giovedì 29 settembre 2016

Turbo Kid - ombrelloni nel post apocalittico

Turbo Kid è un film del 2015 passato relativamente in sordina, di produzione neozelandese e canadese, un film di quel sotto genere di fantascienza detta post-apocalittica. Turbo Kid mescola commedia, commedia romantica, splatter e azione. Spesso nella stessa scena. Spesso passando dall’una all’altra con una frase o, ancora meglio, con un gesto.

Iniziamo dicendo che quando ti senti fiacco e mesto, non c’è niente di meglio del post apocalittico. E non è una battuta… delle tante declinazioni della fantascienza prossima il genere post apocalittico è quello che con più forza e più direttamente si occupa di speranza, rinascita e redenzione. Se tutta la narrativa in genere nasce (anche) come mezzo per esorcizzare la morte, questo genere prende la sua missione in modo molto diretto: ci mostra la vita oltre un mondo in cui la grande morte è già avvenuta.

Potrei dire che è quasi una tradizione infilare un po’ di commedia nel post apocalittico. Un po’ perché è normale rispondere alla morte ridendo, e un po’ perché quelle ambientazioni alla Interceptor / Mad Max offrono moltissimi spunti di commedia, a cominciare dal riciclo degli oggetti che oggi sono funzionanti e di uso comune ma che, dopo l’apocalisse, diventano altro, come la carcassa di un’automobile che si fa casa o vasca da bagno.

Turbo Kid estremizza questo concetto ma lo fa al ribasso. E forse questo è il primo piccolo tocco di genio.

Trama

Questo è il futuro, questo è l’anno 1997.

Siamo in un 1997 alternativo figlio di una guerra catastrofica probabilmente avvenuta negli anni 80 contro dei robot costruiti dagli stessi umani. Kid, il ragazzo, è un orfano e vive raccogliendo rifiuti tra le macerie e rivendendoli in cambio di cibo e acqua. Kid è anche appassionatissimo del fumetto di “Turbo Rider”, un supereroe di cui ogni tanto riesce a trovare un numero tra i detriti. Nel corso delle sue esplorazioni Kid incontra una ragazza, misteriosa e svampita, che subito si attacca a lui. I due diventano amici e quando lei finisce, per caso, tra le grinfie di un malvagio potente locale, Kid deciderà di imbarcarsi nella titanica impresa di salvarla. La trama evolve secondo schemi conosciuti che non sto ad anticipare, trasformandosi da una semplice azione di salvataggio in qualcosa di più grande che costringerà i protagonisti a confrontarsi, indagare nel loro passato e ovviamente crescere.

In effetti la storia è assolutamente non originale, quasi banale. Anzi diciamolo: la storia di Turbo Kid non mostra niente che non si sia già visto in molte altre occasioni. Il suo merito, semmai, è quello di riuscire a combinare i pezzi in modo piuttosto originale e di conferire al risultato un gusto particolare, scanzonato ma mai trasandato.

Dozzinale con metodo

Se si cerca sul web saltano fuori due tipi di recensioni di Turbo Kid: quelle che lo esaltano e quelle che lo demoliscono. Chi lo esalta dice che si tratta di un film fresco, genuino, in cui traspare il divertimento dei creatori e degli attori e anche un certo stile nella messa in scena e nell’estetica generale. Concordo. Chi lo demolisce cita a suo favore un linguaggio troppo diretto e didascalico (da film per ragazzi), un citazionismo fine a se stesso, una regia mal riuscita e una scenografia abbozzata. Concordo molto meno.

  • Il linguaggio è effettivamente didascalico ma non a caso. Quell’impostazione aiuta a mantenere lo spettatore vicino alla dimensione morale e mentale dei due protagonisti, alla loro semplicità e alla loro voglia di vivere e di concepire il futuro. Queste caratteristiche sono fondamentali perché stanno alla base dell’intero film. Ci torno a breve.

  • Il citazionismo non è davvero fine a sé stesso. Quello dell’acclamatissimo Stranger Things, ad esempio, lo è molto di più. Non ci sono inquadrature gratuitamente citazioniste che non raccontino anche altro né un sovrappiù di elementi.

  • La regia per quanto mi riguarda è tutt’altro che mal fatta, e ci metto di mezzo anche il punto successivo, la scenografia. Semplicemente il film ottimizza il proprio budget e fa del suo meglio con quello che ha. Ammetto che certe inquadrature girate in qualità GoPro possono stranire, anche perché staccano leggermente, durante il montaggio, dal resto della scena. Allo stesso modo le scenografie non sono mai grandiose, non possono né vogliono competere con Mad Max o altri titoli più blasonati. Ma sono giuste. Sono coerenti con lo stile del film, rispettano i loro stessi limiti e sono sempre al servizio della storia.

