mercoledì 22 maggio 2019

Cyrano Mon Amour - Recensione


Titolo originale: Edmond (tanto per non dimenticare la cattiva abitudine di tradurre i titoli in modo che si sminuisca l'impatto del film). Questa pellicola è l'adattamento di un'opera teatrale che lo stesso regista aveva scritto qualche anno fa.

Potremmo definirlo il primo lavoro cinematografico importante, almeno sul piano internazionale, del giovane regista Alexis Michalik, classe '82, di origini polacche ma ad oggi franco-inglese. In passato ha vestito sopratutto i panni dell'attore in molte produzioni francesi e, recentemente, nella serie TV Versailles.
Michalik si dimostra anche un buon autore e regista con alcuni lavori di importanza nazionale in Francia e, sopratutto, con la commedia Edmond che racconta la storia (molto romanzata) di come fu ideata e portata per la prima volta in scena la celebre opera Cyrano de Bergerac.

Brevissimo recap: il Cyrano è tutt'ora la più nota e stimata opera del teatro francese, scritta e portata sulla scena nel 1897 da Edmond Rostand. Racconta la storia di Cyrano de Bergerac, spadaccino e poeta dal naso lunghissimo, che ama non corrisposto la cugina Roxanne. Lei è amata anche da un giovane cadetto, Christian, del tutto immune al romanticismo e quasi illetterato. Cyrano, che sembra innamorato più della sfida di conquistare il cuore della fanciulla che della fanciulla stessa, aiuta il ragazzo a ottenerne l'amore scrivendo lettere e parlando al posto suo. Spero di non fare spoiler dicendo che è una tragedia (come genere) e non finisce bene per nessuno.

Edmond invece è una commedia. Brillante. Uno di quei film che ti dispiace siano usciti nello stesso periodo di Endgame perché, sinceramente, da un punto di vista strettamente cinematografico si sarebbe meritato più considerazione.

Trama


Edmond Rostand, giovane autore e poeta, è reduce di un colossale fiasco. La sua ultima opera a teatro è andata malissimo e ha annoiato tanto il pubblico quanto la critica. Nonostante gli incoraggiamenti della moglie per due anni non riesce a scrivere niente finché la sua celebre amica Sarah Bernhardt lo raccomanda a Constant Coquelin, un attore teatrale molto affermato, il quale gli chiede di scrivere una commedia nel giro di tre settimane. Edmond si trova con le spalle al muro ma, di fronte a quella scadenza improvvisa, le rotelle della sua creatività ricominciano a girare.

Il suo amico e attore Léo gli fornisce l'ultima ispirazione: ama, non corrisposto, una giovane e bella costumista di nome Jeanne. Lei è innamorata della poesia e del romanticismo, ed è tra le pochissime persone ad aver trovato geniali i precedenti lavori di Rostand. Il drammaturgo si offre di scrivere delle lettere al posto di Léo ma le risposte che riceve lo sorprendono e innalzano la sua ispirazione, tanto che decide di tenerle per sé. Jeanne gli fa rivivere quei momenti complessi e inebrianti della prima fase di un innamoramento. Per la mente di Edmond è come un trampolino perfetto: l'opera inizia a prendere forma, le scene a completarsi e i personaggi a farsi nitidi.

Intanto la prima si avvicina e durante le prove si palesa ogni sorta di problema: dal debito di Coquelin con dei mafiosi che impongono l'attrice protagonista, al divieto, da parte delle autorità, di calcare la scena. Gli equivoci inoltre si risolvono nei momento meno opportuni, com'è proprio del genere della commedia romantica, in una serie di rivelazioni che complicheranno ulteriormente il finale.

Questioni di genere


Ogni genere impone i suoi canoni e la commedia romantica non fa eccezione. Lui, lei, l'altro, l'equivoco, frasi o lettere che spuntano fuori quando meno ci si aspetta e situazioni al limite del realistico, teatrali.

Edmond non cerca maschere. Nel bene e nel male rispetta il genere a cui aderisce e, in effetti, possiamo dire che, a parte il protagonista, tutti gli altri personaggi subiscono un certo appiattimento, diventando le funzioni di ciò che rappresentano.

Questo aspetto, di per sé negativo, trova una sua dimensione proprio grazie al teatro. Il film pone tutti i suoi personaggi all'interno di una bolla in cui condividono la stravaganza propria del processo creativo e la consapevolezza di essere degli outsider, delle persone per cui non esiste un posto in cui sentirsi appropriati al di fuori del palcoscenico.

