradisce, lo lascia da solo a morire nella neve ma Glass è più forte del previsto e sopravvive. Da quel momento inizia un lungo viaggio per sopravvivere, vendicarsi e, forse, comprendere.

Tensione senza tagli


Revenant fa un uso massiccio e quasi invisibile del piano sequenza. La telecamera non stacca a volte per lunghi minuti mentre infuriano battaglie o durante operazioni di viaggio e dialoghi. Molto spesso i registi puntano a costruire la tensione attraverso il montaggio. Una serie di tagli serrati può da sola decidere il ritmo di una scena. Non dico niente di nuovo, basta fare un confronto tra film di combattimento in cui gli attori conoscono le arti marziali e film in cui si trovano nelle mani dei coreografi. Nel primo caso il regista può muovere lentamente la telecamera, girare intorno alla scena e comunque lo spettatore sarà avvinto dalla battaglia. Nel secondo caso saranno necessari più tagli per simulare la velocità della sequenza. Revenant riesce a costruire una tensione molto forte con quasi nessun taglio e senza che i protagonisti conoscano misteriose arti segrete.

I piani sequenza di Revenant sono così vivi per tre ragioni. Primo: la storia non si interrompe mai. Le scene d'azione non sono mai gratuite ma continuano e si fondono con la catena di decisioni e di eventi del personaggio. Secondo: la violenza è realistica, improvvisa e durissima. La spettacolarità non deriva dall'esagerazione, come in tanti titoli simili, ma solo dalla scelta dell'angolo da cui riprenderla. Si ha l'impressione che chiunque nel film potrebbe morire o ferirsi in qualsiasi momento e quindi che il corso della storia potrebbe anche mutare all'improvviso. Terzo: le scenografie riprese da Inarritu sono impressionanti. Boschi, panorami innevati, sentieri e fiumi. Tutto prende vita e incornicia gli eventi come raramente si è visto al cinema.

Sul resto del comparto tecnico c'è poco da dire, il film è stato interamente girato con luce naturale e in Canada occidentale, cioè in uno dei posti più sperduti, meno popolati e meno battuti del pianeta. Ha richiesto uno sforzo enorme da parte della troupe e degli attori, e molti hanno preferito abbandonare il progetto piuttosto che affrontarne i rischi.

La vendetta è un piatto vuoto

Revenant è un film di vendetta e la vendetta resta al centro dei riflettori per tutto il tempo. Come dicevo nel genere si bada più alla forma che al contenuto, ma questo non significa negare tutto lo spazio (specie quando il film è ben scritto e ben diretto) alla riflessione sulla vendetta.

In Revenant i personaggi si muovono e si affannano in aperto contrasto con paesaggi spettacolari, quieti e indifferenti. Ad esclusione dell'orso nei primi minuti del film, nessun pericolo arriva dal bosco in quanto tale. Sono gli uomini ad arrovellarsi, a muoversi guerra e a fornirsi l'un l'altro motivi di rancore e sofferenza. Quindi Revenant spoglia la vendetta, la fa apparire come qualcosa di piccolo e inutile, un semplice fremito che non turba la quiete dei boschi.

Nelle mani di dio

Un altro sguardo sulla vendetta in Revenant è quello filosofico. Il regista lo sistema in due scene e senza bisogno di dialogo. Una fiaccola illumina il muro di un rudere su cui si trovano vecchie pitture cristiane riguardanti demoni e l'inferno. In poche semplici inquadrature si suggerisce, senza giudicare, il divario tra la religione Europea e le usanze dei nativi americani. "La vendetta è nelle mani di dio" è una frase pronunciata da un personaggio indiano, una delle pochissime a riferirsi direttamente al tema principale.

Infine il caso, la fatalità. In Revenant accadono molte cose, alcune apparentemente poco importanti, e tuttavia tutte finiscono sempre per influenzarsi a vicenda. I veri problemi e le vere soluzioni spesso si manifestano in quel modo, senza che la volontà umana abbia giocato un ruolo consapevole nel determinarle. E' molto suggestiva un'inquadratura in cui si vede una striscia di sangue dritta e netta nella neve e un fiume tortuoso subito dietro, in secondo piano. Dura pochi secondi ma suona come un confronto significativo tra la strada che gli uomini scelgono per loro stessi e quella che la natura propone per tutti.

Conclusione

Dal punto di vista oggettivo Revenant è un film impeccabile. Perfetto nella sua realizzazione, con una fotografia impressionante e un'ottima gestione dei tempi e dei personaggi. In certi momenti il protagonista sembra sopravvivere "fin troppo", mi limito a ripetere che è una questione di genere. Il protagonista passa attraverso un inferno, rifiutato dalla vita e dalla morte, ingannato dal fato, privato di ogni possibile punto di riferimento. E quanto una persona si trova in tali circostanze, cosa sceglierà? Il fiume tortuoso che impone difficoltà e svolte ma dona quiete, oppure il dritto e rapido ma orribile sentiero di sangue?

Consiglio vivamente di vedere questo film al cinema, a meno che non siate di quelle persone per cui una pellicola dove si parla poco non è un buon film, o che si aspettano un adrenalinico spettacolo d'azione. In quel caso potreste uscirne delusi. Per tutti gli altri, buona visione.

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