Torniamo brevemente sui due ragazzi. Sono gli unici personaggi giovani. Su di loro si concentrano i colori, l’ingenuità, la bellezza e la voglia di vivere e di comprendere. Questo senza considerare altri elementi che non cito per non fare spoiler. Loro due sono, a tutti gli effetti, i rappresentanti della nuova generazione, i semi del futuro del mondo martoriato in cui abitano. Tutto questo il film lo racconta senza farlo minimamente pesare, anzi. È un significato infilato sotto il tappeto, giusto per dare profondità (ma con discrezione) a una molto semplice.

Generi, biciclette e ombrelloni

Altre recensioni, come questa, hanno esaminato più nel dettaglio i riferimenti presenti in Turbo Kid, contestualizzandolo nella corrente di cui fa parte. Qui mi interessa, perché spero possa rendere più godibile la visione, parlare brevemente dell’uso dei sottogeneri e di come la regia li incastri e li mescoli.

Turbo Kid inizia e si presenta con tutti gli elementi di un film per ragazzi: un giovanissimo pedala su una vecchia BMX, vestito con casco e paragomiti dai colori sparati, e trova delle teste mozzate. Momento, momento, momento…

Nell’ordine: Turbo Kid ha lo stile di un film per ragazzi per quanto riguarda i due protagonisti. Perché sono ragazzi. Ma è un film western per quanto riguarda il principale comprimario, che appunto si veste e si comporta come fosse appena uscito da un saloon. Però è anche un film di avventura e supereroi, nella misura in cui c’è un viaggio e ci sono dei doni magici, per così dire, che finiscono tra le mani dei protagonisti. È anche un film di vendetta, un pulp per come (specialmente i cattivi) parlano, e una commedia romantica. Con elementi splatter. Ora non voglio dire che tutte queste cose sono riuscite alla perfezione… ma ci sono, sono ben combinate e soprattutto sono sempre inserite in un contesto che accompagna e serve la storia.

Le biciclette sono un magnifico esempio. Nel mondo post apocalittico di Turbo Kid auto e carburante non si trovano più. I cavalli sono probabilmente tutti morti o quasi e quindi, per esclusione, gli unici mezzi per agevolare gli spostamenti sono le biciclette. Quando i cattivi ti inseguono per ucciderti, è terribile. Anche perché quelli se ti prendono ti uccidono (e male). Però ti inseguono pedalando come forsennati a bordo di vecchie bici da cross, e questo invece, pur restando coerente con l’ambiente, fa ridere.

Sugli ombrelloni non vorrei dire molto, perché è una scena che va vista con calma, metabolizzata e scomposta nei suoi elementi costitutivi. Non la svelerò. Uso questo spunto solo per dire che in Turbo Kid il gioco, tipico dei post apocalittici, di riciclare visivamente certi oggetti dedicandoli a un uso diverso raggiunge livelli notevoli, spesso correlati agli elementi splatter. La violenza di Turbo Kid, per quanto reale, usa lo stesso espediente tarantiniano dell’esasperazione. Le iperboli, come insegnano i comici, funzionano e sono spesso alla base della commedia. Se prendo un concetto e lo esaspero lo svuoto del suo significato drammatico e lo rendo comico, o comunque leggero, senza per questo snaturarne le conseguenze. In molti splatter lo spettatore ha modo di abituarsi, per così dire, al sangue e alla violenza e quindi smette di stupirsene. In Turbo Kid è difficile abituarsi, proprio perché tra un elemento e l’altro si incastrano altri generi, come la commedia e il romanticismo, che ci riportano con i piedi per terra prima del prossimo sanguinolento salto.

Conclusione

Turbo Kid è consigliato a tutti. È un film indipendente che come dicono giustamente molti critici e recensori, spicca per genuinità e freschezza. I tre autori si sono divertiti a farlo e hanno avuto successo nell’intento di far traspirare questa loro passione dalla pellicola. Consiglio di guardarlo, però, tenendo presente che il film usa volutamente un tipo di comicità che potrebbe ricordare (è solo per dare un riferimento, eh…) quella di Zombieland o Shaun of the Dead. Più lo splatter. Turbo Kid è una deliziosa piccola perla, lo dico senza per questo gridare al capolavoro, e un ottimo esempio di come raccontare storie sia far significare le cose per più di quel che appaiono. Senza farla pesare a nessuno.

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