Il finale è forse troppo lineare, con equivoci e conflitti che si risolvono in modi rocamboleschi ma forse un po' semplicistici. Anche qui, in ogni caso, va ricordato che il genere in parte lo chiede per salvaguardare la leggerezza generale.

Tecnica tra cinema e teatro

Sul lato tecnico il film è molto buono: ha una fotografia pulita, classica da commedia romantica, e scenografie curate che rendono il mondo un'estensione del palcoscenico, acuendo la percezione dei protagonisti come di uomini che vivono di spettacolo e per i quali esiste solo il teatro e ciò che vi ruota attorno.

La scrittura è fluida, il film non ha mai un cedimento di ritmo e ogni scena è rapida e dinamica, con dialoghi che si votano alla comicità senza risultare ridicoli. La regia, per quanto buona, pecca in alcuni punti di stabilità: in certe scene di dialogo i punti di vista sono in sovrabbondanza, con tagli che possono anche disorientare. Questi pochi difetti sono comunque compensati da attori che sembrano divertirsi fin dalle prime scene.

Interessante la tecnica usata dal regista per rappresentare come il Cyrano de Bergerac prenda vita via via che Rostand definisce la storia e aggiunge pagine e particolari. All'inizio il palco è solo uno spazio vuoto e gli attori sono disorientati e incerti ma, nel corso del film, vediamo migliorare costumi, trucco e scenografie al punto che, verso la fine, Michalik buca la finzione, gioca con il montaggio e ambienta alcune scene in veri esterni ad indicare che la magia del teatro è ormai completa. Attori e spettatori sono completamente immersi nell'opera.

La chiave che non ti aspetti


Si chiama Rosemonde, è la moglie di Edmond ed è la chiave del film. Senza di lei tutto potrebbe essere ridotto a un normalissimo triangolo amoroso in cui una donna, con il suo amore, riaccende la fiamma creativa nel cuore di un poeta.

Rosemonde aggiunge un livello di lettura non banale. Rostand la ama, non vuole separarsene, non ha intenzione di sostituirla con Jeanne. Tuttavia la moglie, nel corso di quei due anni di vuoto totale, ha perso fiducia nei confronti del marito e non riesce a supportarlo come prima. La preoccupazione per il futuro (che Edmond condivide) le impedisce anche di comprenderlo e di stimolarlo. Jeanne compare come una musa: ama le precedenti opere del protagonista, ama il suo modo di scrivere e si trasforma senza rendersene conto in quel vento nuovo capace di alimentare la fiamma sopita. Come dirà lo stesso Edmond, lui non ama davvero quella fanciulla, che alla fine neanche conosce, la sta usando come fonte di nuove ispirazioni.

Al di là dell'opinione personale che chiunque di noi può avere sull'argomento, è interessante il discorso intavolato dal regista sulla creatività, su come abbia bisogno sia di obblighi e scadenze, sia di collisioni con elementi nuovi, talvolta difficili da trovare all'interno di una routine. Ed è altrettanto interessante che questo discorso venga contrapposto alla vita quotidiana, sopratutto di chi non svolge un lavoro creativo, e che nutre quindi aspettative diverse, anche sentimentali, apparentemente inconciliabili.

Nota a margine e conclusioni


In ultima battuta va detto che il film lascia sottotraccia un altro tema, quello più anarchico e sociale dell'arte che deve elevarsi anche al di sopra dei suoi stessi autori. Più Edmond e tutta la compagnia si rendono conto di quanto potente e importante sia il Cyrano, più diventa urgente portarlo sulla scena, anche quando le autorità francesi ci si metteranno di mezzo e anche se presentarsi sul palco potrebbe significare perdere la faccia e il lavoro.

Edmond è un bel film, che consiglio. Non sarà un'opera d'arte ma è azzeccato nei toni e nei tempi, ed è un bell'esempio di come la commedia possa ancora muoversi tra personaggi ed equivoci senza dover ricorrere a banalità ed elementi grevi.

Inoltre, caratteristica affatto scontata, la contrapposizione tra necessità creative e gelosia è trattata con leggerezza ma senza sconti e può dare degli spunti interessanti su cui riflettere. Che poi è uno dei motivi per cui, in teoria, ci piacciono le storie.

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